Minori e reati: la stretta del Governo fa discutere. UNICEF: «Non basta punire, bisogna prevenire»

Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri introduce una presunzione relativa di imputabilità per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. UNICEF Italia lancia l’allarme: «A rischio il principio di valutare caso per caso la maturità del minorenne»

Il Governo interviene sulla giustizia minorile e la novità fa subito discutere. Il disegno di legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri introduce infatti una presunzione relativa di imputabilità per i minorenni tra i 14 e i 18 anni, modificando l’articolo 98 del Codice penale e l’articolo 9 del D.P.R. 448/1998.

Una scelta che preoccupa UNICEF Italia, secondo cui il provvedimento rischia di modificare l’impostazione del sistema italiano di giustizia minorile, riconosciuto a livello internazionale per la sua attenzione alla finalità educativa e rieducativa.

Il punto centrale della critica riguarda la capacità di intendere e di volere. Secondo UNICEF, la maturità psicologica ed emotiva di un adolescente dovrebbe essere valutata individualmente, caso per caso, e non presunta in via generale.

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in particolare agli articoli 3 e 40, stabilisce che ogni provvedimento riguardante i minorenni debba essere orientato al loro superiore interesse e a un approccio educativo, non esclusivamente punitivo. Anche il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, nel Commento Generale n. 24 del 2019, raccomanda una valutazione individualizzata della maturità psicologica ed emotiva dei minorenni coinvolti in procedimenti penali.

Per UNICEF Italia, invertire l’onere della prova sulla capacità di intendere e di volere rischia di indebolire questo principio e di spostare il baricentro della giustizia minorile dall’accertamento individuale della maturità a una sua presunzione.

Il rischio, sottolinea l’organizzazione, è quello di esporre gli adolescenti più vulnerabili a un trattamento che non tenga adeguatamente conto della loro fase di crescita e formazione.

«Non si può intervenire solo quando esplode l’emergenza»

Gli episodi di cronaca che hanno visto protagonisti minorenni coinvolti in episodi di violenza reiterata mostrano, secondo UNICEF, la necessità di affrontare con determinazione il disagio giovanile. Ma la risposta, sottolinea l’organizzazione, non può essere soltanto emergenziale.

Da tempo UNICEF richiama l’attenzione sulla povertà educativa, un fenomeno complesso che comprende dispersione scolastica, mancanza di spazi di aggregazione, limitate opportunità di praticare sport e cultura e assenza di adeguate reti di sostegno familiare e sociale.

Per questo servono interventi urgenti, ma soprattutto strutturali e continuativi. Tra le priorità indicate ci sono il contrasto alla povertà minorile ed educativa, il rafforzamento della comunità educante, il sostegno alla genitorialità e l’individuazione di livelli essenziali delle prestazioni, come sportelli di ascolto nelle scuole, percorsi per i genitori e attività culturali e sportive accessibili.

«La giustizia minorile non è soltanto punire»

Il messaggio di UNICEF è netto: la giustizia minorile non può limitarsi alla sanzione.

«La giustizia minorile non è solo punire chi commette il reato: è prevenire che venga commesso, contrastare il disagio che vi si manifesta, recuperare l’autore della violenza e dare una risposta concreta alle vittime», sottolinea l’organizzazione.

La prospettiva proposta è quella di una giustizia riparativa fondata su umanità, responsabilità e comunità. Un approccio che, secondo UNICEF, può offrire risposte più efficaci rispetto a un sistema basato esclusivamente sulla punizione.

Perché dietro ogni emergenza giovanile c’è una domanda più ampia: quanto si è fatto prima che il disagio diventasse violenza? E quanto si può ancora fare per intervenire prima che sia troppo tardi?