Agli Stati Generali dell’Autotrasporto, Mirko Siviero di CNA Fita Trentino-Alto Adige chiede una strategia condivisa tra Italia, Austria e Germania. Sul tavolo sei proposte: dai pedaggi variabili agli studi scientifici su traffico ed emissioni.
Due milioni e 400 mila camion all’anno, milioni di automobilisti e un corridoio strategico per il trasporto delle merci in Europa. Il Brennero è uno snodo fondamentale per la logistica continentale, ma le restrizioni al transito, le code e i lavori infrastrutturali continuano a pesare sulle imprese. Da Roma, agli Stati Generali delle Associazioni di categoria dell’autotrasporto, arriva quindi una richiesta precisa: superare la gestione a colpi di divieti e costruire una strategia europea per governare il traffico.
A rilanciarla è Mirko Siviero, presidente di CNA Fita Trentino-Alto Adige e delegato CNA Fita per i valichi alpini, intervenuto al tavolo dedicato alle politiche europee. Per Siviero, il problema non riguarda soltanto i territori attraversati dall’asse alpino, ma l’intero sistema produttivo e logistico italiano.
«Il Brennero non è una questione esclusivamente regionale, ma uno dei principali corridoi del mercato unico europeo», sottolinea Siviero. «Le restrizioni che ne limitano l’utilizzo producono conseguenze sull’intero sistema logistico, sulle imprese di trasporto e sulla competitività dell’industria italiana».
Tra divieti, code e costi per le imprese
Nel 2025, secondo i dati riportati da CNA Fita, il corridoio del Brennero è stato attraversato da 2,4 milioni di camion e 12 milioni di autovetture. La sovrapposizione delle limitazioni austriache al transito, del sistema di dosaggio dei mezzi pesanti e dei lavori sul ponte Lueg contribuisce a rendere più complessa la gestione dei flussi, con ritardi, maggiori costi operativi e difficoltà nella pianificazione dei viaggi.
Il conto economico è pesante: le stime di Uniontrasporti citate dall’associazione indicano in oltre 1,8 miliardi di euro i danni subiti dalle imprese italiane di trasporto merci negli ultimi cinque anni, ai quali si aggiungono le conseguenze delle limitazioni infrastrutturali.
La posizione di CNA Fita è che la regolazione del traffico debba basarsi su dati verificabili, sulla capacità effettiva dell’infrastruttura e su un coordinamento tra i Paesi coinvolti. Non si tratta, precisa Siviero, di ignorare le esigenze ambientali e la tutela delle comunità locali, ma di individuare misure che tengano insieme sostenibilità, sicurezza stradale e continuità delle attività economiche.
Le sei proposte per cambiare rotta
Il documento presentato agli Stati Generali individua sei direttrici d’intervento per arrivare a una gestione più coordinata dell’asse Monaco-Brennero-Verona.
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Un tavolo trilaterale Italia-Austria-Germania, con il possibile coinvolgimento della Commissione europea, per affrontare in modo unitario il funzionamento del corridoio.
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Uno studio scientifico indipendente sulle emissioni, per confrontare l’impatto ambientale del traffico regolare con quello prodotto da code, soste prolungate e ripartenze.
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Un’analisi della capacità effettiva nelle 24 ore, così da valutare quanti veicoli possano transitare attraverso l’infrastruttura con una programmazione continuativa, senza concentrare i flussi in finestre temporali ristrette.
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Pedaggi variabili per fascia oraria sull’A22, da valutare per camion e autovetture, con tariffe più basse nelle ore meno congestionate e più alte nei momenti di punta. L’ipotesi comprende anche possibili incentivi legati alle prestazioni ambientali dei veicoli, nel rispetto delle norme europee.
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L’estensione del progetto BrennerLEC all’intero corridoio, valorizzando l’esperienza della gestione dinamica dei limiti di velocità per migliorare la fluidità e contenere le emissioni.
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Uno studio economico e giuridico sulle restrizioni in Tirolo, per valutare gli eventuali effetti sulla concorrenza e sulle diverse condizioni di accesso alle infrastrutture per gli operatori locali e le imprese di transito.
Traffico fluido o blocchi: l’impatto ambientale da misurare
Uno dei punti centrali della proposta riguarda proprio il rapporto tra circolazione e tutela ambientale. Secondo CNA Fita, non è possibile presumere che fermare o rallentare i veicoli produca automaticamente benefici sul fronte delle emissioni. Code, motori al minimo e continue ripartenze possono incidere sui consumi: per questo l’associazione chiede uno studio indipendente che confronti scientificamente gli effetti delle diverse modalità di gestione del traffico.
La proposta arriva mentre è in corso la controversia tra Italia e Austria davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea sulle restrizioni al transito dei mezzi pesanti. Per CNA Fita, il confronto politico e tecnico tra i Paesi interessati dovrebbe procedere parallelamente al procedimento giudiziario, senza attendere necessariamente la decisione definitiva prima di cercare soluzioni condivise.
«Non chiediamo di ignorare i problemi ambientali o le esigenze delle comunità locali. Chiediamo di affrontarli con strumenti efficaci, misurabili e condivisi», conclude Siviero. «La priorità deve essere conoscere la capacità reale del corridoio, distribuire meglio i flussi e individuare soluzioni che tutelino insieme ambiente, sicurezza e lavoro».
Il messaggio dell’associazione è chiaro: per il Brennero la sfida non è soltanto decidere chi può passare e quando, ma individuare un sistema di gestione capace di coordinare infrastrutture, traffico e necessità delle imprese su scala europea.
Foto, da sinistra Mirko Siviero, presidente CNA Fita Trentino Alto Adige, agli Stati generali dell’Autotrasporto insieme a Michele Santoni, presidente di CNA Fita Nazionale, Matteo Fabbri, Davide Pecci e Mauro Concezzi