
Centoventi immagini e nove sezioni per riscoprire lo sguardo di uno dei grandi maestri della fotografia italiana. La mostra “Mondi da abitare” mette in dialogo architettura, paesaggio urbano e vita quotidiana, svelando la forza compositiva e sociale delle sue opere.
Il rapporto tra gli spazi e le persone che li vivono è il filo conduttore di Mondi da abitare, la nuova mostra inaugurata al Mart di Rovereto e dedicata a Gianni Berengo Gardin, tra i fotografi italiani più celebri e amati del Novecento, scomparso un anno fa. Un’esposizione che invita a guardare le sue fotografie da una prospettiva inedita, soffermandosi non soltanto sul loro valore documentario, ma anche sulla raffinata costruzione delle immagini e sulla visione urbanistica che le attraversa.
Il progetto espositivo è curato da Micol Forti, direttrice del Mart, Gabriele Lorenzoni, curatore del museo, e Alessandra Mauro, direttrice editoriale di Contrasto. Attraverso una selezione di 120 fotografie provenienti dall’Archivio di famiglia, articolata in nove sezioni, il percorso ripercorre il lavoro dell’autore dagli anni Cinquanta al 2013, mettendo in luce la sua capacità di osservare e interpretare l’ambiente costruito, le trasformazioni delle città e le dinamiche della vita collettiva.
Architettura e quotidianità, un unico racconto
In Mondi da abitare, gli edifici e gli spazi urbani non sono semplici sfondi: diventano parte integrante della narrazione fotografica. Berengo Gardin osserva la disposizione geometrica dei luoghi, i volumi architettonici, l’alternanza di pieni e vuoti, restituendo immagini nelle quali rigore compositivo e sensibilità umana convivono in equilibrio.
Accanto alla struttura degli ambienti emerge infatti il cosiddetto “fattore umano”: le persone che attraversano le strade, abitano gli edifici, lavorano, giocano e compiono i gesti ordinari della vita. È la presenza umana a dare significato agli spazi, trasformando l’architettura e il paesaggio urbano in scenari vivi, attraversati da relazioni e cambiamenti.
La mostra evidenzia così una delle caratteristiche più profonde della fotografia di Berengo Gardin: la capacità di documentare la realtà senza rinunciare a una precisa visione autoriale. Ogni immagine nasce da uno sguardo attento, capace di cogliere insieme l’organizzazione formale dei luoghi e le tracce della vita che li anima.
Lo sguardo sui grandi progetti architettonici
Un ruolo importante nel percorso è riservato anche al lavoro di documentazione svolto nei cantieri di grandi progetti architettonici, realizzati da professionisti con cui il fotografo ha condiviso rapporti di amicizia e collaborazione, tra cui Renzo Piano. Un’attività che testimonia il suo interesse per le trasformazioni del territorio e per il modo in cui le scelte progettuali incidono sull’esperienza delle persone.
Le immagini restituiscono una visione dell’architettura che va oltre la forma dell’edificio: lo spazio viene osservato nella sua relazione con la società, con il lavoro e con le abitudini quotidiane. I mondi raccontati da Berengo Gardin sono dunque luoghi concreti, ma anche visioni poetiche, nelle quali la precisione dello sguardo si accompagna alla capacità di suggerire significati più ampi.
Una mostra che invita alla riflessione
All’inaugurazione è intervenuta anche l’assessora Francesca Gerosa, che ha sottolineato l’attualità del messaggio del fotografo e il valore culturale dell’esposizione.
«Quelle di Gianni Berengo Gardin sono immagini di estrema attualità che mettono in relazione spazi e geometrie con le comunità che li abitano. Un messaggio, questo, che invita alla riflessione», ha dichiarato Gerosa, spiegando di aver voluto essere presente alla presentazione perché «le mostre stimolano lo spirito critico e danno vita al dibattito, qualcosa che si rivela sempre di grande utilità per tutti i cittadini».
L’assessora ha inoltre rivolto i complimenti alla direttrice del Mart, Micol Forti, ringraziando la famiglia dell’artista per aver contribuito a portare in Trentino un progetto espositivo di alta qualità.
Con Mondi da abitare, il Mart propone quindi un’occasione per riscoprire l’opera di un grande interprete della fotografia italiana e, al tempo stesso, per riflettere sul significato degli spazi condivisi. Attraverso le immagini di Berengo Gardin, la città si rivela non soltanto come insieme di edifici e geometrie, ma come luogo di relazioni, esperienze e storie umane.
Foto, Mart Rovereto, Jacopo Salvi, 2026