Politica

Alla ricerca di un’identità

3 Maggio 2013

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Alla ricerca di un’identità


I rifugiati politici – Cittadini del nulla

di Pinuccia Di Gesaro                                                                                          04-05-2013

rifugiato-politico

 

 

 

Con queste parole i rifugiati politici in Italia definiscono se stessi 

 

 

Una lettera di Razi Moheebi e Soheila Mohebi, inviataci da Amiri Sadeghi, ci informa della emblematica condizione di un rifugiato politico a Trento, che dopo aver invano per settimane passato le notti in strada ed essersi lavato quotidianamente il volto nel bagno della biblioteca centrale della città e nutrito alla Caritas, quando gli riusciva di arrivare entro l’orario stabilito, aveva chiesto e ottenuto asilo politico in Svezia. Qui lo volevano rimandare a Trento, ma lui per rimanere là, aveva per tre volte tentato il suicidio nel campo dei rifugiati. Infine l’Ufficio competente svedese accettò di prendere in considerazione il suo caso.

Si chiede Amir Sadeghi chi è il rifugiato politico e cosa significhi chiedere asilo politico in Italia. È l’emblema di tutte le contraddizioni del mondo globale, è la sua risposta, “prigioniero di due Stati, quello da cui è fuggito e quello che lo ha accolto, e di nessuna cittadinanza.”

È un uomo costretto a vivere senza volto, un fantasma che nel migliore dei casi trova di fronte a sé tre grandi porte chiuse. La prima porta riguarda l’impossibilità in Italia di dare continuità all’impegno politico e sciale per il quale il rifugiato ha rischiato la propria vita ed è stato costretto ad abbandonare la sua terra d’origine, i suoi affetti e le sue proprietà.

La seconda porta chiusa e quella rappresentata dalla “Convenzione di Dublino”, un accordo cui aderiscono 24 paesi europei con il quale si obbliga il primo paese ospitante a registrare le impronte digitali del richiedente e limitarne entro i propri confini la residenza, la circolazione e il lavoro. Una condizione che di fato è un esilio.

La terza porta chiusa è quella dell’impossibilità del ritorno in patria.

I rifugiati si trovano così costretti a vivere in un limbo sociale e di dignità personale, e per quanto concerne, il paese ospitante, un improbabile dimensione di civiltà. In Italia vivono attualmente58 mila rifugiati politici, a fronte dei 570 mila ospitati in Germania.

Un’ultima osservazione. L’Europa nel 2012 è stata insignita del Premio Nobel per la pace. E nella stessa Europa è in vigore quella “Convenzione di Dublino” che prevede quelle condizioni che abbiamo sopra riportato. La contraddizione appare stridente; forse un ripensamento e opportune correzioni sono da apportare.

Pinuccia Di Gesaro

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