Cultura e società

«Miss Italia» è ancora l’ideale femminile della Donna italiana?

24 Agosto 2013

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«Miss Italia» è ancora l’ideale femminile della Donna italiana?

miss Italia

Abbiamo molti dubbi
La decisione della Rai di eliminare la manifestazione di «Miss Italia» dai propri palinsesti aveva lasciato l’amaro in bocca a molti e un barlume di speranza ad altri. Benché il presidente della Camera Laura Boldrini avesse riconosciuto la decisione dell’emittente televisiva nazionale «una scelta moderna e civile», lascia alquanto perplessi la possibilità, accennata negli ultimi giorni, di veder trasmettere il noto programma su La7 o alle reti satellitari di Sky.

«Miss Italia» è uno storico programma che andava in onda in radio quando ancora la televisione doveva nascere, ma forse oggi ha perso molto della sua attualità. Sì, perché se pur poteva avere un senso negli anni del dopoguerra e del boom economico, quando il nostro Paese si stava risollevando, e l’immagine delle giovani e belle ragazze nostrane lanciate al successo poteva dare speranza a milioni di italiani e italiane soprattutto, pare oggi aver smarrito molto di quel senso.
In un’età in cui la mercificazione mediatica della donna è sempre più problematica con preoccupanti risvolti nella società, forse sarebbe utile eliminare, o magari ripensare, alcuni programmi televisivi. Non dico che la responsabilità di questa subcultura che considera la donna-oggetto sia solo delle televisioni, perché è pur sempre il pubblico a scegliere cosa guardare in tivù, ma purtroppo è l’offerta televisiva italiana che è monolitica e continua tenacemente a proporre gli stessi programmi di “bassa cultura”,  dando così per scontata e inamovibile l’ignoranza della popolazione.
Va detto che l’egemonia culturale del Paese è saldamente in mano alla televisione e di questo ne risente l’intera nazione, che soffre di gravi carenze in molti settori culturali.
Mussolini aveva visto bene quando osservava che il cinema è «l’arma più forte dello Stato». Analogamente ciò vale oggi per la televisione. Peccato però che questa forte «arma» non venga usata per educare!

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