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Kompatscher e vescovo: responsabilità sui profughi, non chiudere gli occhi

3 Novembre 2014

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Kompatscher e vescovo: responsabilità sui profughi, non chiudere gli occhi

Accoglienza dei profughi non solo come compito istituzionale, ma anzitutto come atteggiamento di solidarietà e responsabilità di ciascun cittadino: il presidente della Provincia Arno Kompatscher e il vescovo diocesano Ivo Muser hanno lanciato da Bolzano un forte appello congiunto alla società civile. Forniti i numeri dell’accoglienza, a breve predisposti locali anche al Brennero.

Sono circa 300 i posti messi a disposizione dalla Provincia per l’accoglienza dei profughi, 132 sono finanziati dalla Provincia stessa che punta a un percorso di integrazione, i restanti riguardano la prima accoglienza temporanea nel quadro del programma statale. Ma oltre ai dati aggiornati e all’intervento prossimo al Brennero, dove sarà allestita una struttura di primo aiuto per i profughi che tentano di raggiungere in treno la Germania e che vengono respinti dall’Austria, la conferenza stampa congiunta del presidente Kompatscher, del vescovo Muser e dell’assessora Martha Stocker alla Casa Freinademetz di Aslago è servita per lanciare un forte appello pubblico verso un atteggiamento di solidarietà e umanità. “Non solo un compito istituzionale: si tratta di aiutare persone che sono fuggite da una situazione di emergenza e di violenza per salvare la propria vita. Questo aiuto deve anzitutto crescere attraverso l’atteggiamento della società civile, che non può sottrarsi alle proprie responsabilità”, hanno affermato in modo netto il presidente Kompatscher e il vescovo Muser. Kompatscher si è richiamato anche alla storia locale, “alle Opzioni che 75 anni fa ha visto la nostra gente nella situazione che vivono oggi i profughi in un Paese straniero, un punto di approdo anche temporaneo dove si spera di trovare un aiuto.” Il Presidente ha ribadito la necessità “di non chiudere gli occhi” e ha confermato “l’impegno della Giunta provinciale nella collaborazione con il Commissariato del governo e le preziose associazioni sul territorio.” Assieme al vescovo ha infine ribadito l’invito ai mass media “ad aiutarci a sensibilizzare e affrontare la tematica in modo sereno.”

Sulla stessa lunghezza d’onda il vescovo Muser: “Accogliere è il desiderio di dare voce a chi non viene ascoltato, a chi non viene considerato: donne, uomini e bambini in fuga. E di questo impegno sono grato ai rappresentanti politici.” Muser ha ripetuto quanto detto da Papa Francesco: “Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità. La realtà delle migrazioni esige anzitutto una cooperazione internazionale e uno spirito di profonda solidarietà e compassione.” Muser ha ricordato che “per molti le barche naufragate e gli uomini annegati sono diventati spaventosamente quotidiani. Oggi non esiste soltanto la paura nei confronti dello straniero, ma spesso addirittura indifferenza e rifiuto, che possono arrivare al disprezzo.” Questo invito ad aiutare, ha concluso il vescovo “è il nostro incarico di cristiani, perchè la solidarietà è la nostra carta d’identità di cristiani.”

L’assessora Stocker ha ricordato le due situazioni esistenti nell’accoglienza profughi: quelli che arrivano direttamente in Alto Adige, fanno richiesta di asilo e vengono accolti nelle strutture adibite; quelli che sbarcano nel sud d’Italia e vengono distribuiti dallo Stato tra le Regioni in base alla popolazione (0,8% all’Alto Adige). Per accogliere i richiedenti asilo, ha riepilogato Stocker, sono attualmente a disposizione a Bolzano la caserma ex Gorio (capacità 186 posti) e la struttura Conte Forni (28 posti), gestite da Volontarius, la Casa del giovane lavoratore (24 posti), gestita dalla Caritas, e la casa Arnika a Merano (60 posti) gestita da Caritas. Si arriva a una capacità complessiva di 298 posti, attualmente 50 sono ancora liberi (perché collegata alla ripartizione statale e al fatto che dopo pochi giorni molti profughi ripartono). Attualmente 166 posti sono finanziati dallo Stato, 132 dalla Provincia (per chi arriva direttamente in Alto Adige e chiede asilo) con un percorso di integrazione. Finora sono stati accolti circa 750 profughi, di cui 700 inviati dallo Stato in base alle ripartizione regionale: circa l’80% delle persone arrivate ha lasciato l’Alto Adige dopo pochi giorni, una dinamica che ovviamente rende difficile il lavoro di integrazione rispetto agli stranieri che si fermano.

Stocker  ha fatto riferimento anche alla situazione al Brennero per fare chiarezza fra respingimenti al confine itaolaustriaco e accoglienza ordinaria di profughi: al Brennero, come nelle aree di frontiera, si tratta di persone o gruppi che di fatto cercano autonomamente di raggiungere altri Paesi UE, non hanno contatti con le autorità nazionali e non hanno interesse a restare in Italia o richiedere asilo. Si tratta in primo luogo di una questione che investe le autorità di polizia statali, ma se i respingimenti al Brennero dovessero continuare, anche in considerazione della stagione la Provincia d’intesa con la Questura ha reperito una sistemazione vicino alla stazione che potrà fungere da riferimento per la prima accoglienza a bassa soglia, garantendo cioè un posto per le necessità primarie: dormire, mangiare, lavarsi, farsi capire con il servizio di un interprete. Sarà la comunità comprensoriale alta val d’Isarco a occuparsi dell’intervento.

In foto: il presidente Kompatscher assieme al vescovo Muser e all’assessora Stocker (copyright – USP/ohn)

One Comment
  1. Gina Abbate

    E'importante questo incontro ,questa collaborazione ,grazie ai rappresentanti della provincia e della Chiesa,e l'annuncio concreto di una minima struttura di accoglienza immediata a Brennero.E'anche importante continuare un lavoro di sensibilizzazione della nostra gente perche' sia informata sulle drammatiche situazioni da cui fuggono i profughi,perche' si crei una coscienza piu' diffusa sulla nostra responsabilità civile , umana,smontando i pregiudizi,le paure, e facendo forse riflettere chi li cavalca.Accanto alle strutture occorre un'animo aperto, che scaturisca un' empatia diffusa.Ognuno puo' fare la sia pur piccola parte per lasciare un segno di umanità a chi e' stato ferito dal suo contrario.Molti avranno letto il libro "Via dalla pazza guerra-Un ragazzo in fuga dall'Afghanistan" Ed. Il Margine,TN, che ho scritto col giovane profugo Alidad Shiri. Questa autobiografia,tradotta anche in tedesco, continua a sensibilizzare giovani di lingua italiana e tedesca, del territorio e oltre.E' importante non stancarsi e mettere in grado chi e' riuscito ad arrivare ,superando tanti pericoli ,di raccontarsi, di aprire gli occhi e il cuore. Grazie a voi del servizio che avete fatto. Continuate su questa linea! Con stima! Gina Abbate -Merano

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