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Ruini ricorda: San Wojtyla e Pertini sciavano insieme

26 Aprile 2014

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Ruini ricorda: San Wojtyla e Pertini sciavano insieme

Cardinale Camillo Ruini – Vicario emerito della Diocesi di Roma così ricorda il primo incontro con San Giovanni Paolo II, l’amore per l’Italia e la città di Roma,i suoi insegnamenti.

“Quando Giovanni Paolo II fu eletto Papa, ero sacerdote a Reggio Emilia. La sera del 16 ottobre stavo rientrando a casa. In portineria c’era il televisore acceso e ho appreso la notizia dell’elezione dalla televisione. L’ho appresa con stupore. All’inizio non riuscivo ad individuare chi fosse il card. Wojtyła, poi ho sentito che era l’arcivescovo di Cracovia e allora allo stupore si è unita la soddisfazione, perché era stato scelto un vescovo polacco, cosa estremamente significativa nel contesto storico di quel periodo. Quando poi ho sentito il nuovo Papa esprimersi nel suo italiano, un poco incerto ma molto incisivo, e dire “se sbaglio mi correggerete”, ho avuto la netta sensazione che avevamo a che fare con un uomo di grande fascino e capacità comunicativa”. Non potevo però immaginare che da li a poco sarei diventato un Suo diretto collaboratore.

L’ho incontrato per la prima volta nell’autunno del 1984. Ero uno dei vicepresidenti del comitato che preparava il convegno della Chiesa italiana a Loreto, a cui Giovanni Paolo II attribuiva molta importanza: per questo motivo il Santo Padre volle vedermi e mi invitò a cena. Mi ha impressionato l’attenzione con la quale mi ascoltava, insieme con la precisione con cui mi poneva le domande. Mi hanno colpito anche la semplicità della persona e l’immediatezza del rapporto che ho potuto stabilire con lui”.

Provenendo come Lui stesso disse il giorno della Sua Elezione: “da un paese lontano” cosa conosceva il Pontefice del nostro Paese e in particolare della situazione della Chiesa Italiana?

“Ho potuto constatare che il Papa conosceva profondamente la situazione italiana e soprattutto ho condiviso le sue convinzioni riguardo a ciò di cui l’Italia e la Chiesa italiana avevano allora bisogno. Con l’Italia questo Papa ha avuto un rapporto profondo. Sapeva bene che il Vescovo di Roma è il Primate d’Italia e intendeva esercitare questo ruolo, nella chiave che prediligeva di “Servo dei servi di Dio”. In particolare era convinto che la Chiesa italiana non fosse abbastanza consapevole delle sue grandi ricchezze, possibilità ed anche responsabilità. Rimane emblematica la lettera scritta ai vescovi italiani nel 1994 sulle responsabilità dei cattolici italiani nell’ora presente. Il Papa concludeva questa lettera scrivendo che all’Italia è affidato il grande compito di conservare e alimentare per l’Europa quel tesoro di fede e cultura che è stato innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo”.

Negli ultimi anni del Suo Pontificato il grande Papa Polacco parlò addirittura in dialetto romanesco in occasione di un incontro con il clero della Capitale. Qual era il suo rapporto con Roma, con la Sua Diocesi?

“Giovanni Paolo II aveva una grande consapevolezza dell’importanza di Roma e della sua apertura universale, che corrisponde all’apertura universale della missione del Papa. Non posso dimenticare quante volte, parlando anche privatamente, sottolineava di essere il Pastore universale, il Papa, in quanto Vescovo di Roma: il titolo di “Vescovo di Roma” fondava cioè il suo ruolo universale. Per lui quindi il rapporto con Roma non era qualche cosa di accessorio, era la radice stessa del pontificato. Curava in maniera molto concreta il suo rapporto con la diocesi: basta ricordare le visite nelle parrocchie e tutti gli incontri con i sacerdoti, il seminario, gli intellettuali, gli universitari, gli ammalati e i poveri della città. A proposito del profondo affetto che Giovanni Paolo II nutriva per Roma, Ti voglio raccontare un episodio particolare, poco conosciuto, cui ho assistito personalmente”.

Prego Eminenza, La ringrazio

“Giovanni Paolo II amava profondamente Roma: ogni sera prima di addormentarsi benediceva la città”.

Quando si parla di Giovanni Paolo II non si può non ricordare la grande amicizia con il presidente Pertini tanto da andare “ a sciare” in montagna insieme …

“Karol Wojtyla ricordava spesso il Presidente Pertini, con il quale ha avuto un rapporto di vera amicizia, a giudizio del quale la Chiesa in Italia era molto più importante di quanto gli ecclesiastici percepissero”,

Eminenza, di fronte alla situazione di grave crisi in cui attualmente l’Italia si trova qual è l’insegnamento che ci arriva da San Giovanni Paolo II ?

“Ci viene senza dubbio un messaggio di fiducia e di incoraggiamento, espresso da un uomo che, per certi aspetti, ha capito l’Italia molto più di quel che la capiscano tanti italiani”.

 

 

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