Il Comune avvia un progetto biennale per recuperare gli immobili inutilizzati, sostenere le ristrutturazioni e favorire l’accesso ad alloggi e spazi per le attività economiche. Un’iniziativa che punta a preservare il patrimonio edilizio esistente e a rendere più vitale il paese.
Gli edifici inutilizzati rappresentano una risorsa spesso trascurata, ma anche una sfida per le comunità locali. Mentre cresce la necessità di alloggi a prezzi accessibili e di spazi per le attività economiche, immobili vuoti e locali abbandonati rischiano di perdere valore, con conseguenze per i proprietari e per l’intero paese. A Luson si cerca di invertire questa tendenza attraverso una gestione attiva degli immobili sfitti e un accompagnamento concreto a chi desidera recuperarli e riutilizzarli.
Il tema è stato al centro di una serata informativa organizzata martedì su invito della sindaca Carmen Plaseller e di Evelyn Hinteregger, responsabile comunale della gestione degli immobili sfitti. L’incontro ha permesso a proprietarie e proprietari di conoscere le conseguenze del mancato utilizzo degli edifici e le opportunità disponibili per rimetterli in funzione. Il progetto, sostenuto dalla Piattaforma per il rurale, accompagnerà il Comune per due anni.
Un patrimonio da valorizzare
Quando un edificio rimane vuoto a lungo, il tempo può comprometterne la struttura. Umidità e degrado rendono gli interventi di recupero sempre più complessi e costosi, spingendo spesso a rimandare le decisioni e gli investimenti alla generazione successiva. Ma gli effetti non riguardano soltanto i proprietari: la presenza di immobili inutilizzati può tradursi in meno abitazioni disponibili, negozi chiusi e una progressiva perdita di luoghi d’incontro. Il centro abitato si impoverisce, mentre altrove si continua a costruire, consumando nuovo suolo.
Luson vuole affrontare il problema in modo strutturato. Il Comune è tra i primi in Alto Adige ad aver introdotto una figura dedicata alla gestione degli immobili sfitti. Il censimento realizzato nell’ambito del programma di sviluppo comunale ha individuato 62 edifici completamente o parzialmente inutilizzati, tra cui circa 50 alloggi.
«Questi dati ci hanno fatto riflettere e ci hanno spinto ad agire concretamente per contrastare questa tendenza», spiega Evelyn Hinteregger, che rappresenta ora un punto di riferimento per chi possiede immobili vuoti e per chi è alla ricerca di abitazioni, locali commerciali o altri spazi.
Dalla consulenza a nuove forme di utilizzo
L’obiettivo non è limitarsi a registrare gli immobili inutilizzati, ma accompagnare personalmente i proprietari nella valutazione delle possibilità di recupero. Hinteregger fornisce informazioni sulle diverse forme di utilizzo, facilita l’accesso a consulenze specialistiche e contribuisce a mettere in contatto domanda e offerta.
Nel corso dei due anni di progetto, la Piattaforma per il rurale sosterrà il Comune con iniziative di informazione e sensibilizzazione, attività formative e la creazione di una rete di contatti. È previsto anche l’avvio di un servizio locale di consulenza sulle ristrutturazioni, insieme a nuovi incontri e alla sperimentazione di modalità alternative di utilizzo degli spazi. Tra queste figura l’occupazione temporanea di locali sfitti per iniziative sociali, culturali ed economiche: un modo per mettere alla prova nuove idee e creare le condizioni per un impiego stabile degli immobili.
Un ruolo importante è affidato alla consulenza tecnica. Durante la serata sono stati presentati i servizi di «Südtirol saniert», l’iniziativa dedicata all’assistenza per costruire e ristrutturare. Le consulenze energetiche e sugli interventi edilizi offrono, a costi contenuti, indicazioni sullo stato degli edifici, sulle possibilità di recupero, sull’impegno necessario e sulle spese da prevedere.
L’architetto Alexander Karnutsch ha ricordato quanto sia importante partire dagli obiettivi e dalle esigenze individuali prima di decidere come intervenire. «Vogliamo partire dalla situazione e dalle esigenze di ciascun proprietario. Insieme valutiamo come desidera utilizzare il proprio edificio in futuro, che cosa è possibile fare e quanto può e vuole investire. Così troviamo una soluzione adatta alle sue esigenze», ha spiegato.
Alloggi accessibili e maggiori garanzie per chi affitta
Un’altra opportunità è stata illustrata da Alexander Nitz della cooperativa di comunità bcoop di Bressanone, che ha presentato hab*itable. Il progetto mette in contatto chi dispone di abitazioni sfitte con persone che incontrano difficoltà a trovare casa sul normale mercato degli affitti.
Il servizio offre un accompagnamento personalizzato e un fondo di garanzia contro i mancati pagamenti, strumenti pensati per ridurre i rischi e dare maggiori tutele ai proprietari. L’iniziativa è attiva in tutta la Valle Isarco ed è disponibile anche a Luson. Il confronto con i partecipanti alla serata ha confermato l’urgenza di trovare soluzioni per garantire l’accesso ad alloggi a prezzi sostenibili.
Una risorsa per l’intera comunità
Recuperare gli edifici esistenti significa preservarne il valore, contenere i costi che potrebbero derivare dal degrado e, per i proprietari, creare nuove possibilità di reddito. Allo stesso tempo, chi cerca spazi può trovare una casa o un locale in cui sviluppare un’attività o realizzare un progetto.
I benefici si estendono all’intera comunità: un centro più vivo, nuovi luoghi d’incontro e maggiori opportunità per l’economia locale, senza dover ricorrere al consumo di ulteriori superfici. Con il progetto dedicato agli immobili sfitti, Luson punta quindi a trasformare un problema in un’occasione di sviluppo sostenibile, dimostrando come gli edifici già presenti possano tornare a essere spazi per abitare, vivere e lavorare.
Foto/c-Piattaforma per il rurale/Simon Profanter