Editoriali Politica

Non siamo estranei ai crimini dei nostri padri

3 Febbraio 2013

Non siamo estranei ai crimini dei nostri padri

I democratici non possono né condividere, né giustificare il regime fascista

Sembra incredibile, quasi irreale che un politico prestigioso, ex uomo di governo, come Silvio Berlusconi possa fare pubblicamente degli apprezzamenti per Benito Mussolini. Possibile che l’unica colpa grave del duce fossero le leggi razziali e che possa essere considerato uno statista degno di essere ricordato come un buon politico?

Vero niente! 

 Nel 1924 le elezioni parlamentari furono letteralmente truccate per impedire le libertà democratiche. Forse ha ragione Corrado Augias con il suo libro “Il disagio della libertà”. La libertà è preziosa, ma richiede responsabilità. E’ vero, Mussolini ha bonificato le paludi padane, ha fatto costruire le colonie estive, ha organizzato dopolavoro e doposcuola ricreativi, ma ha soppresso la libertà di pensiero, le libertà sindacali, ogni attività non omologata al pensiero politico dominante. Non dimentichiamoci che stiamo parlando dell’uomo che in Parlamento si assunse la responsabilità morale del delitto Matteotti. Uno dei pochi italiani liberi che denunciò pubblicamente le malefatte dei fascisti. Un martire italiano indimenticabile! Matteotti rappresenta l’inizio di quello che sarebbe diventato il ventennio più triste della storia d’Italia. Altri come lui hanno pagato il prezzo di voler essere uomini liberi. Ci siamo già dimenticati di Piero Gobetti, Antonio Gramsci e i tanti finiti al confino perché antifascisti? Un atto non potrà mai limitarsi a essere apparentemente buono per esserlo davvero. Non mi stupirebbe se a qualche sprovveduto venisse in mente di chiedere l’istituzione della “Giornata delle Colonie” per ricordare la Nobile Opera di Benito Mussolini. Il fatto che in Italia le dinamiche della seconda guerra mondiale, anche grazie all’armistizio del 1943 siano state diverse dalla Germania, non esonerano noi italiani dalla responsabilità con il nostro passato. Essere italiano è più che un certificato di cittadinanza. Noi siamo figli del nostro passato. I gravi delitti, le leggi razziali, la responsabilità della dichiarazione di guerra e l’alleanza con il “Reich” tedesco, nonché l’incapacità di apprendere dalla storia ci rende complici. Come cittadino italiano, italiano convinto ed europeo, chiedo perdono per tutti i crimini commessi contro chi solamente aveva il difetto di non essere allineato a quel sistema di potere.

 

Giornalista pubblicista, scrittore.
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