Ritardo aereo, la compagnia non può più dire «è colpa del traffico»: cosa cambia per i passeggeri

La Corte UE chiarisce le regole sui voli in ritardo: le restrizioni al traffico aereo non bastano, da sole, a evitare il pagamento della compensazione. Ecco quando si può chiedere un indennizzo.

Hai perso ore in aeroporto e la compagnia aerea ti ha risposto che la colpa era del controllo del traffico aereo? Adesso dovrà dimostrare qualcosa di più. Con una sentenza dell’8 ottobre 2026, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito che una decisione di gestione del traffico aereo non costituisce automaticamente una circostanza eccezionale sufficiente a esonerare il vettore dal pagamento della compensazione.

La pronuncia, relativa alla causa C-108/26 RX, rafforza la tutela dei passeggeri e introduce un chiarimento importante per chi si trova a contestare un ritardo prolungato. Il semplice richiamo a restrizioni dello spazio aereo o a decisioni delle autorità di controllo non è sufficiente: occorre valutare le cause che hanno determinato quelle misure e verificare se possano davvero essere considerate eccezionali. La sentenza ufficiale della Corte UE chiarisce inoltre che, per la prima volta, la Corte ha annullato una precedente decisione del Tribunale dell’Unione europea nell’ambito di un riesame pregiudiziale.

La vicenda: oltre tre ore di ritardo e un aereo guasto

Al centro del caso c’è una passeggera che nel luglio 2023 doveva volare da Smirne, in Turchia, a Varsavia, in Polonia. Il volo è arrivato a destinazione con oltre tre ore di ritardo.

L’aeromobile aveva già accumulato un ritardo durante il precedente collegamento tra Katowice e Smirne, a causa di una decisione di gestione del traffico aereo legata a restrizioni dello spazio aereo di Ungheria e Romania, introdotte per condizioni meteorologiche avverse. Una volta atterrato a Smirne, il velivolo aveva inoltre riportato un guasto tecnico, la cui riparazione aveva richiesto più di due ore.

La passeggera aveva chiesto la compensazione prevista dalla normativa europea, pari a 400 euro nel caso in esame. Il giudice polacco doveva stabilire se, sottraendo dal ritardo complessivo il tempo attribuibile alla gestione del traffico aereo, il volo sarebbe arrivato con meno di tre ore di ritardo, facendo così venir meno il presupposto per l’indennizzo.

Quando la compagnia può rifiutare la compensazione?

La Corte UE ha ribadito che non basta dimostrare l’esistenza di una decisione delle autorità aeronautiche per invocare automaticamente le cosiddette circostanze eccezionali.

Le compagnie aeree devono confrontarsi regolarmente con decisioni di gestione del traffico e, proprio per questo, è necessario esaminare le circostanze concrete che le hanno provocate. Solo se l’evento all’origine della misura presenta i requisiti richiesti dalla normativa, risultando estraneo alla normale attività del vettore e fuori dal suo effettivo controllo, può essere valutata un’esenzione dall’obbligo di compensazione.

La sentenza affronta anche i casi in cui il ritardo dipenda da più fattori. Se concorrono un evento eccezionale e altre cause, il giudice deve distinguere il tempo riconducibile alle diverse circostanze, senza attribuire automaticamente l’intero ritardo all’evento straordinario.

In sostanza, la compagnia deve motivare e dimostrare concretamente perché ritiene di non dover pagare. Una risposta generica sulla congestione del traffico aereo non chiude la questione.

Ritardo superiore a tre ore: quanto puoi ottenere?

Il riferimento normativo è il Regolamento europeo 261/2004, che disciplina la compensazione e l’assistenza ai passeggeri in determinate situazioni di ritardo, cancellazione e negato imbarco.

In linea generale, quando ricorrono i requisiti previsti, un ritardo di almeno tre ore all’arrivo può dare diritto a una compensazione economica. L’importo dipende dalla distanza del volo:

  • 250 euro per le tratte fino a 1.500 chilometri;
  • 400 euro per i voli intracomunitari oltre 1.500 chilometri e per le altre tratte comprese tra 1.500 e 3.500 chilometri;
  • 600 euro per le altre tratte oltre 3.500 chilometri.

Il diritto non è automatico in ogni situazione: contano la tratta, il vettore, il ritardo effettivo all’arrivo e l’eventuale presenza di circostanze eccezionali debitamente dimostrate. Per i voli in partenza da un Paese extra UE, come la Turchia, occorre inoltre verificare le condizioni di applicabilità del regolamento, tra cui la compagnia che opera il volo.

È importante distinguere la compensazione dalla restituzione del prezzo del biglietto: si tratta di tutele differenti, soggette a condizioni specifiche.

Che cosa fare se ti negano il rimborso?

Dopo un ritardo importante, è consigliabile conservare la carta d’imbarco, la conferma della prenotazione, le comunicazioni ricevute dalla compagnia e ogni documento utile a ricostruire l’orario effettivo di arrivo. Se la richiesta viene respinta per presunte restrizioni del traffico aereo, è opportuno chiedere una spiegazione precisa delle cause del disservizio e verificare se siano supportate da elementi concreti.

La sentenza non garantisce un indennizzo a tutti i passeggeri che arrivano in ritardo, ma chiarisce un punto fondamentale: non basta invocare genericamente il traffico aereo per negare la compensazione.

Per i viaggiatori europei è un chiarimento importante, perché rafforza la necessità di valutare ogni caso sulla base delle sue reali circostanze. E per chi ha subito un ritardo superiore alle tre ore, significa che una risposta negativa della compagnia non deve essere considerata necessariamente l’ultima parola.