I Carabinieri della Compagnia di Egna hanno denunciato, quattro persone trovate in possesso di carte d’identità elettroniche manomesse, dalle quali era stato asportato il microchip integrato. Tre episodi sono stati accertati a Laives e uno a Termeno.
L’ultimo caso risale al 20 ottobre scorso, quando un 47enne residente a Laives, si è presentato presso la locale Stazione Carabinieri esibendo, durante le procedure di identificazione, la propria carta d’identità elettronica.
Nel corso delle verifiche, i militari hanno rilevato un’anomalia nel documento accertando l’avvenuta asportazione volontaria del microchip contactless, componente essenziale per la funzionalità elettroniche della carta.
Il documento è stato sequestrato e l’uomo denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per un’ipotesi di falsità documentale.
Si tratta di un fenomeno che sta richiamando particolare attenzione anche in altre parti d’Italia, dove si registra un numero crescente di episodi analoghi, caratterizzati da analoga rimozione.
La carta d’identità elettronica, infatti, contiene un microchip che custodisce informazioni anagrafiche e biometriche del titolare, consentendo verifiche elettroniche dell’identità e l’accesso ai servizi digitali abilitati.
Una delle possibili spiegazioni si riferisce alla diffusione di convinzioni fasulle secondo cui il microchip consentirebbe di localizzare o monitorare gli spostamenti del titolare. Si tratta di un timore privo di fondamento, poiché la carta d’identità elettronica non contiene dispositivi GPS né consente il tracciamento a distanza delle persone. Non possono tuttavia essere escluse altre motivazioni, comprese quelle legate al tentativo di ostacolare i controlli elettronici o di agevolare eventuali frodi documentali.
La manomissione di un documento d’identità può comportare conseguenze penali anche significative. L’alterazione di un certificato amministrativo da parte di un privato può essere ricondotta agli articoli 477 e 482 del Codice penale, che prevedono la reclusione da quattro mesi a due anni.
Nei casi in cui sia invece configurabile il possesso di un documento d’identificazione falso valido per l’espatrio, l’articolo 497-bis del Codice penale prevede la reclusione da due a cinque anni, con pene più elevate nelle ulteriori ipotesi contemplate dalla norma.
I Carabinieri richiamano pertanto l’attenzione dei cittadini sull’importanza di preservare l’integrità dei documenti d’identità, ricordando che eventuali danneggiamenti accidentali o malfunzionamenti devono essere tempestivamente segnalati agli uffici competenti.