Cultura e società

Conferenza della Società Dante Alighieri

7 Dicembre 2012

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Conferenza della Società Dante Alighieri

bosco

di Pinuccia Di Gesaro 

TROVERAI PIÙ NEI BOSCHI CHE NEI LIBRI

 

 

Nonostante il tema difficile e l’orario non adatto alle grandi affluenze, le tre del pomeriggio, ha fatto il pieno la sala del centro Trevi con la conferenza organizzata dal Comitato di Bolzano della Società Dante Alighieri. La riflessione, sull’albero, «Le radici del nostro futuro», è stata tenuta dai relatori Paolo Renner e Daniele Moretti, moderati da Marco Schöpf. Teologo il primo, giovane filosofo il secondo, le considerazioni non potevano che essere di carattere filosofico e teologico. 

 

Dal primo filosofo razionalista dell’età moderna è decollato l’avvio. Cartesio paragona infatti la ricerca della verità, cioè la filosofia, ad un albero, del quale le radici rappresentano la metafisica, cioè la scienza che va al di là del mondo sensibile, il tronco la fisica e i rami tutte le altre scienze, che egli raggruppa in tre grandi settori, quello della medicina, della meccanica e dell’etica.
Passando per Kierkegaard, Daniele Moretti ha ricordato la riflessione del filosofo sulla angoscia dell’uomo derivante, a suo parere, dalla vertigine dell’essere “libero”, cioè dalla indeterminatezza della possibilità assoluta. Adamo, sostiene il filosofo danese, di fronte “all’albero del bene e del male”, deve aver provato questa condizione angosciosa. Il primo uomo, ancora inconsapevole di cosa fosse la conoscenza e ignaro della differenza tra bene e male, non poteva comprendere il significato del divieto divino. Non sapeva quali potessero essere le conseguenze e tuttavia fu chiamato a scegliere tra obbedienza e disobbedienza.
Heidegger pone la discriminante tra “tecnica”, costruita, strutturata e dunque artificiale, e “natura”, che contrariamente alla prima ha in se stessa il principio della propria nascita e della propria morte. L’albero è legno vivente, contrariamente a un mobile, che pure è di legno, è un legno differente, morto, in quanto costruito dall’uomo.
Ha concluso la sua esposizione Moretti, citando le riflessioni di Hegel sulla figura dell’albero. Rifacendosi al testo biblico della Genesi, ha ricordato che Adamo e Eva cedettero alle lusinghe del male cogliendo il frutto dall’ ”albero della conoscenza”, albero vietato tanto quanto quello della vita. Nel momento in cui le due prime creature addentarono il frutto della conoscenza “divennero uomini”, perdendo da quel momento la felicità del paradiso per cadere nel territorio del peccato in un condizione di continua ricerca nel tentativo di uscire dalla morsa del dubbio eterno. Nelle “Lezioni sulla storia” di Hegel «il peccato originale è il mito eterno attraverso il quale l’uomo si fa uomo”.
Molto intensa infine la carrellata di don Renner che ha attraversato alcune grandi civiltà antiche e contemporanee per individuare in queste la presenza e il ruolo dell’albero. Dal frassino gigantesco, cosmico, perciò grande come il mondo, il misterioso Yggdrasil dei Celti alto fino a sfiorare il cielo, con i suoi rami e le sue foglie bagnati di bianca brina, è passato a mostrare le immagini del cedro di culto dei Sassoni, quindi il nuovo albero di Giuseppe d’Arimatea, croce di Cristo.
Ha offerto l’interessante riflessione riguardo alla chiesa meranese di S. Spirito, nella quale si ha come la sensazione di trovarsi al centro di una foresta pietrificata. Tra le bellissime fotografie proiettate, anche l’albero della vita del grande pittore della Secessione viennese Gustav Klimt, svelandone l’origine dell’ispirazione artistica: la Basilica di S. Clemente in Roma.
Ha concluso con l’albero di Natale, tanto umile quanto luminoso. Un albero dotato di radici e quindi certo di aver vita in futuro.
Concludendo, il teologo ha ricordato le parole del mistico francese Bernardo di Chiaravalle che ci rammenta: «Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.»

 

Pinuccia Di Gesaro 

 

 

 

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