Tocchi in aria e sogni nel futuro: a Trento 500 giovani festeggiano la laurea

Cerimonia di Laurea - Università di Trento © Teyssot/UniTrento

Una cerimonia carica di emozione, con il tradizionale lancio dei tocchi a suggellare la fine di un percorso e l’inizio di nuove avventure. Il rettore Flavio Deflorian e il testimonial Tommaso Moretti invitano i neolaureati a non temere il fallimento, a inseguire i propri desideri e ad avere il coraggio di immaginare un futuro diverso.

I tocchi sono volati in alto, accompagnati da parole festanti, mentre sullo sfondo il cielo assumeva i colori del crepuscolo. È stata una cerimonia delle lauree autunnale diversa dal solito quella celebrata dall’Università di Trento, quest’anno in un insolito orario pomeridiano per evitare la sovrapposizione con le manifestazioni previste nella giornata. Ma l’atmosfera è stata quella di sempre: gioia, orgoglio e commozione per un traguardo che segna la conclusione di un importante percorso di studi e, allo stesso tempo, l’apertura verso nuove possibilità.

Circa 500 neodottori e neodottoresse hanno ricevuto la pergamena di laurea triennale, trasformando Piazza Fiera in un grande palcoscenico di festa. L’evento si è aperto con l’ingresso del corteo accademico, composto dai rappresentanti dei Dipartimenti e dei Centri dell’Ateneo, sulle note del Gaudeamus igitur, l’inno internazionale universitario eseguito dalla Corale Polifonica e dall’Orchestra dell’Università di Trento.

A rivolgere il primo messaggio ai giovani laureati è stato il rettore Flavio Deflorian, che ha ricordato il doppio significato della laurea: da una parte la conclusione di anni di studio, impegno e sacrifici, condivisi spesso con le famiglie; dall’altra l’inizio di una nuova fase, ricca di opportunità e scelte da compiere. Al centro del suo intervento, il tema dell’imprenditorialità e, soprattutto, il rapporto con il fallimento.

In Italia, ha osservato Deflorian, i giovani laureati che scelgono di fondare un’impresa sono ancora una minoranza. Secondo un’indagine di qualche anno fa citata dal rettore, soltanto sette laureati su cento intraprendono questa strada nel corso della propria vita lavorativa. Un dato che evidenzia la distanza rispetto al panorama internazionale, nonostante chi possieda una laurea abbia maggiori probabilità di avviare un’attività rispetto alla media.

Non sono soltanto la burocrazia, la difficoltà di accesso ai capitali o la capacità di riconoscere le opportunità a frenare l’iniziativa imprenditoriale. C’è anche un ostacolo meno visibile, ma profondamente radicato: la paura di fallire. «In Italia – ha sottolineato il rettore – questa rappresenta un freno sottile e pervasivo. L’insuccesso è spesso vissuto come una macchia personale, mentre l’innovazione richiede di muoversi dove non tutte le risposte sono già disponibili».

Un messaggio rivolto direttamente ai neolaureati: l’università non può insegnare a evitare ogni errore, perché gli sbagli fanno parte della vita, ma può fornire un metodo per affrontare l’incertezza con spirito critico e trasformare le esperienze in conoscenza. «Qualunque strada sceglierete, siate sempre imprenditori della vostra vita. Abbiate il coraggio delle vostre scelte, imparate dagli errori e usate il vostro slancio per costruire un percorso di cui andare fieri», è stato l’augurio conclusivo di Deflorian.

A raccogliere il tema del coraggio e della capacità di mettersi in gioco è stato anche il testimonial di questa edizione, Tommaso Moretti, laureato in Filosofia all’Università di Trento nel 2009 e oggi presidente di No Panic, azienda di consulenza strategica in identità digitale. Nel suo intervento ha proposto una suggestiva metafora: quella della navigazione in mari sconosciuti, dove per orientarsi servono strumenti, ma soprattutto la capacità di scegliere la propria destinazione.

Moretti ha costruito il suo discorso attorno alla differenza tra considerare e desiderare. Nell’antichità, ha raccontato, chi doveva decidere se partire per un viaggio guardava le stelle, cercando nel cielo un segno per stabilire la propria rotta. «Cum sidera», da cui deriva considerare: leggere le stelle e accettare il responso. Ma a un certo punto qualcuno ha iniziato a sentire la mancanza di una stella che ancora non c’era, a immaginare un cielo diverso. «De-siderare, cioè sentire la mancanza di una stella che ancora manca. Volere un altro cielo. Sono passati duemila anni e la lingua non ha cambiato idea: chi considera accetta, chi desidera no».

Da qui la domanda che Moretti ha lasciato ai giovani: che cosa desiderate davvero? Per affrontare il viaggio ha indicato tre strumenti di navigazione: il sestante, per sapere dove ci si trova; il regolo, per tracciare la rotta attraverso la disciplina e le regole che ciascuno sceglie di darsi; e infine la mappa, costruita attraverso le storie di chi ci ha preceduto, ma con uno spazio bianco ancora tutto da esplorare. «Questo è il futuro – ha concluso – ecco cosa vuol dire desiderare: non accontentarsi del cielo che c’è, ma mettere una stella dove ancora manca».

Dopo l’esecuzione dell’Inno dell’Unione europea è arrivato il momento della consegna delle pergamene. A salire per primo sul palco è stato il gruppo del Collegio Bernardo Clesio, seguito dagli altri neolaureati e neolaureate. Per ciascuno, la foto di rito e la stretta di mano con il rettore Flavio Deflorian e la prorettrice vicaria Francesca Demichelis. Poi lo sguardo fiero verso la platea, dove familiari e amici hanno condiviso ogni emozione. Dietro ogni pergamena ci sono notti trascorse sui libri, esami, sacrifici, amicizie e nostalgie: frammenti di un’esperienza che da quel momento diventa parte del proprio bagaglio personale.

Il momento più atteso è arrivato con la proclamazione ufficiale pronunciata dal rettore Deflorian. A suggellare la giornata, il tradizionale lancio dei tocchi in aria, accompagnato dalle note dell’Hallelujah di Händel: un gesto simbolico e festoso che ha trasformato la conclusione del percorso universitario in un augurio collettivo per il futuro.

Alla cerimonia, organizzata dall’Università di Trento in collaborazione con la Provincia autonoma e il Comune di Trento, sono intervenuti anche i rappresentanti delle istituzioni. Il sindaco Franco Ianeselli ha invitato i giovani a riconoscere il proprio valore e a non limitare le proprie ambizioni alla dimensione professionale. «Non sottovalutatevi, non sottostimate il vostro ruolo e il vostro valore», ha esortato, ricordando l’importanza di impegnarsi anche per portare al centro dell’agenda politica temi come la giustizia sociale, la crisi climatica, la pace, la debolezza del diritto internazionale e le difficoltà della democrazia.

Il primo cittadino ha inoltre incoraggiato i neolaureati a non lasciarsi bloccare dalla paura di sbagliare e a concedersi la possibilità di riprovare. «Il mio augurio è di saper trasformare l’ansia in immaginazione, il patire in agire, l’insoddisfazione radicale in progetti concreti di cambiamento».

Un invito a mantenere un legame con il territorio è arrivato anche dal vicepresidente della Provincia autonoma di Trento e assessore provinciale all’Università e ricerca Achille Spinelli. La cerimonia, ha sottolineato, rappresenta un momento importante non soltanto per chi raggiunge un traguardo personale, ma per l’intera comunità, che vede concretizzarsi l’investimento nella conoscenza attraverso il rapporto tra ricerca, innovazione e mondo produttivo.

Spinelli ha invitato i giovani, ovunque li conducano le loro scelte professionali, a conservare un rapporto con l’Università e con il Trentino, un territorio che ha bisogno delle loro competenze e delle loro energie per continuare a svilupparsi. «Il mondo produttivo ci chiede di investire sempre di più nelle risorse umane per affrontare le sfide e le opportunità di oggi», ha affermato, ribadendo l’impegno a offrire prospettive professionali di qualità e spazio a chi desidera fare impresa o avviare progetti capaci di generare benessere per la collettività.

I circa 500 laureati presenti hanno concluso il percorso triennale tra il 1° aprile e il 30 settembre 2026. La maggior parte proviene dall’Italia, ma la platea riflette anche la dimensione internazionale dell’Ateneo, con studenti e studentesse originari, tra gli altri Paesi, di Moldavia, Ucraina, Germania, Argentina, Brasile, Colombia, Nigeria, Pakistan, Vietnam, Yemen, Cina e Mongolia.

I diplomi sono stati conseguiti nei Dipartimenti di Biologia cellulare, computazione e integrata; Economia e Management; Fisica; Facoltà di Giurisprudenza; Ingegneria civile, ambientale e meccanica; Ingegneria e Scienza dell’Informazione; Ingegneria industriale; Lettere e Filosofia; Matematica; Psicologia e Scienze cognitive; Sociologia e Ricerca sociale, oltre che al Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (C3A).

Ad accompagnare la cerimonia è stata la musica dal vivo della Corale Polifonica e dell’Orchestra dell’Università di Trento, ensemble composto da studentesse e studenti, docenti e personale dell’Ateneo, diretto dal professor Marco Gozzi. Il servizio di interpretariato in Lingua dei segni italiana (Lis) è stato curato dall’Ente nazionale sordi Onlus (Ens).

La cerimonia è stata trasmessa in diretta sul canale YouTube dell’Università di Trento. Il video è disponibile all’indirizzo https://event.unitn.it/cerimonia-laurea/.

Una giornata di festa che ha celebrato un traguardo importante, ma soprattutto ha consegnato ai nuovi laureati un messaggio da portare con sé: non basta sapere leggere le stelle che già illuminano il cielo. A volte bisogna avere il coraggio di immaginarne una nuova.

Foto, la cerimonia di laurea dell’Università di Trento: i neolaureati festeggiano il traguardo raggiunto con il tradizionale lancio dei tocchi in aria