“Intreccio Ladino”: quando la musica diventa identità e comunità

Come può la musica raccontare un territorio? E in che modo suoni, voci e silenzi riescono a unire una comunità? A queste domande risponde la nuova mostra “Trienala Ladina 2026 e Premio Richard Agreiter”, ospitata al Museum Ladin Ciastel de Tor, che quest’anno mette al centro il tema del legame tra musica, paesaggio e identità ladina.

L’esposizione, intitolata “Intreccio Ladino”, nasce dall’ottava edizione della Trienala Ladina, il concorso che ogni tre anni coinvolge artiste e artisti provenienti dalle valli ladine, dai Grigioni e dal Friuli, insieme al Premio Richard Agreiter dedicato alla scultura. Il progetto conferma il ruolo del Museum Ladin come spazio di promozione dell’arte contemporanea e di riflessione culturale sul mondo ladino.

Inaugurata nei giorni scorsi, la mostra resterà aperta fino al 27 settembre 2026 e propone un percorso immersivo in cui la musica non è solo espressione artistica, ma anche linguaggio sociale e collettivo. Canto e suono diventano strumenti per raccontare il rapporto tra essere umano, natura e territorio, evidenziando come l’identità si costruisca anche attraverso ciò che si ascolta.

Il progetto espositivo, curato dallo storico dell’arte Andrea Lerda, riunisce artisti e artiste che interpretano il tema dell’ascolto e della relazione in forme diverse e sperimentali. Tra i partecipanti figurano Isabell Pitscheider, Ernestina Abbühl, Barbara Tavella, Tobias Tavella e il duo formato da Youlee Ku e Fabian Feichter, oltre alle opere dello scultore gardenese Arnold Holzknecht, vincitore del Premio Richard Agreiter 2026.

Le opere presentate spaziano da installazioni sonore a sculture e ambienti immersivi. Holzknecht, ad esempio, utilizza materiali naturali come legno, favi d’api e nidi per creare “architetture organiche” che riflettono la fragilità e l’equilibrio della natura. Barbara Tavella propone invece una struttura sospesa fatta di fili e membrane, simbolo di un universo interconnesso in continua trasformazione.

Ernestina Abbühl lavora sul tema della memoria sonora attraverso materiali biodegradabili, mentre Isabell Pitscheider costruisce un paesaggio acustico in cui suoni naturali e rumori contemporanei si sovrappongono, raccontando il cambiamento dell’identità culturale.

Particolarmente originale anche l’opera di Tobias Tavella, che trasforma una carriola in uno strumento sonoro interattivo, e quella del duo Ku-Feichter, che utilizza gabbie per uccelli come simboli di protezione e limite, intrecciando suoni della natura e della vita quotidiana.

A completare il percorso, il collettivo “plurale” propone videoinstallazioni che trasformano le montagne ladine in paesaggi sonori, dando voce simbolica al territorio.

“Intreccio Ladino” si conferma così una mostra che va oltre l’arte visiva, trasformando il suono in esperienza condivisa e la cultura ladina in una narrazione viva, capace di unire comunità, natura e contemporaneità.

Foto, Trienala Ladina 2026/c-Manuel Glira