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Pamphlet all’italiana. Corona non perdona(to)

5 Ottobre 2014

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Pamphlet all’italiana. Corona non perdona(to)

“Amatemi , odiatemi….ma vi supplico parlate di me!” frase che dedico a Fabrizio Corona. Il caso Corona , Dandy moderno o sbruffone in cerca di gloria? Tutto ed il contrario di tutto, eroe scomodo o personaggio burletta? Ai posteri….

Scrivo questo pezzo poco dopo aver sentito parlare Celentano e riflettendo sulla grazia proposta dal molleggiato ho deciso di scriverne un pamphlet. La vicenda non mi aveva toccato più di tanto, il mondo gossiparo delle starlette italiane si limitava a letture pomeridiane di “Oggi” e “Gente” a casa di mia nonna, durante l’adolescenza. Ma partiamo dal principio. Ad un certo punto però, la radio gracchia: Fabrizio Corona si becca sette anni di galera. Penso, a quel punto, d’aver capito fischi per barattoli. Saranno le pettegole del barbiere a confermarmi la condanna. Mi fiondo su internet e rileggo tutte le dichiarazioni del Corona. Lui in un video mi appare come un soldato sconfitto, in catene, un eroe stanco che si appresta alle forche caudine ben consapevole di averla combinata. Il personaggio non mi ha mai entusiasmato, non posso negarlo, non sono ipocrita, ma per una mia depravata mania di stare con chi ha torto (o presunto torto) inizia a starmi simpatico da questo momento. Immediatamente il popolo italiano s’indigna, il bigottismo è nazionale e trasversale. I maschietti, spesso invidiosi (il Fabrizio è un bel toso, inutile girarci intorno) arringano le piazze (virtuali), offendono, ripudiano, lapidano (chi è senza peccato…diceva qualcuno…) …..le donne (quelle volpine specialmente, che non possono avere l’uva) urlano la propria castità, la propria purezza, infangata dai loschi affari del Corona, nel piccolissimo sembra di assistere ad un nuovo 1945, un popolo che nel 1936 urla e brinda all’Italia imperiale, all’improvviso nel 1945 si scopre partigiano fino al midollo, fino a piazzale Loreto. Passatemi il paragone storico fuori luogo, ma le metafore assurde sono il mio forte. Con le dovute proporzioni (mi perdoni la storia d’Italia, chiedo venia in ginocchio) il vizio italico del tutti e nessuno non è ancora tramontato. Perfino qualche politico (che impudenza…) s’ indigna davanti alle telecamere e liquida la faccenda come squallida e triste, plaudendo alle nostre forze dell’ordine, efficienti nell’aver sbattuto in galera un simile “tipaccio”. Corona urla all’ingiustizia, penso, simpatico ma esagerato, le marachelle le ha combinate e qualcosa dovrà pagare alla giustizia. Marachelle, qualcosa appunto, non sette anni di prigione per una vendita (l’estorsione è ben altro, chiedere a chi le ha subite sul serio) impropria di foto. Robette che al confronto della concussione, del peculato, del falso in bilancio e di tanti altri reati di cui è piena l’Italia in ambienti anche importanti, si sciolgono come neve al sole. Gli scandali che hanno travolto Lusi, il Trota sognante e tanti altri personaggi fanno sbiadire le malefatte del Fabrizio nazionale. D’Annunzio fece sicuramente peggio, tra scandali, attrici e punti g, ma lo fece con più classe. Corona gioca ad un gioco più grande di lui, non ha i mezzi, non ha la dialettica dannunziana, è un coniglietto bagnato, che piange dopo averle combinate e ammette di avere un lato sensibile e dolce che solo i suoi cari conoscono. Non vedo in lui il superuomo dannunziano, non vi è traccia dello Sperelli. Ma nonostante tutto nella sua antipatia patologica da sciupafemminissime consumato mi sta simpatico, la condanna è oggettivamente troppo pesante e non meritata. Davanti a ciò chi vive pericolosamente sul serio se ne frega della galera, progetta la sua fine con arte, crea un culto del dopo, si lancia in una sorta di martirio artistico per trasmettere ai posteri il proprio slancio vitale, niente di tutto ciò in Corona, solo lacrime e la mamma in televisione. Dorian Gray ne riderebbe. Piace ai giovani d’oggi (non tutti mi si obietterà, dico molti, moltissimi) perché incarna l’uomo rude, il combattente, l’eroe solitario che sfida il sistema, perdendo miseramente. Piace perché in un certo senso ha fallito, perché soffre psicologicamente, come oggi molti giovani cercano vite pericolose per evadere da una società che non li calcola. Meraviglia la velocità d’esecuzione, di solito la sclerotica giustizia italiana non è così fulminante. Liberatelo, lo state uccidendo, lo deprimete, fategli fare servizi sociali con malati terminali, anziani, aiutatelo a tirar fuori il lato sensibile e dolce, il vero Corona è quello, un ragazzo timido che aveva paura di guardarsi allo specchio. Fabrizio punta su questo, su tuo figlio, su chi ti conosce sul serio, svesti i panni del dandy “maledetto”, la dolcezza sarebbe più anticonformista, non sei un superuomo, sei solamente un uomo amante del lusso (non è un difetto, alt ai moralisti, io vi aborro) e della dolce vita, ho provato a cercare qualcosa di artistico in tutto ciò, ma proprio non ho trovato nulla. Ho scritto queste poche righe che molti mi contesteranno (invidia caput mundi) perché ci tengo ad essere vicino all’uomo Corona, senza moralismi o stereotipi da balera, solo vicinanza di spirito. Disprezzo chi lo critica ferocemente (zucche vuote perbeniste, per dirla alla Papini), chi fa il gran inquisitore tronfio di morale e poi la notte magari se ne gira per le vie in cerca di godimenti a pagamento. Corona può diventare un simbolo di cambiamento in positivo, un veicolo per meglio comprendere la nostra società crudele, bramante vittime sacrificali da gettare nelle folle, il piano più antico, pensateci, perfetto per distogliere lo sguardo da problemi più seri. Corona libero e antenne in movimento gente, meglio non finire sull’altare sacrificale, no?

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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