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Roma è già bruciata una volta, brucerà ancora?

11 Gennaio 2015

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Roma è già bruciata una volta, brucerà ancora?

La Francia in panne fa tremare l’Italia e l’intera Ue (che divisa conta troppo poco), come il nostro paese interverrebbe in caso d’attacco terroristico sul suolo nazionale? Quello che gli italiani non sanno è che il nostro paese è preparatissimo (anche perché ne è la culla, correva l’anno 1916) nell’addestrare e formare corpi militari d’élite, unica nazione al mondo ad aver quattro corpi (GOI, Col Moschin, GIS e 17 Stormo) e ben 11 sottogruppi d’intervento speciale

Il 7 gennaio 2015 rimarrà scolpito nella storia. L’attentato al giornale satirico francese è un qualcosa di molto simbolico, Parigi per noi europei significa apertura mentale, arte, caffè di letteratura, illuminismo e oasi per qualsiasi intellettuale. Una vera e propria capitale internazionale della cultura. Dopo Madrid e Londra il terrore colpisce Parigi. I francesi si sono scoperti nudi, la Francia si era alzata orgogliosa e forte come ogni mattina, si è coricata debole ed impaurita. Dove è la nazione che nel 2004 all’attacco spagnolo fece uscire dalle basi i sommergibili nucleari e li posizionò nel Mediterraneo Orientale? Dove è la Francia delle forze speciali? Dissolta. L’Intelligence? Non pervenuta. Il Gign, ovvero le famose “teste di cuoio”? Lente, a tratti impacciate, (Utilissime durante le crisi franco-algerine, ad oggi danno l’idea d’essere obsolete). Stesso discorso vale per i caccia francesi (la Francia non possiede Eurofighter e si sente) impegnati in Mali, Libia e Siria. La macchina bellica francese sembra in tilt. Sui media francesi torna la sindrome del 1940, anno in cui l’Armee era considerata “il più potente esercito del mondo” ma che di fatto venne spazzata via in soli tre mesi dalla Wehrmacht. Vedere in queste condizioni il terzo partner Nato (Usa il primo, Gran Bretagna il secondo ed Italia il quarto) fa effetto e desta qualche preoccupazione. La marina militare francese nel Mediterraneo si occupa d’ operazioni di routine (insieme alla spagnola), di tutto il resto si occupano marina italiana ed inglese. Non per nulla la nostra marina è l’unica (insieme ad Usa e Gb) ad avere due portaerei in servizio attivo e tutte le navi moderne e di recentissima costruzione (il programma d’ammodernamento sarà concluso nel 2018). La situazione militare francese è chiarissima anche agli americani, che infatti nei teatri delicati oltre alle loro forze speciali, utilizzano quelle italiane (i luoghi comuni sull’esercito italiano in generale sono presenti da retaggi della seconda guerra mondiale e nelle teste di taluni i competenti in materia) o inglesi. (I famosi Sas). Se Parigi piange, Roma però non ride. Recentissimi rapporti Nsa (noto ente americano di spionaggio) mettono Roma come prossimo obiettivo e invitano alla cautela. Come spiegava l’altro giorno il capo di stato maggiore italiano il nostro paese è quello in cui sono presenti più reparti d’élite. Pochi sanno forse, italiani in primis, che i reparti speciali sono stati inventati da noi durante la Grande Guerra (i famosi Arditi, pugnale in bocca e bomba in mano) e negli anni poi si sono perfezionati sempre più. Il Gis (Gruppo Intervento Speciale) ad esempio nacque nel 1978 (i famosi anni di piombo) e sarebbe il primo reparto ad intervenire in caso di fatti simili a Parigi (di norma interviene in zone ad alto indice mafioso, quindi delicatissime). L’iter di comando in Italia prevede l’intervento di reparti speciali militari (non di polizia come in Francia) a seconda del territorio, in caso fosse un porto od una nave interverrebbe il Goi (incursori di marina) e via di conseguenza. Militari addestrati che vivono in funzione del reparto, non semplici poliziotti. Questo sistema ci garantisce più sicurezza? In parte sì, in realtà nessun sistema ci garantisce sicurezza (anche se l’intelligence italiana dal 2001 sta lavorando molto bene ed ha sventato vari attentati e recuperato una notevole mole d’ informazioni) davanti ad atti solitari o piccoli commando (come nel caso di Parigi). L’attentato parigino è stato condotto con armi da guerra (a cui la normale polizia francese non di certo abituata) e strategia militare. I francesi aspettavano forse la classica sparatoria od esplosione fanatica senza piano d’azione, che invece in questo caso ha sbaragliato il sistema difensivo francese concentrato su obiettivi come la Torre Eiffel (presidiata giorno e notte). Roma (minacciata più volte) o altre città italiane quindi cosa rischiano? In realtà questo attentato ha rimescolato le carte, il classico attentato simbolico (Vaticano? Colosseo? Gli Uffizi?) è più facile da disinnescare (il presidio militare è un deterrente notevole) ma se la modalità dovesse cambiare i guai sarebbero molti. (Di positivo vi è un recente dislocamento delle forze speciali in luoghi strategici del paese pronte ad intervenire in loco ma purtroppo sempre dopo l’attacco). La battaglia in realtà è da combattere con un altro schema: cooperazione internazionale e dialogo con i moderati, taglio delle risorse finanziarie provenienti da Arabia Saudita, Qatar, etc. etc. (flussi di denaro che conosciamo perfettamente) e probabile intervento in zone sensibili come Siria o Libia (in accordo con la parte moderata e a fianco di forze locali). Inoltre l’Europa dovrebbe unire le proprie intelligence e creare un progetto d’esercito europeo (un deterrente per chiunque abbia in mente azioni d’offesa verso un continente che negli ultimi sessant’anni ha lavorato per una pacificazione globale), solo così potremmo preservare le nostre conquiste democratiche (che tutelano chiunque dimori qui) e limitare la paura. Il processo (sempre s’inneschi ovviamente) durerà anni e quindi non ci resta che questa massima di manzoniana memoria: “Ai posteri l’ardua sentenza……”

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Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
One Comment
  1. pinuccia

    Certo, il problema è anche militare, ma non solo militare. È di intelligence, ma non solo di intelligence. È fondamentalmente culturale e riguarda l'Occidente non meno che i Paesi islamici. In Occidente, con l'affermazione della laicità dello Stato si è separato da oltre due secoli l'aspetto religioso da quello civile delle organizzazioni statuali, mentre i Paesi islamici sono ancora fondamentalmente teocratici. Ciò significa che è il faro religioso l'orientamento fondamentale della vita pubblica di questi , e non i principio della laicità che vuol dire essenzialmente democrazia, democrazia, prima ancora che libertà. Occorre un approfondimento serio di questi cardini senza il quale non è possibile una maturazione dall'interno delle Società islamiche e da parte dei Paesi Occidentali (Europa e America) un approccio autenticamente rispettoso e tuttavia fermo nei confronti dei Paesi teocrtici dell'Islam.

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