La cosiddetta “Riforma Abitare”, approvata un anno fa dalla Giunta provinciale, nasceva con un obiettivo chiaro: riportare equilibrio in un mercato immobiliare sempre più sotto pressione e favorire alloggi accessibili per i residenti. Tra le misure inserite, anche l’obbligo di una qualificazione professionale per chi affitta camere e appartamenti per ferie. Una scelta presentata come garanzia di qualità, ma che oggi, alla prova dei fatti, solleva più di una perplessità.
Nella seduta del 10 aprile scorso, su proposta dell’assessore al turismo Luis Walcher, la Giunta ha definito i criteri concreti per ottenere questa qualificazione. Tradotto: chi vuole affittare dovrà dimostrare competenze specifiche nel settore turistico, attraverso corsi, titoli o esperienze riconosciute. Un passaggio che, nelle intenzioni, dovrebbe elevare gli standard di accoglienza e professionalità.
Ma la domanda resta: era davvero questa la priorità? In una provincia dove il tema dell’abitare è sempre più urgente, con affitti alle stelle e difficoltà crescenti per i residenti, il rischio è che si intervenga più sulla forma che sulla sostanza. La qualità dell’offerta turistica è senza dubbio importante, ma introdurre nuovi obblighi formativi per circa 4200 affittacamere privati potrebbe trasformarsi in un ulteriore ostacolo burocratico, soprattutto per chi gestisce piccole attività familiari.
I nuovi requisiti prevedono corsi di almeno 80 ore su temi che spaziano dall’accoglienza al marketing, dalla gestione aziendale alla digitalizzazione. Un approccio strutturato, che punta a professionalizzare il settore, ma che inevitabilmente alza l’asticella di ingresso. E non è detto che tutti siano pronti – o disposti – a seguirlo.
Secondo Hannes Gasser, presidente dell’Associazione degli affittacamere privati (VPS), la norma interviene su una “zona grigia” che per anni ha caratterizzato il comparto. Un’analisi condivisibile, ma che evidenzia anche un altro aspetto: se il settore è rimasto così a lungo senza regole chiare, la responsabilità non è certo degli operatori.
Nel frattempo, proprio il VPS sta organizzando i primi corsi, che partiranno a fine aprile, segnando di fatto l’avvio operativo della riforma. Un passaggio che coinvolgerà centinaia di operatori e che potrebbe ridefinire gli equilibri del settore.
Resta però il dubbio di fondo: questa stretta servirà davvero a migliorare l’offerta turistica e, soprattutto, ad alleggerire la pressione sul mercato abitativo? Oppure si tratta dell’ennesimo intervento che rischia di complicare la vita a piccoli proprietari senza incidere sulle dinamiche reali del mercato?
L’Alto Adige sceglie di “anticipare i tempi”, come sottolineato dai promotori. Ma anticipare non sempre significa risolvere. E quando si parla di casa, i cittadini si aspettano risposte concrete, non solo nuovi requisiti.