Bolzano Danza, molti orizzonti in un festival che unisce corpi, culture e linguaggi

Con un palcoscenico attraversato dai corpi di un gruppo di danzatori d’origine palestinese si è chiusa l’ultima edizione di Bolzano Danza dall’effige Un festival, molti orizzonti.

Se in geografia l’orizzonte è una linea immaginaria che separa la terra o il mare dal cielo, quando parliamo di corpi, gesti e musiche le linee apparenti possono unire punti dalle diverse prospettive.

La compagnia LaGeste, protagonista dell’ultimo appuntamento in programma, ha unito la storica coreografia Badke (da dabka, ballo di tradizione popolare mediorientale) dei Les Ballets C de la B. e, nelle mani degli artisti palestinesi Amir Sabra e Ata Khatab, è stata rimodellata con l’ultima generazione d’interpreti in un’esplosione di energia che ha coinvolto capoeira, hip hop, danza contemporanea e balli popolari in un intreccio gestuale che ci parla di altri paesaggi.

Un altro spettacolo in rassegna che ha fatto la storia della danza ed è stato ideato nell’83 dalla belga Anne Teresa De Keersmaeker è stato Rosas danst Rosas. Giunto alla sua quinta rimessa in scena, ha raccontato – grazie alla presenza di quattro giovani danzatrici – con gesti secchi, sferzanti e ripetitivi, i turbamenti di quattro ragazze adolescenti con le loro malinconie e con i loro repentini cambi d’umore. Questo, considerato in seguito un capolavoro, è stato uno dei primi esperimenti nell’abbinare ai gesti i suoni della musica minimalista. Da qui è nato un filone ricchissimo di creazioni straordinarie.

L’apertura è stata assegnata a Louise Lecavalier, danzatrice canadese che ad inizio carriera si muoveva con estremo vigore assieme ai La La La Human Steps. All’epoca, negli anni Novanta, portava tutù neri, scarponcini ai piedi e lunghi dreadlocks biondissimi. Un po’ principessa dark e un po’ eroina di un fumetto, si prodigava in ritmi velocissimi, in tour en l’air paralleli al pavimento e in prese aeree con maschi fatti roteare.

Adesso, qualche decennio dopo, si presenta in scena con gli stessi lunghi capelli biondi ma non più sotto forma di dreadlocks, ma la stessa energia l’ha trasformata in una continua pulsione, con varianti, in un assolo che s’ispira al testo Danses vagabondes.

Anche il duo Abbondanza/Bertoni, molto conosciuto in regione, si è riproposto sul palco coreografato dal duo Pizzotti e Ticconi a raccontarci un altro orizzonte della loro esistenza di partner artistici e, per un periodo, anche sentimentali.

Poi c’è stato l’impianto scenico di un grande realismo teatrale dentro al quale la danza dei Peeping Tom ha fatto scoppiare una lucida follia. Il pezzo si chiama Diptych. È un gruppo molto famoso che per la prima volta si è esibito a Bolzano.

Dopo è seguito il nuovo che avanza dalla Francia, il ballerino con trascorsi nell’Opéra di Parigi, con il suo Ad libitum.

Ancora, Leïla Ka con Maldonne, il suo lavoro con le donne adobbate con le classiche vestagliette colorate da lavoro femminile che descrivono il loro quotidiano.

La pièce che ha portato tantissimi orizzonti dentro di sé è Every-body-knows-what-tomorrow-brings-and-we-all-know-what-happened-yesterday, del tunisino di stanza in Belgio Mohamed Toukabri.

Vestito interamente di nero e con il capo coperto ha danzato il presente di un arabo il cui corpo è attraversato da tanti condizionamenti sociali, da cliché e dal bisogno di essere, semplicemente, senza bisogno di traduzioni.

L’assolo si è esibito con una forza magnetica e con grande potere evocativo. Una vera sorpresa per i nostri palcoscenici che non l’avevano ancora visto.

A seguire hanno danzato altri ancora. Come l’argentina Parolin, che vive anche lei in Belgio, Francesca Ziviani, Daniele Ninarello, Michele Di Stefano, il gruppo di Chiara Bersani e altri, ma ci sono stati anche grandi momenti di danza per tutti.

Le occasioni sono state le lezioni di danza classica in piazza tenute da Anna Basti, il raduno di Extradanza che ha fatto ballare sui Prati del Talvera tanti gruppi locali e non.

Inoltre, una cinquantina di donne, raccolte in loco, si sono esibite nella bella coreografia corale dal titolo Les Mémoires d’une seigneure di Olivier Dubois che, in coppia con Anouk Aspisi, sono i direttori artistici di questa edizione di Bolzano Danza.

E questa danza che si espande ovunque è stata sicuramente un punto di forza della manifestazione, che si è espresso anche nel grande finale di chiusura con la dj ADAN, originaria di Gerusalemme e residente a Londra.

Il dancefloor del teatro si è aperto al pubblico invitando i presenti e gli artisti a celebrare il potere della danza nell’unire le persone.

 

Foto/© Andrea Macchia