Certe storie nascono in silenzio, tra le mura di casa. Altre trovano la loro voce lontano, davanti a un pubblico. “Nóstos”, il film di diploma di Simona Palmieri, compie questo viaggio: da Bolzano a Milano, dove a marzo sarà presentato in anteprima al 33° Women’s International Film Festival Sguardi Altrove.
È un passaggio simbolico. Perché “Nóstos” non è soltanto un’opera intima, ma anche il primo film di diploma del triennio 2022–2025 della ZeLIG – Scuola di Documentario, Televisione e Nuovi Media a essere invitato in un festival. E nasce proprio a Bolzano, tra le aule e i laboratori della scuola, dentro un contesto creativo che da anni forma documentaristi e autori capaci di trasformare il personale in universale.
Al centro del film c’è Francesco, il padre della regista. Un uomo che sostiene di non aver mai sentito mancanze, nonostante un’infanzia diversa da quella dei suoi fratelli: cresciuto con le zie mentre loro vivevano con i genitori. «Di amore qui non ne è mai mancato», dice il film fin dalle prime immagini. Ma la figlia non smette di interrogarsi. E quella certezza diventa l’inizio di una ricerca.
La macchina da presa si avvicina, ascolta, scava con delicatezza. Il padre è il punto di partenza, ma presto emergono le donne della famiglia: presenze forti, silenziose, determinanti. Sono loro ad aver costruito e custodito l’idea stessa di famiglia, a riempire gli spazi lasciati vuoti, a tenere insieme i legami. Così il racconto si allarga, e ciò che sembra la storia di un uomo diventa il ritratto di un intero universo affettivo.
“Nóstos” significa ritorno a casa. Nostalgia. Ma il ritorno di cui parla Palmieri non è ripiegamento sul passato: è un gesto necessario per comprendere il presente. È il tentativo di mettere ordine nella propria memoria, di capire che cosa significhi davvero appartenere a una grande famiglia, cresciuta attorno a un amore dichiarato e mai messo in discussione.
Il film porta tre firme, nate nello stesso percorso formativo: Simona Palmieri alla sceneggiatura e alla regia, Krystof Iobstraibizer alla fotografia, Giovanni Bez al montaggio. Un lavoro collettivo che racconta anche lo spirito della ZeLIG, dove i ruoli si intrecciano e il confronto è parte del processo creativo.
E mentre “Nóstos” lascia Bolzano per incontrare il pubblico milanese, nella città altoatesina un nuovo triennio è già iniziato. Ventinove studenti hanno realizzato il loro primo esercizio, “My Bolzano”: brevi film che raccontano l’ingresso in una nuova fase della vita, i luoghi e le persone con cui condivideranno i prossimi tre anni.
Bolzano, dunque, non resta sullo sfondo. È il punto di partenza. È la casa da cui si parte per raccontare altre case, altri ritorni. E in fondo è questo che “Nóstos” ci ricorda: ogni viaggio comincia da un luogo preciso. E ogni storia, prima o poi, torna lì.
Foto, Simona Palmieri