Caro carburanti, CNA Alto Adige chiede interventi urgenti alla Provincia. Dai trasportatori agli edili, dai serramentisti agli impiantisti: aumentano i costi e le imprese sono costrette a rivedere organizzazione, preventivi e investimenti.
Il caro carburanti torna a pesare pesantemente sulle imprese altoatesine. E questa volta l’allarme non riguarda soltanto il mondo dell’autotrasporto. A pagare il conto del gasolio e della benzina sempre più cari sono anche piccole e micro imprese che, per lavorare, devono necessariamente spostarsi con furgoni, autocarri e altri mezzi aziendali.
A raccogliere la preoccupazione delle imprese è CNA Alto Adige Südtirol, che chiede alla Provincia interventi urgenti per contenere l’impatto dei rincari.
“La Provincia Autonoma di Bolzano non determina i prezzi del carburante alla pompa e non può modificare le accise stabilite dallo Stato”, ricorda Cristiano Cantisani, presidente di CNA Alto Adige Südtirol. Ma, sottolinea, lo Statuto di autonomia assegna alla Provincia nove decimi del gettito delle accise su benzina, gasolio e GPL per autotrazione venduti sul territorio provinciale.
Da qui la richiesta di non limitarsi a osservare l’aumento dei prezzi, ma di intervenire. “Chiediamo alla Giunta provinciale – spiega Cantisani – di analizzare le ragioni degli elevati prezzi praticati in Alto Adige, addirittura superiori alla media nazionale, di informare le autorità competenti sui controlli e di valutare misure territoriali a favore delle imprese”.
Sul tavolo ci sono diverse ipotesi: ristori compensativi per le aziende, incentivi per accelerare il rinnovo del parco mezzi con veicoli a mobilità ecologica e, soprattutto, una possibile riduzione territoriale delle accise concordata con lo Stato.
“Stato e Provincia potrebbero concordare una riduzione dell’accisa applicata in Alto Adige, facendo sì che la minore entrata statale venga compensata, in tutto o in parte, dalla Provincia”, propone il presidente di CNA. Un modello potrebbe essere quello del Friuli Venezia Giulia, che attraverso risorse proprie sostiene le imprese con ristori a fondo perduto e finanzia uno sconto diretto alla pompa per i cittadini residenti.
Dai taxi ai camion, il carburante pesa fino al 30%
L’impatto più pesante si registra naturalmente nelle attività in cui il carburante rappresenta una quota significativa dei costi aziendali. Per taxi e Ncc, ad esempio, la questione è già arrivata sul tavolo delle tariffe.
I tassisti potrebbero dover intervenire almeno sui servizi extraurbani, d’intesa con i Comuni, mentre gli Ncc possono adeguare autonomamente i propri tariffari. Parallelamente, CNA indica come strada da incentivare il ricambio delle flotte, favorendo l’acquisto di veicoli elettrici o ibridi attraverso contributi provinciali.
Nel trasporto merci il peso del carburante sui costi aziendali può superare il 30%. Il ritocco delle tariffe e il credito d’imposta straordinario hanno permesso di superare la precedente crisi di liquidità, che a maggio aveva portato la categoria vicino al fermo. Ma oggi, con il nuovo peggioramento del quadro, l’emergenza torna a farsi sentire.
Per CNA, un intervento strutturale sulle accise per le categorie professionali sarebbe la soluzione più efficace. A livello provinciale, invece, si potrebbe ipotizzare un ristoro calcolato sui litri consumati o sui chilometri percorsi, eventualmente differenziato in base alle diverse categorie.
Ma il problema riguarda anche chi non fa l’autotrasportatore
È proprio questo uno degli aspetti sui quali CNA vuole accendere i riflettori.
Il rincaro del carburante colpisce infatti tutte quelle imprese che utilizzano furgoni e mezzi pesanti per conto proprio. In media, l’aumento incide tra il 6 e il 10% sui costi complessivi.
I numeri rendono bene l’idea.
Una piccola impresa edile, di impiantistica, manutenzione o produzione – serramentisti, vetrai, fabbri, carpentieri – con cinque dipendenti, tre furgoni e un autocarro può percorrere circa 60 mila chilometri all’anno, con un consumo medio di 10 chilometri al litro.
Con il gasolio passato da 1,80 a 2,27 euro al litro, la maggiore spesa annuale supera i 1.800 euro. A 120 mila chilometri si arriva a circa 3.600 euro in più, mentre con 200 mila chilometri si sfiorano i 6.000 euro.
Numeri che per una piccola impresa possono fare la differenza.
“La soluzione adottata in azienda? Vendo un camion – racconta il titolare di un’azienda edile – e cerco di riorganizzare il lavoro con meno mezzi e ottimizzare i costi”.
Un altro imprenditore del settore è ancora più diretto: “Non abbiamo soluzioni alternative, il costo del carburante è aumentato del 30% su base mensile e abbiamo attrezzature e mezzi che devono rimanere in movimento. Percorriamo gli stessi chilometri di un autotrasportatore, senza alcun ristoro”.
Preventivi da rifare, trasferte da valutare
Il caro carburante sta cambiando anche il modo in cui le imprese fanno i conti con i clienti.
Il titolare di una vetreria racconta di valutare oggi con maggiore attenzione le richieste di lavoro fuori provincia, inserendo il costo del carburante nei preventivi. Il problema, però, riguarda soprattutto i lavori già acquisiti.
“Se i costi non vengono riconosciuti, siamo costretti a verificare la fattibilità di un incarico che contempli numerose trasferte. Senza contare che per i lavori già in essere non possiamo ritoccare i preventivi. Rischiamo di rimetterci per non perdere il cliente”.
Stessa situazione per i serramentisti. “Sui nuovi contratti calcoliamo i rincari, il problema sono i vecchi preventivi. In alcuni casi ci stiamo rimettendo ma non abbiamo soluzioni”.
E così anche le piccole imprese sono costrette a cambiare organizzazione. Si accorpano gli interventi, si pianificano con maggiore attenzione le trasferte, si cerca di utilizzare lo stesso mezzo per coprire più lavori nella stessa zona.
“Con lo stesso furgone cerchiamo di coprire aree omogenee – spiega il titolare di un’azienda di impianti elettrici – e con grande onestà e trasparenza dobbiamo chiedere un contributo aggiuntivo al cliente anche quando facciamo un semplice sopralluogo”.
Il carburante, insomma, non è più soltanto una voce di costo tra le altre. Per molte piccole imprese altoatesine sta diventando un fattore che condiziona direttamente il lavoro, i preventivi, gli spostamenti e perfino le scelte sul futuro del parco mezzi.
Da qui l’appello di CNA alla Provincia: intervenire prima che il pieno diventi, per le imprese, un costo impossibile da sostenere.
Foto, Cristiano Cantisani, presidente di CNA Alto Adige Südtirol