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Il flop del “Front National” al Parlamento Europeo

25 Giugno 2014

Il flop del “Front National” al Parlamento Europeo

Nonostante il trionfo del Front National, che alle ultime elezioni è stato il primo partito di Francia con il 25% dei voti, e all’indomani di una conferenza stampa con quattro partiti alleati, tra cui la Lega Nord, per preannunciare la costituzione di un gruppo parlamentare euroscettico di destra, Marine Le Pen ha dovuto gettare la spugna: per ora l’Alleanza europea per la libertà non si farà e i partiti coinvolti confluiranno nei non iscritti.

Alla scadenza prefissata a ieri, 24 giugno, per la costituzione dei gruppi in vista della prima sessione dell’Europarlamento non è stato raggiunto il requisito minimo di almeno 25 deputati provenienti da sette diversi Paesi. I partiti alleati erano cinque – oltre al Front National e alla Lega, il Pvv olandese di Geert Wilders, il Fpoe austriaco e il Vlaams belang fiammingo – e cinque sono rimasti; alcuni potenziali alleati, come i Democratici svedesi, hanno preferito fare gruppo con il principale concorrente della Le Pen: lo Ukip britannico di Nigel Farage che, la settimana scorsa, ha annunciato la costituzione del raggruppamento euroscettico Efd, Europa per la libertà e la democrazia, con il Movimento Cinquestelle e – beffa finale per la Le Pen – una dissidente del Front National.

Il fallimento si spiega con la difficoltà di aggiungere altri due partiti “presentabili” ai cinque già alleati. Scartati a priori i neonazisti greci di Alba Dorata e gli ungheresi ultranazionalisti di Jobbik, i tentativi degli ultimi giorni si sono concentrati su un deputato del Partito ultranazionalista bulgaro Vmro e sui polacchi del Congresso della nuova destra (Knp). Il primo è un partito filo-Putin e anti-immigrati, il secondo affianca posizioni omofobe e misogine (propone di togliere il diritto di voto alle donne) al revisionismo storico (Hitler per il leader, Janusz Korwin-Mikke, non era probabilmente al corrente dell’Olocausto). Troppo soprattutto per Wilders, che ha posto il veto.

L’avventura euroscettica a Strasburgo, dunque, non comincia con lo slancio immaginato. E pur potendo creare, anche in futuro, un gruppo, qualora si arrivasse al numero, per il momento l’estrema destra perde la visibilità garantita, per esempio, dall’eventuale presidenza di alcune commissioni o sotto-commissioni e, almeno per il momento, avere meno spazio di parola. In termini economici, poi, la mancanza di un gruppo significa dover rinunciare a 20-30 milioni di finanziamenti extra nei prossimi cinque anni.

Comunque, il Front National getta acqua sul fuoco: «L’importante – ha dichiarato il segretario Florian Philippot – è che siamo là. Faremo pesare il nostro voto».

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