Un accordo quinquennale tra la Provincia autonoma di Bolzano e la Libera Università di Bolzano punta a coniugare ricerca scientifica, formazione e innovazione tecnologica. Al centro l’utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale, la valorizzazione dei dati e lo sviluppo di servizi pubblici più efficienti, accessibili e sicuri.
L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una sfida tecnologica, ma una trasformazione culturale che coinvolge il modo di lavorare, amministrare e rapportarsi con i cittadini. È in questa prospettiva che la Provincia autonoma di Bolzano e la Libera Università di Bolzano intendono rafforzare la propria collaborazione, investendo nella ricerca, nella formazione e nello sviluppo di nuove competenze digitali.
Su proposta del presidente della Provincia, Arno Kompatscher, la Giunta provinciale ha approvato il 30 ottobre la bozza di una convenzione che definisce un quadro istituzionale per le attività congiunte nei settori delle tecnologie informatiche, della gestione e dell’analisi dei dati e dell’intelligenza artificiale. Un’intesa che punta a mettere in relazione il patrimonio di conoscenze del mondo accademico con le esigenze concrete della pubblica amministrazione.
L’obiettivo non è semplicemente introdurre nuove tecnologie negli uffici pubblici, ma costruire una cultura digitale consapevole, capace di utilizzare le opportunità dell’innovazione senza trascurare sicurezza, trasparenza, responsabilità e tutela delle persone. In questo percorso assume particolare importanza la formazione iniziale e continua dei dipendenti pubblici, chiamati a sviluppare competenze adeguate per comprendere e utilizzare correttamente gli strumenti di intelligenza artificiale.
La convenzione prevede anche attività di ricerca applicata nei campi dell’integrazione, della gestione e dell’analisi dei dati. Un patrimonio informativo che, se organizzato e utilizzato in modo appropriato, può contribuire a migliorare la qualità delle decisioni amministrative e rendere i servizi più vicini alle necessità della popolazione.
«Con questa collaborazione uniamo la competenza scientifica all’esperienza della pubblica amministrazione», afferma Josef T. Hofer, direttore dell’Agenzia per l’Alto Adige digitale (ADAS) e della Ripartizione Informatica della Provincia. La collaborazione intende creare le condizioni per un impiego progressivo e affidabile dei dati e dell’intelligenza artificiale, favorendo processi amministrativi digitali più efficaci e servizi pubblici migliori.
La trasformazione digitale, infatti, deve tradursi in benefici tangibili nella vita quotidiana. Tra le prospettive indicate figurano la semplificazione delle procedure burocratiche, servizi maggiormente personalizzati, una più ampia inclusione e un’assistenza calibrata sulle esigenze dei cittadini. A tutto questo si aggiunge un elemento fondamentale: rafforzare la fiducia della popolazione attraverso un utilizzo trasparente e responsabile delle nuove tecnologie.
Particolare attenzione sarà riservata anche alle implicazioni etiche, normative e organizzative dell’intelligenza artificiale, oltre che all’affidabilità dei sistemi utilizzati. L’innovazione, secondo questa impostazione, non può procedere senza una riflessione sulle responsabilità che comporta. La tecnologia deve rimanere uno strumento al servizio delle persone e non diventare un fattore di esclusione o di opacità nelle decisioni pubbliche.
Un altro obiettivo strategico riguarda l’aggiornamento costante dei principali attori provinciali sugli sviluppi della ricerca internazionale, sulle tecnologie emergenti e sulle questioni legate alla sovranità digitale. In un contesto nel quale le tecnologie evolvono rapidamente, disporre di competenze autonome e di capacità di valutazione rappresenta una condizione essenziale per governare il cambiamento.
Sul piano operativo, le attività nel settore dell’intelligenza artificiale saranno coordinate attraverso il Centro di competenza sull’IA istituito dall’ADAS, in raccordo con il Comitato etico per l’IA e con il LAB.ai di Informatica Alto Adige (IAA).
L’accordo avrà una durata iniziale di cinque anni e rappresenta un investimento nella costruzione di un ecosistema territoriale dell’innovazione, nel quale istituzioni, università e competenze professionali possano collaborare stabilmente.
La sfida più importante, tuttavia, sarà culturale prima ancora che tecnologica: imparare a utilizzare l’intelligenza artificiale senza rinunciare al pensiero critico, alla responsabilità e alla centralità della persona. Perché una pubblica amministrazione davvero innovativa non si misura soltanto dalla velocità dei suoi strumenti digitali, ma dalla capacità di offrire servizi più umani, accessibili e trasparenti.
Foto/c-USP/Claudia Corrent