Harry Potter e gli altri: il segreto del fenomeno intergenerazionale delle saghe

C’è una domanda che vale la pena porsi guardando i ragazzi di oggi: perché continuano a innamorarsi di storie nate decenni fa? Per provare a rispondere dobbiamo partire da un nome. Anzi, da un nome e da un cognome: Harry Potter.

Nato come saga letteraria alla fine degli anni Novanta, con sette libri firmati J.K. Rowling, il maghetto di Hogwarts è diventato negli anni Duemila un fenomeno cinematografico con otto film, capaci di attraversare tre generazioni senza perdere presa. Oggi il ciclo si rinnova ancora: HBO ha annunciato l’arrivo di una nuova serie televisiva, Harry Potter e la Pietra Filosofale, in debutto il 25 dicembre 2026 su HBO Max (non ancora nota invece la data italiana), con un progetto che punta a coprire l’intera saga in dieci stagioni, una per ogni romanzo. Un cast quasi interamente nuovo, con Dominic McLaughlin, Arabella Stanton e Alastair Stout nei ruoli di Harry, Hermione e Ron, che promette di riportare il pubblico a Hogwarts con un formato più fedele ai libri e una narrazione distesa nel tempo, pensata proprio per chi è cresciuto con lo streaming seriale piuttosto che con le sale cinematografiche.

Così le generazioni si legano, si mescolano, si uniscono. È la forza delle saghe, il segreto della serialità. E non stiamo certo parlando di un caso isolato: Harry Potter è stato l’apripista di un fenomeno molto più ampio che mette insieme Millennials, Gen Z e Gen Alpha. Gli Avengers e più in generale l’universo della Marvel hanno insegnato a intere generazioni a seguire una trama che si sviluppa su decine di film collegati tra loro. Stranger Things, con la sua estetica anni Ottanta rivisitata, ha conquistato tanto i nostalgici quanto un pubblico giovanissimo che quegli anni non li ha mai vissuti. Squid Game ha dimostrato come una serie possa trasformarsi in un linguaggio condiviso globale, tra meme, costumi di Halloween e citazioni virali. E ancora, il fenomeno Percy Jackson, passato dai libri alla serie Disney+, ripete lo stesso schema del mago con la cicatrice: mitologia, amicizia, crescita, in un mix che funziona indipendentemente dall’epoca.

C’è poi un ambito meno ovvio in cui le saghe mostrano la loro presa culturale: quello del gambling online. Non è raro trovare slot machine costruite attorno a un immaginario epico e seriale, capace di richiamare la struttura delle grandi saghe cinematografiche. Un esempio emblematico è Book of Ra Deluxe, uno dei titoli più noti nel panorama delle slot a tema, ambientato in un contesto egizio che richiama l’estetica avventurosa di saghe come Indiana Jones o La Mummia. Anche qui, il giocatore non si limita a girare i rulli: viene accompagnato in un piccolo “viaggio narrativo”, fatto di simboli ricorrenti, un protagonista riconoscibile e un’atmosfera che imita, in scala ridotta, la costruzione di mondo tipica delle grandi saghe.

Che si tratti di un libro, di un film o di una slot machine, il meccanismo di fondo resta lo stesso. Perché le saghe, in fondo, fanno questo: ci appassionano, ci coinvolgono, ci legano. Ci fanno sentire parte di una comunità, che riconosce personaggi, termini, segreti, curiosità. Ci fanno sentire meno soli. E funziona, soprattutto in questi tempi così rapidi, così frenetici del mondo di internet.