Politica

La legge Merlin: una causa lunga mezzo secolo

17 Agosto 2013

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La legge Merlin: una causa lunga mezzo secolo

Prostituzione

Il 27 luglio è stata depositata in Cassazione la domanda di referendum per abrogare la “legge Merlin”. Angelo Alessandri e Matteo Iotti di Progetto Reggio e Luca Vezzani del Pdl che hanno promosso questa iniziativa, si dicono ora pronti alla raccolta delle 500.000 firme necessarie all’indizione del suddetto referendum; raccolta che inizierà questo settembre. Ma cos’è la “legge Merlin” e perché la si vuole abrogare?
Nel 1948, appena due anni dopo la nascita della Repubblica Italiana, la senatrice Lina Merlin, non priva di sostenitori in Parlamento, lanciò un progetto di legge per la deregolamentazione della prostituzione. Ci vollero dieci anni perché il progetto venisse approvato. Infatti il 29 gennaio 1958, con 385 voti a favore e 115 contrari, la legge passò definitivamente alla Camera dei deputati. Questa prevedeva l’abolizione immediata del sistema di regolamentazione della prostituzione, più severità nei confronti dello sfruttamento della prostituzione stessa e la chiusura delle cosiddette “case chiuse” entro sei mesi. Era finita un’era.
Certo non fu facile far approvare questa legge, ma era necessario quasi più per motivi politici che etici. L’ONU si era già dimostrata a favore della causa abolizionista e dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale venne ratificata una convenzione con questo scopo.
Il nostro Paese doveva dare il buon esempio per poter avere qualche speranza di entrare a far parte delle Nazioni Unite.
Cosa è successo negli ultimi 55 anni?
Il motivo per cui ora i nostri deputati stanno cercando di abrogare questa legge (ma non è la prima volta che ci si prova) non è per niente oscuro.
La prostituzione è sempre esistita da che se ne abbia memoria. Purtroppo quando c’è grande necessità di un “servizio” che rientra nella sfera dell’illegalità, qualcuno che ne coglie i frutti c’è sempre. La tratta delle donne nel nostro Paese non è un mistero. Le violenze che spesso subiscono le prostitute che lavorano in Italia neppure. Non esiste un vero controllo.
L’abrogazione della “legge Merlin” ha un senso perché chiede al popolo italiano di aprire gli occhi di fronte ad un “problema” che c’è, che esiste, che non si può far finta di non conoscere, che non si può nascondere, che si deve accettare. Accettare e regolamentare.
Non basterà abrogare questa legge, bisognerà pensare a modi più efficaci per controllare attivamente questo fenomeno, per farlo rientrare nella legalità.
C’è anche un altro lato della medaglia ed è quello fiscale. I redditi derivanti dalla prostituzione garantirebbero un gettito fiscale imponente che farebbe di certo comodo alle casse dello Stato.
L’Italia sarà pronta per questo passo?
Forse l’apertura mentale del nuovo pontefice influirà positivamente su questa causa, chi lo sa, ma il resto toccherà agli italiani.
Quando sarà il momento di firmare o di votare bisognerà ricordarsi che dicendo “Si” non si è d’accordo con il fenomeno della prostituzione, si ammette semplicemente che il problema esiste e che non si può continuare a tenere gli occhi chiusi.

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