Sovraffollamento, organico ridotto e una struttura inadeguata: dopo il sopralluogo di Ferragosto, i Verdi rilanciano la richiesta di un provveditorato penitenziario per il Trentino-Alto Adige
«Noi ora torniamo fuori, ma c’è chi rimane in una struttura non più adeguata alle necessità attuali». È la fotografia tracciata dalla consigliera provinciale dei Verdi Brigitte Foppa al termine del sopralluogo effettuato, come ogni anno nel periodo di Ferragosto, al carcere di Bolzano. Con lei ha visitato la casa circondariale anche l’avvocato Fabio Valcanover.
I numeri restituiscono una situazione ancora critica. Nell’istituto sono attualmente presenti 115 detenuti, a fronte di una capienza prevista di 88 persone. Sul fronte del personale, delle 84 unità previste in organico, soltanto 50 risultano effettivamente in servizio.
Per i Verdi, le condizioni di detenzione non possono essere considerate una questione separata dalle politiche di sicurezza. Il reinserimento sociale, la formazione e l’accesso al lavoro vengono indicati come strumenti essenziali per contrastare la recidiva.
«Un carcere che funziona è uno strumento di sicurezza per tutta la società», sottolinea Foppa. «Se vogliamo ridurre la recidiva, dobbiamo investire nelle condizioni di detenzione e soprattutto nelle opportunità di formazione, lavoro e reinserimento. Non possiamo pensare che il carcere sia un mondo separato dal resto della società».
Al centro dell’iniziativa torna così una richiesta che i Verdi considerano ormai non più rinviabile: istituire un provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per il Trentino-Alto Adige.
Attualmente il carcere di Bolzano fa riferimento all’amministrazione penitenziaria con sede a Padova, competente anche per Trento e per gli istituti di Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Una distanza amministrativa che, secondo Foppa e Valcanover, finirebbe per complicare anche la gestione delle esigenze quotidiane.
Tra gli esempi citati ci sono le difficoltà legate alla ricerca di alloggi per il personale e la gestione di acquisti e dotazioni per gli istituti. Lavatrici e ventilatori, osservano i Verdi, possono diventare casi emblematici di una macchina amministrativa che, quando il centro decisionale è lontano, rischia di rallentare anche interventi semplici.
Per Valcanover la questione ha inoltre un precedente politico preciso. Otto anni fa il Consiglio regionale aveva approvato una mozione per l’istituzione del provveditorato regionale, con il consenso della SVP e dello stesso Alessandro Urzì. A quell’approvazione, però, non è seguita una concreta attuazione.
La proposta è stata quindi nuovamente presentata quest’anno dal Gruppo Verde. Il provveditorato, secondo i promotori, potrebbe assumere competenze strategiche in materia di edilizia penitenziaria, organizzazione del lavoro dentro e fuori dagli istituti, mediazione e coordinamento con i servizi territoriali.
La partita politica potrebbe riaprirsi con la sessione consiliare di settembre. In primavera il presidente della Regione Arno Kompatscher aveva chiesto di rinviare la discussione della mozione all’autunno, in attesa della conclusione di alcuni accordi con lo Stato sull’amministrazione penitenziaria.
Per i Verdi, adesso il tempo dei rinvii deve finire. «Ora l’autunno e la sessione di settembre sono alle porte. Ci aspettiamo che, dopo otto anni di attesa, si possa finalmente fare un passo avanti concreto. Ora è il momento di mantenere la promessa e di votare la nostra mozione», conclude Foppa.
Il sopralluogo di Ferragosto riporta così il carcere di Bolzano al centro del dibattito politico. Sovraffollamento e carenza di personale restano le emergenze più immediate, mentre sullo sfondo si riapre una partita istituzionale che dura da otto anni: quella per portare più vicino al territorio la gestione del sistema penitenziario.
Foto, Brigitte Foppa