Energia alle stelle, imprese sotto pressione: Confindustria chiede interventi urgenti

Il caro-gas mette a rischio la competitività delle aziende italiane, già penalizzate rispetto ai concorrenti europei e internazionali. Confindustria Alto Adige sollecita investimenti nelle rinnovabili, infrastrutture moderne, sgravi fiscali e meno burocrazia.

Il costo dell’energia torna a pesare sui bilanci delle imprese e riaccende il dibattito sulla competitività del sistema produttivo. Il prezzo del gas ha superato nei giorni scorsi i 100 euro al megawattora, arrivando a livelli quasi tripli rispetto a un anno fa. Una crescita alimentata anche dall’instabilità geopolitica, che si riflette direttamente sui costi sostenuti dalle aziende. A risentirne in modo particolare è l’Italia, dove il prezzo dell’energia elettrica dipende dal gas in misura maggiore rispetto ad altri Paesi europei.

A lanciare l’allarme è Confindustria Alto Adige, secondo cui il caro-energia sta progressivamente riducendo i margini di competitività delle imprese sui mercati internazionali. «I costi energetici stanno erodendo la capacità di competere delle nostre imprese sui mercati internazionali. Non solo nel confronto con le aziende di altri Paesi europei, ma soprattutto di Cina e Usa», sottolinea il presidente Alexander Rieper.

La questione, secondo l’associazione, richiede interventi su più livelli e una strategia di lungo periodo. Per ridurre la dipendenza energetica da altre aree del mondo, l’Europa è chiamata ad accelerare gli investimenti nelle fonti rinnovabili e a perseguire la realizzazione di un vero mercato unico dell’energia, con l’obiettivo di contenere i prezzi e garantire condizioni più omogenee alle imprese europee.

Un percorso che riguarda da vicino anche l’Alto Adige. Gli aumenti delle quotazioni di gas e petrolio, secondo Thomas Brandstätter, delegato all’energia nel Consiglio di Presidenza di Confindustria Alto Adige, devono diventare uno stimolo a rafforzare ulteriormente lo sviluppo delle energie rinnovabili sul territorio. «Saranno necessari investimenti pubblici e misure che incentivino quelli privati», afferma.

La transizione energetica, tuttavia, non può basarsi soltanto sull’aumento della produzione da fonti rinnovabili. Per rendere il sistema più affidabile e flessibile occorre intervenire anche sulle infrastrutture: dalle reti di trasmissione moderne alle tecnologie per lo stoccaggio dell’energia. L’obiettivo è garantire alle imprese una disponibilità di energia pulita e sicura a prezzi competitivi, elemento che Confindustria considera strategico per rafforzare il comparto industriale.

Accanto agli investimenti strutturali, l’associazione chiede però misure immediate per sostenere le aziende nell’attuale fase di pressione sui costi. La proposta è sviluppare una politica industriale organica a livello europeo, nazionale e provinciale, capace di migliorare le condizioni in cui operano le imprese. Nel breve periodo, secondo Rieper, si potrebbe intervenire attraverso sgravi fiscali e una concreta semplificazione burocratica.

Il presidente di Confindustria Alto Adige richiama inoltre l’attenzione sulle maggiori entrate generate dagli elevati prezzi dell’energia: risorse che, nella sua proposta, il governo dovrebbe utilizzare per alleggerire gli oneri a carico delle imprese e accelerare gli investimenti nella decarbonizzazione.

La richiesta degli industriali altoatesini si muove dunque su due orizzonti: da un lato interventi tempestivi per contenere l’impatto del caro-energia, dall’altro una strategia di lungo periodo che punti su rinnovabili, infrastrutture e sicurezza degli approvvigionamenti. Una sfida che riguarda non soltanto il costo delle bollette, ma anche la capacità delle imprese di continuare a investire, produrre e competere sui mercati internazionali.

Foto, Alexander Rieper e Thomas Brandstätter