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Una banca per una finanza etica

2 Novembre 2014

Una banca per una finanza etica

Spesso si sente parlare della Banca Etica, una realtà presente anche in Alto Adige. Curiosi di sapere di che si tratta, abbiamo contattato Elda Dalla Bona di Merano, coordinatrice del gruppo di iniziativa territoriale (GIT) e membro effettivo del comitato dei probiviri della banca in zona, per conoscere più dettagliatamente le dinamiche di questa banca ancora poco conosciuta in Alto Adige.

Parlami della “Banca Etica”. Di cosa si tratta esattamente?

Banca Popolare Etica è una banca, per certi versi, come tutte le altre. E’ diffusa su tutto il territorio nazionale con 18 filiali e 30 banchieri ambulanti, è fruibile anche on-line e offre i servizi di cui hanno bisogno cittadini, imprese, associazioni per la gestione del proprio denaro. Non è una banca come tutte le altre per la sua storia e la sua operatività. Nata per volontà e impegno di migliaia di cittadini e organizzazioni che si sono interrogati sulla necessità di utilizzare il denaro in modo responsabile (tra i soci fondatori le ACLI, ARCI, CTM altromercato, AIAB, FIBA CISL, GRUPPO ABELE, MANI TESE, MAG e altre associazioni) apre i battenti l’8 marzo 1999 a Padova per cui quest’anno “compie” 15 anni di vita. Banca Etica fa parte della Global Alliance for Banking on Values: una rete indipendente composta dalle principali banche che, in tutto il mondo, operano ispirandosi ai principi della finanza etica. Fa parte anche di FEBEA, la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative: è insomma una banca anche internazionale.

Possiamo definirla una banca a tutti gli effetti con caratteristiche particolari. Un progetto volto a una finanza etica?

Non è facile condensare in poche frasi la realtà così variegata com’è Banca Etica. Come già detto è una banca che offre vari tipi di conto corrente, bancomat e carte di credito, prodotti di investimento, possibilità di richiedere fidi, ecc. ed è anche facilissimo, anzi auspicabile, diventarne soci. Il denaro investito viene prestato promuovendo determinati settori di impiego: servizi sociosanitari, housing sociale, microcredito, assistenza sociale, energie rinnovabili, sostenibilità ambiente, alimentazione biologica, cooperazione internazionale, imprese che operano per sviluppare un’economia responsabile, persone fisiche (es. mutuo prima casa). Sono tassativamente escluse dai finanziamenti quelle attività che ostacolano e sviliscono lo sviluppo umano (commercio delle armi, sfruttamento del lavoro minorile, coltivazioni ed allevamenti intensivi, mercificazione del sesso, gioco d’azzardo ecc.). Una delle caratteristiche peculiari di Banca Etica è la sua base sociale: i soci della banca  (circa 40.000 per la maggior  parte sparsi sul territorio nazionale e in forte espansione in Spagna dove in ottobre è stata aperta la prima filiale estera della banca) sono organizzati in distretti territoriali che fanno capo ai GIT (gruppi di iniziativa territoriale), il cui compito  è promuovere sul territorio la finanza etica facendone conoscere i principi a singoli, gruppi, cooperative,  presentando la realtà della banca, favorendone l’operatività attraverso la stretta collaborazione col “banchiere ambulante” cioè l’operativo col quale interfacciarsi per svolgere le pratiche. Sentiamo Banca Etica la “nostra” banca e il motto che la sostiene è:”L’interesse più alto è quello di tutti”. Banca Popolare Etica è, finalmente, il modo possibile per tutti noi di sottrarre linfa alla finanza speculativa che sta devastando l’economia planetaria.

In Alto Adige non è molto conosciuta, tuttavia mi sembra di capire che le proposte di questa banca siano molto interessanti.

Sì è vero la banca in Alto Adige non è molto conosciuta, forse perché su tutto il territorio operano le casse rurali che presentano caratteristiche che potrebbero sembrare a prima vista simili a quelle di Banca Etica ed hanno inoltre il vantaggio di essere fortemente radicate in quanto locali e di lingua tedesca con possibilità, anche finanziarie, di fare pubblicità nelle numerosissime filiali aperte ovunque. Penso poi che nella nostra provincia decentrata abbiamo una certa diffidenza verso quello che viene da fuori e specialmente che non ha una sua sede visibile (filiale). Penso anche che, onestamente, per comprendere ed aderire ad un progetto di economia civile come quello proposto da Banca Etica ci si debba impegnare e non tutti possono o vogliono farlo. Il GIT è presente nelle manifestazioni che riguardano l’economia solidale (Skonsumo, mercati solidali, Festival delle Resistenze ecc.) organizza spettacoli (Popeconomix), si adopera con le persone che chiedono informazioni, ma l’adesione alla banca dipende dalla decisione del singolo.

La “Banca Etica” propone anche delle collaborazioni con aziende, istituzioni o altro?

Numerose sono le collaborazioni già in atto nella provincia fra Banca Etica e istituzioni, aziende, cooperative: ricordo fra le altre il comune di Bolzano, CTM Altromercato, A.G.C.I (associazione generale cooperative italiane); Federsolidarietà; sindacati C.G.I.L Alto Adige e C.I.S.L. il teatro Cristallo; l’ ARCI; fondazione Alexander Langer; federazione “Economia del bene comune”.

Un’ultima domanda. Secondo te questa terra è pronta per un istituto bancario di questo tipo?

Nella nostra terra, come ho già detto, si tende a fidarsi solo di ciò che è locale e ben radicato. Credo tuttavia che un tema così essenziale come quello della finanza etica non sia estraneo agli altoatesini sia di lingua italiana sia di lingua tedesca e ladina. Spetta ad ognuno passare dal pensiero ai fatti rendendosi così responsabile in prima persona di un mutamento nell’uso del denaro nel piccolo della propria realtà ma che incide in modo significativo sul sistema speculativo. Banca Etica è presente nella figura dell’operativo che svolge la funzione di uno sportello e del gruppo dei soci più attivi (GIT) sempre contattabili per qualsiasi informazione.

Basta volerlo!

Giornalista pubblicista, scrittore.
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