



Nel salotto elegante dell’Hotel Laurin, nel cuore di Bolzano, prende forma una conversazione tra Eugenio Ricciardi e il sottoscritto Claudio David Calabrese, direttore editoriale di www.buongiornosuedtirol.it.
Eugenio Ricciardi è produttore, autore e protagonista dello short film “Ricordati che ti voglio bene”, progetto firmato da Dixer Film, nato tra le montagne di Merano 2000 ma pensato per parlare a un pubblico molto più ampio.
Ricciardi non gira intorno alla questione. «Questo film nasce da un’urgenza reale. Non volevamo raccontare qualcosa di lontano, ma ciò che sta accadendo qui, adesso». Il riferimento è all’Alto Adige, dove stanno emergendo segnali sempre più preoccupanti legati alle nuove droghe sintetiche, in particolare i nitazeni, sostanze persino più potenti del Fentanyl. I primi casi registrati proprio in questo territorio hanno acceso un campanello d’allarme che, nelle sue parole, «non si può più ignorare».
A rendere il quadro ancora più concreto sono i dati. «Le analisi delle acque reflue parlano chiaro» spiega. «Bolzano presenta livelli significativi per alcune sostanze, arrivando a superare perfino Milano per il consumo di cocaina». Ma è proprio qui che il film cambia direzione rispetto alla narrazione più comune: non sceglie la strada della denuncia o del giudizio.
«I giovani non hanno bisogno di qualcuno che dica loro cosa è sbagliato» continua Ricciardi. «Hanno bisogno di vedere che esiste qualcosa di più forte». Ed è questo il cuore del film, il suo senso più profondo: non combattere la droga frontalmente, ma sostituirla con qualcosa di autentico. Creatività, arte, passione, consapevolezza. «Non si combatte il vuoto togliendo, ma riempiendolo» sintetizza Ricciardi. «Se trovi una direzione, non hai bisogno di scappare».
La scelta di girare interamente in alta quota non è solo estetica. Le montagne diventano parte del racconto, una metafora precisa: la vita come una scalata. «Si cade, si sbaglia, si fatica. Ma si può sempre scegliere di risalire» dice. Ed è proprio questa possibilità di scelta a rappresentare il messaggio più forte del film.
Il progetto porta la firma del regista Alessandro Parrello, già premiato con il Nastro d’Argento insieme a Maurizio Lombardi, che nel film interpreta anche Alex. Ricciardi, invece, è Marco, mentre Luca Ward veste i panni del Marco adulto, una presenza quasi simbolica, una guida interiore. «Il suo messaggio è chiarissimo: essere se stessi. È lì che si gioca tutto».
La fotografia di Valerio Evangelista trasforma la natura alpina in esperienza emotiva, amplificando il senso di immersione e rendendo ogni scena parte integrante del percorso del protagonista.
A un certo il tono del colloquio cambia leggermente. Ricciardi si ferma per un attimo e sottolinea: «Questo film non è mio. È nostro». E parte una lunga serie di ringraziamenti, sentiti, concreti, quasi necessari. Dalla produzione Dixer Film a Martin Tranquillini per l’organizzazione generale, Jacopo Maria Ricciardi per il coordinamento e Filippo Moras per il supporto in produzione. Alla squadra di regia — Vincenzo Mariano Musmanno, Asia Ranzani e Giulia Simoncelli — e a tutto il reparto tecnico: Evangelista, Francesco Carluccio, COLOR SHAPE, Alexander Fontana, Mattia Ottaviani, Antony Reolon, Harald Erschbaumer, Francesco Corbellini e Nicola Giampà.
Non dimentica nessuno: «Sara Bertolini ai costumi, Daniele Ligato alla scenografia, Linda Maculan al trucco, Alessandro Quattrociocche e Paolo Ciaghi. Ognuno ha dato qualcosa di fondamentale», spiega.
E poi il territorio, che diventa parte viva del progetto: Klaus Alber, Paul Jakomet, Matteo Barbolini, Georg Zeller. «Senza di loro non sarebbe stato possibile». Un ringraziamento speciale va anche a Helmuth Frasnelli e Karl Pichler, per il supporto determinante. In merito alla mia precisa domanda circa la presenza dell’IDM come ente sostenitore, Ricciardi puntualizza che la Dixer Film auspicherebbe la partecipazione della prestigiosa istituzione altoatesina, considerando che il film è stato interamente girato sulle vette di Merano 2000 con la relativa valorizzazione del territorio.
Non manca lo spazio per le istituzioni. «Ringrazio il Sottosegretario Alfredo Mantovano per il sostegno e il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Onorevole Alessia Ambrosi e l’Assessore regionale Angelo Gennaccaro per la vicinanza dimostrata». Fondamentale anche il supporto dell’Arma dei Carabinieri, in particolare del 7º Reggimento di Laives, in particolare il Luogotenente Luciano Osler.
Lo sguardo, però, è già proiettato in avanti. «Vogliamo che questo film viaggi» dice Ricciardi. «Il primo passo sarà Roma, poi speriamo in un percorso nei festival, i più importanti possibili. Perché questo messaggio deve arrivare lontano». E l’obiettivo è chiaro anche sul fronte distributivo: «Stiamo lavorando per portarlo sulle grandi piattaforme, come Amazon Prime Video e Disney+».
Quando ci alziamo dal tavolino del Laurin, resta una sensazione precisa. Questo non è un film che vuole spaventare o colpevolizzare. È un cortometraggio che prova a riempire un vuoto, a proporre una direzione.
«La vita è già abbastanza forte» conclude Ricciardi, quasi a chiudere il cerchio. «Bisogna solo tornare a sentirlo».
E forse è proprio qui il senso più profondo di “Ricordati che ti voglio bene”: non dire ai giovani cosa evitare, ma ricordare loro, con forza e sincerità, perché vale la pena scegliere di vivere.
Foto, Eugenio Ricciardi e Luca Ward