Alto Adige. Cooperazione allo sviluppo, buone intenzioni e conti in ordine

L’Alto Adige conferma il suo impegno nella cooperazione allo sviluppo, con una particolare attenzione alla sostenibilità e alla collaborazione tra Nord e Sud del mondo. Il 16 gennaio, su proposta dell’assessora Rosmarie Pamer, la Giunta provinciale ha approvato il programma annuale per il 2026, che mette a disposizione quasi 2 milioni di euro dal bilancio di quest’anno, parte di un pacchetto complessivo di 2,9 milioni stanziati fino al 2028.

Gran parte delle risorse – 1,6 milioni – sarà destinata a progetti di cooperazione allo sviluppo e tutela delle minoranze, mentre 900.000 euro supporteranno iniziative e partenariati della Provincia e 491.000 euro saranno impiegati per sensibilizzare e educare alla mondialità. “È nostra responsabilità sociale sostenere chi non sta bene e aiutarlo ad aiutarsi da solo”, sottolinea l’assessora Pamer, ricordando che l’attenzione non è rivolta solo alle persone della provincia, ma anche a quelle di altri Paesi.

Tra i progetti in programma, spicca il nuovo programma Euregio con Uganda e Tanzania, focalizzato sugli effetti del cambiamento climatico, e il partenariato nella regione autonoma del nord-est della Siria, dove l’obiettivo è migliorare i servizi urbani e promuovere modelli di economia circolare, creando posti di lavoro inclusivi per oltre 300 dipendenti. Non mancano poi interventi in Uganda, nei territori palestinesi e in Armenia, sostenuti da 1,6 milioni di euro per iniziative innovative contro la povertà e a favore della conoscenza.

Tuttavia, dietro le dichiarazioni di solidarietà internazionale e sviluppo sostenibile, resta un interrogativo: quanto di questo impegno si traduce davvero in risultati concreti sul campo e quanto serve a confermare l’immagine “green e solidale” della Provincia? Tra eventi di sensibilizzazione, corsi di formazione e stanziamenti a pioggia, l’equilibrio tra visibilità politica e impatto reale sui territori lontani rischia di essere delicato. Resta comunque l’augurio che questi investimenti possano davvero portare benefici tangibili alle comunità coinvolte, trasformando i buoni propositi in azioni concrete.