Una scoperta che potrebbe cambiare la conoscenza della biodiversità alpina arriva dal Trentino. Un team di ricerca guidato dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento ha individuato una nuova popolazione della rarissima Salamandra atra aurorae, conosciuta come salamandra di Aurora, uno degli anfibi più rari e minacciati d’Italia. La presenza è stata documentata per la prima volta nella Val di Sella, un’area dove finora non si pensava potesse vivere questa sottospecie.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Acta Herpetologica, è il risultato di una collaborazione tra il MUSE, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e le università di Università di Oviedo, Università di Firenze e Università di Genova.
Fino a oggi la salamandra di Aurora era ritenuta presente solo in un’area molto limitata delle Prealpi, tra l’Altopiano di Vezzena in Trentino e l’Altopiano dei Sette Comuni in Veneto. L’individuazione di una popolazione stabile in Val di Sella, sul versante settentrionale del massiccio Ortigara – Cima XII, rappresenta quindi una scoperta di grande rilievo scientifico.
«Si tratta di una delle notizie più importanti nel campo dell’erpetologia degli ultimi anni a livello provinciale», spiega la ricercatrice Emma Centomo del MUSE, coautrice principale dello studio. Secondo gli studiosi, il ritrovamento offre nuove prospettive sia per comprendere l’ecologia della specie sia per rafforzarne le strategie di conservazione.
La scoperta è nata in modo quasi casuale. Un cittadino, incuriosito da un piccolo anfibio osservato nei boschi, ha scattato una fotografia e l’ha condivisa online. L’immagine è stata notata da un custode forestale che, intuendone la possibile importanza, ha contattato i ricercatori. Da quel momento sono partite le verifiche sul campo, culminate con diversi sopralluoghi e con la conferma della presenza della salamandra anche in un’area vicina alla prima segnalazione. Durante l’estate del 2025 gli studiosi hanno condotto indagini più approfondite, arrivando a individuare anche una femmina gravida, elemento che indica l’esistenza di una popolazione stabile e non la presenza occasionale di singoli esemplari.
Secondo Luca Roner, dottorando in Biogeoscienze all’Università di Oviedo e primo autore dello studio, il ritrovamento è sorprendente anche per le caratteristiche dell’habitat. Finora la salamandra di Aurora era stata osservata soprattutto in boschi misti ben strutturati, con abete bianco, faggio e abete rosso, generalmente su versanti esposti a sud. In Val di Sella, invece, gli esemplari sono stati trovati in ambienti differenti, caratterizzati da macereti rocciosi e da un versante esposto a nord. Un dato che suggerisce una maggiore capacità di adattamento ecologico della sottospecie rispetto a quanto ipotizzato finora.
Le analisi microclimatiche realizzate nell’ambito dello studio indicano inoltre che i nuovi siti si trovano ai margini della nicchia ecologica finora conosciuta. La presenza di barriere topografiche tra la Val di Sella e le aree di distribuzione storica rende questa popolazione particolarmente interessante dal punto di vista scientifico, perché potrebbe rappresentare un nucleo isolato o un’espansione naturale finora sconosciuta.
La salamandra di Aurora è una sottospecie endemica delle Prealpi sud-orientali. Lunga circa dieci centimetri, con una livrea nero-giallastra caratterizzata da macchie dorsali ampie e spesso fuse, ha una distribuzione estremamente limitata – circa 31 chilometri quadrati – e un tasso riproduttivo molto lento: una femmina può dare alla luce uno o due piccoli ogni due o quattro anni. Queste caratteristiche la rendono particolarmente vulnerabile e la collocano tra gli anfibi più minacciati d’Italia. Il suo nome deriva da Aurora, moglie dello studioso Luigi Trevisan, il primo a descrivere scientificamente questa sottospecie.
Per i ricercatori la scoperta dimostra quanto sia importante la collaborazione tra scienza e comunità locale. «È fondamentale che cittadini e cittadine conoscano il valore di questa presenza», sottolinea Roner. «Nei boschi delle loro montagne vive una salamandra unica al mondo, un patrimonio naturale straordinario che merita di essere protetto».
Il lavoro scientifico proseguirà nei prossimi anni. Come spiega Antonio Romano del CNR – Istituto per la BioEconomia, nel 2026 i ricercatori cercheranno di definire con maggiore precisione la distribuzione della specie in Val di Sella e di approfondire gli studi sul microclima dell’area. A partire dal 2027 è invece previsto l’avvio di un programma di monitoraggio strutturato per valutare l’abbondanza della popolazione e individuare le strategie più efficaci per garantirne la conservazione nel tempo.
Una piccola salamandra nascosta tra rocce e boschi alpini continua così a sorprendere la scienza, ricordando quanto il patrimonio naturale delle montagne sia ancora ricco di segreti da scoprire e da proteggere.
Monitoraggio salamandra di Aurora (foto di Federica Daldon)