Una mostra diffusa, esperimenti scientifici, filmati storici, un nuovo libro e un’escursione sul fiume: dal 3 all’8 novembre un programma di iniziative per ricordare la tragedia che provocò 22 vittime e migliaia di sfollati. La memoria diventa anche uno strumento per capire i rischi di oggi.
Ci sono immagini che il tempo non cancella. L’acqua che invade le strade, le case sommerse, la città trasformata in un’isola e migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Sono le immagini dell’alluvione del novembre 1966, una delle pagine più drammatiche della storia recente del Trentino. A sessant’anni da quella tragedia, Trento torna a confrontarsi con il proprio passato attraverso un calendario di iniziative che unisce memoria, cultura, arte e divulgazione scientifica.
Il 4 novembre 1966 una memorabile ondata di maltempo colpì il territorio provinciale. Nella notte tra il 4 e il 5 novembre, l’Adige ruppe gli argini nella zona di Roncafort, a nord di Trento, sommergendo ampie parti del capoluogo. La piena dell’Avisio contribuì ad aggravare la situazione, mentre numerose altre località vennero investite dall’emergenza: dalle valli di Fassa e Fiemme al Primiero, dal Tesino alla Bassa Valsugana, fino alla Val Rendena e alla Val di Sole. Il bilancio fu pesantissimo: 22 vittime, migliaia di sfollati e circa 500 persone rimaste senza casa.
Per ricordare quei giorni e riflettere sulle trasformazioni del territorio e sulla prevenzione dei rischi idrogeologici, dal 3 all’8 novembre sono in programma appuntamenti promossi dal Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, dal MUSE, dal Comune di Trento, dalla Fondazione Museo storico del Trentino e dal Mart.
Si comincia martedì 3 novembre con «La città sommersa», una mostra fotografica diffusa nel centro storico di Trento, curata dal Comune e dall’Azienda per il Turismo. Il percorso riporterà i visitatori nei luoghi che, durante l’alluvione, furono immortalati dagli obiettivi di Flavio Faganello, Rodolfo Rensi e Costantino Armani. Le fotografie storiche dialogheranno con gli stessi scorci della città contemporanea, permettendo di osservare direttamente i cambiamenti avvenuti in sei decenni. Una sorta di macchina del tempo a cielo aperto, nella quale la memoria prende forma proprio negli spazi che furono teatro dell’emergenza.
Mercoledì 4 novembre il MUSE dedicherà la giornata alla conoscenza dei fenomeni naturali e alla cultura della prevenzione. Dalle 11 alle 16 sono previste due attività: «Geoshow: acqua, terra, fuoco», con incontri scientifici ed esperimenti dal vivo su terremoti, eruzioni, frane e alluvioni, e «Allerta alluvioni: tutte/i pronte/i!», un’esperienza interattiva basata su un gioco di ruolo e una simulazione immersiva. L’obiettivo è avvicinare il pubblico, anche più giovane, alla comprensione dei rischi naturali e dei comportamenti da adottare in caso di emergenza.
Alle 17.30, sempre al MUSE, sarà presentato il volume «Sguardi sul fiume Adige», un’opera di 388 pagine che raccoglie i contributi di 42 autori tra storici, tecnici e studiosi. Curato da Lorenzo Malpaga, dirigente del Servizio Bacini montani della Provincia, e Alessandro de Bertolini, ricercatore della Fondazione Museo storico del Trentino, il libro nasce dall’esperienza del convegno «Passato, presente e prospettive del fiume Adige, da Resia all’Adriatico», svoltosi a Trento il 13 ottobre 2025.
Il volume affronta il rapporto tra il fiume, il territorio e le comunità che lo abitano, mettendo insieme prospettive storiche, ambientali e tecniche. Particolare attenzione è riservata alle opere di difesa idraulica, spesso poco visibili nel paesaggio quotidiano, ma fondamentali per la sicurezza collettiva. L’Adige viene raccontato non soltanto come possibile fonte di pericolo, ma anche come patrimonio ambientale e paesaggistico da tutelare e valorizzare. Un equilibrio delicato, che richiede conoscenza, manutenzione e capacità di prevenire i rischi.
La giornata proseguirà a Palazzo delle Albere con l’inaugurazione di un nuovo spazio espositivo all’interno della mostra «Water Flow. Acqua, arte, scienza, umanità», curata dalla Fondazione Museo storico del Trentino e dal MUSE. Al centro saranno proposti filmati storici realizzati nel 1966 da Costantino Armani, Giuseppe Sebesta e Bruno Angelini durante e dopo l’alluvione. La sezione «Acqua Furens» presenterà inoltre fotografie inedite della tragedia a Trento, firmate da Camillo Kier, in dialogo con la video-installazione «The Raft» di Bill Viola. Un incontro tra documentazione storica e linguaggio artistico che restituisce alla memoria dell’evento una dimensione visiva ed emotiva.
Domenica 8 novembre, alle 9, il programma si sposterà direttamente sull’Adige con un’uscita di soft rafting di circa dieci chilometri. Accompagnati dagli esperti di Trentino Wild e dagli educatori scientifici del MUSE, i partecipanti potranno osservare il territorio dalla prospettiva del fiume, approfondendo le trasformazioni del paesaggio, gli aspetti ecologici e le tracce lasciate dalle attività umane. L’esperienza, della durata di circa tre ore e mezza, è aperta dai sei anni; i minorenni dovranno essere accompagnati da un genitore. In caso di maltempo è previsto il recupero sabato 14 novembre 2026.
Le attività sono prenotabili attraverso la piattaforma del MUSE.
A sessant’anni dall’alluvione, il ricordo non si limita dunque alla commemorazione delle vittime. Le fotografie, i documenti, le testimonianze e le attività scientifiche diventano strumenti per comprendere quanto accaduto e interrogarsi sulle sfide attuali. Perché il rapporto tra uomo, acqua e territorio resta una questione aperta: conoscere le tragedie del passato significa anche prepararsi ad affrontare con maggiore consapevolezza i rischi del futuro.
Foto, Trento durante l’alluvione del 1966/c-Camillo Kier (1904-1979), Collezione degli eredi