Cronaca

I giovani, l’alcol e le responsabilità

21 Giugno 2013

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I giovani, l’alcol e le responsabilità

alcolismoAi minorenni né vendita né somministrazione di bevande alcoliche
La polemica sul divieto della vendita di alcolici ai minorenni torna all’attenzione della pubblica opinione. La norma vuole arginare il grave problema che affligge il nostro paese: l’abuso di alcol tra i giovani e le gravi conseguenze che ne derivano.
In realtà il divieto, in vigore dallo scorso anno, non è una novità. La vera novità è la risposta a baristi e albergatori riguardo alla differenza tra “vendere” e “somministrare”. Giocando abilmente su questa differenza verbale, in realtà il minorenne pur non acquistando direttamente dalle mani del gestore la sostanza alcolica, può però procurasene quanta ne vuole. Basta che un maggiorenne si faccia servire e paghi alla cassa, e poi passi al minorenne quanta bevanda alcolica questo gli aggrada di bere che il giochino è fatto. Così il minorenne può bere nel locale pubblico tutte le sostanze alcoliche che vuole. Ma in proposito il Ministero è chiaro: il divieto vale sia per la vendita che per la somministrazione.
A questo punto è comprensibile l’irritazione di chi lavora nel settore. La perdita economica che ne deriva è ovvia, e ciò appare agli esercenti più importante dei danni causati dall’abuso di alcol sull’organismo di un ragazzo in piena crescita.
La norma è di per sé corretta, ma non può essere sufficiente in assenza di una buona prevenzione. Questo ormai si sa. Ciò che invece non è chiaro è ritenere che la prevenzione debba essere praticata solamente dalla scuola e dagli altri istituti educativi. La questione merita una attenta riflessione.
L’intera società appare oggi colpita da disorientamento e da crisi identitaria. In realtà la ricerca di un’identità è quasi il marchio dell’umanità occidentale dal dopoguerra in poi, ma qualcosa negli ultimi decenni ha ulteriormente accentuato il disorientamento.
La novità consiste nell’indifferenza. Non solo da parte della società stessa, ma ben più grave è quella mostrata delle famiglie, in primo luogo dai genitori. Sì, perché ormai il genitore non sembra ritenersi ed essere ritenuto responsabile , da un punto di vista generale si intende, dell’educazione e della condotta dei figli, mentre pare che per gli errori dei giovani debbano sempre essere chiamati in causa di volta in volta Stato, Scuola, Istituzioni.
Purtroppo non è così. Ai genitori e alle famiglie spetta una grande responsabilità rispetto alla formazione educativa e morale dei figli, con i riflessi che queste riverberano poi sui comportamenti dell’universo giovanile. I genitori dovrebbero ricoprire il ruolo di filtro tra i figli e la società. Ma attenzione: essere filtro non significa decidere cosa nascondere e cosa lasciar trasparire, quanto piuttosto educare, questa è la parola chiave, alla vita. Inutile celarsi dietro ad un velo di ipocrisia e reagire amaramente quando ormai è troppo tardi.
Allo Stato spetta invece il compito di responsabilizzare le famiglie, e non di sostituirsi ad esse, le quali hanno il dovere primario di educare, nel senso di assistere, correggere e confortare, quando occorre, i propri figli.
Per concludere, rispetto all’eccesso del consumo di alcol dal quale eravamo partiti, osserviamo che l’abuso di qualunque sostanza dopante , allucinogena o droga che dir si voglia, è sintomo della ricerca ossessiva di uno spazio – psicologico, affettivo, emotivo – in cui riconoscersi ed essere riconosciuti, spazio che la famiglia pare non sia più in grado di offrire.

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