Non è una questione tecnica per addetti ai lavori, ma un tema che tocca direttamente trasparenza, controlli pubblici e gestione delle risorse: la natura giuridica di Autobrennero S.p.A. torna al centro del dibattito politico e istituzionale.
Secondo l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), la qualifica di società pubblica di A22 sarebbe già stata chiarita in modo esplicito in un parere formale. Una posizione che, tuttavia, non ha mai trovato pieno allineamento da parte dei vertici della società, che nel tempo hanno contestato diverse interpretazioni normative e vincoli connessi alla classificazione nel perimetro della pubblica amministrazione.
Al centro della controversia anche le possibili conseguenze operative: dall’applicazione della cosiddetta legge Madia agli obblighi di trasparenza, fino al tema dei compensi dirigenziali e dei controlli pubblici. Questioni che, secondo i critici, avrebbero un impatto diretto sulla gestione della società e sulla sua governance.
A riaccendere il dibattito è ora la recente sentenza della Corte costituzionale n. 39/2026, che interviene sul contenzioso avviato proprio da Autobrennero per l’esclusione dall’elenco ISTAT delle amministrazioni pubbliche. L’obiettivo del ricorso era quello di sottrarsi ai vincoli di finanza pubblica e agli obblighi di trasparenza connessi.
La Consulta, tuttavia, ha ristabilito la centralità della Corte dei conti nella valutazione dell’inclusione delle società nell’elenco ISTAT, rafforzando il legame tra classificazione pubblica, controlli e regole di finanza pubblica.
Per il Team K si tratta di un passaggio decisivo, che riapre interrogativi già posti in precedenza attraverso pareri ANAC e diverse interrogazioni consiliari. “Non è una questione formale, ma sostanziale: la classificazione incide direttamente sulla trasparenza e sulla gestione delle risorse pubbliche”, sottolinea il consigliere Paul Köllensperger.
Nel mirino dell’opposizione anche la posizione della Giunta regionale, accusata di non aver mai assunto una linea politica chiara sul tema, limitandosi – secondo il Team K – a richiami generici al ruolo del consiglio di amministrazione e alle competenze assembleari.
In qualità di socio di maggioranza relativa, la Regione avrebbe invece, secondo questa lettura, un preciso ruolo di indirizzo e controllo che non sarebbe stato esercitato in modo sufficiente.
Per fare chiarezza, il Team K ha depositato una nuova interrogazione consiliare con l’obiettivo di chiarire gli effetti concreti della sentenza della Corte costituzionale sul contenzioso in corso e sulla qualificazione giuridica di Autobrennero S.p.A., oltre che sulle ricadute in termini di trasparenza, controllo e finanza pubblica.
Resta dunque aperto il nodo centrale: Autobrennero è o non è una società pubblica a tutti gli effetti? Una domanda che, al di là degli aspetti giuridici, continua a intrecciarsi con il tema del controllo politico e istituzionale su una delle infrastrutture strategiche del territorio.
Per il Team K, la vicenda non è affatto marginale: nel silenzio della politica, sostengono, si gioca una partita decisiva sul modello di governance e sul rapporto tra pubblico e gestione societaria.