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Di Maio, presenza scomoda nel M5S

26 Giugno 2014

Di Maio, presenza scomoda nel M5S

Il confronto in streaming di ieri, tra le delegazioni del Partito Democratico (Speranza, Serracchiani e Moretti) e del M5S Toninelli, Brescia e Buccarella) è stato dominato dal confronto tra il premier Matteo Renzi e il vice presidente della Camera Luigi Di Maio. Che sta ormai sostituendo Alessandro Di Battista come volto pubblico dei parlamentari a 5 Stelle, con la sostanziale scomparsa dei capigruppo cambiati ogni tre mesi. La trattativa col PD appare molto complicata, per diversi fattori: primo fra tutti, l’assenza della votazione online, sostituita da un incontro in streaming che viene vissuto come una sorta di imposizione dall’alto.

C’è poi il peso crescente di Di Maio, che ormai sta sempre più affermando la sua leadership sul Movimento, che sembra somigliare sempre più a un vero e proprio partito, nonostante le rivendicazioni, da parte dei penta stellati, della propria estraneità ai meccanismi della politica.  Il vice presidente della Camera è l’esponente mediaticamente più richiesto, ed anche efficace, ed è colui che più si è speso per dialogare col governo Renzi, proposta poi accettata da Grillo e Casaleggio. Di sicuro, la sua popolarità inizia a provocare dei forti mal di pancia nel M5S.

E Di Maio ha preso in mano le redini del dialogo col Pd. Alle 5 domande di Renzi, su eventuali modifiche sulla nuova legge elettorale, è giunta da parte del vice presidente della Camera la proposta di rivedersi tra 3, 4 giorni, nel tentativo di trovare un punto di accordo. E intanto Renzi annuncia: “Entro venerdì mettiamo sul sito del Pd le nostre proposte”.

Grillo e Casaleggio iniziano a sentirsi esclusi. Siamo alla vigilia di una rivoluzione interna anche nel M5S?

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