Mentre i lavori di riqualificazione e restauro della stazione ferroviaria di Trento si avviano verso la conclusione, ieri mattina una delegazione istituzionale ha visitato il cantiere per osservare da vicino l’avanzamento dei lavori su uno dei più significativi esempi dell’architettura moderna in Trentino. All’incontro erano presenti l’assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa, la Soprintendente per i beni culturali Angiola Turella, il dirigente generale Paolo Fontana e l’architetto Fabio Campolongo, insieme ai tecnici e ai restauratori che da mesi lavorano al recupero dell’edificio, sotto la supervisione della Soprintendenza trentina.
“Sembra di fare un tuffo nella storia – ha dichiarato l’assessore Gerosa –. Questo restauro è molto più di un intervento edilizio: è un atto culturale e simbolico, una restituzione alla comunità di un luogo che racconta la nostra identità. Grazie al lungo lavoro della Soprintendenza e al contributo documentale dell’Archivio del ’900 del Mart, è stato possibile far riemergere materiali, colori e linguaggi artistici del Novecento trentino. La stazione torna così a essere non solo un’infrastruttura, ma anche uno spazio culturale e accogliente, la prima porta d’ingresso a Trento e al suo patrimonio.”
Il progetto, promosso da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), ha richiesto un complesso equilibrio tra conservazione e innovazione. Il recupero ha infatti unito esigenze di tutela architettonica e aggiornamento tecnico, restituendo piena funzionalità e sicurezza. Un lavoro meticoloso che ha impegnato oltre un centinaio di lavoratori e ha coinvolto imprese locali, in molti casi con l’utilizzo di materiali originali degli anni Trenta, come le pietre provenienti dalle cave trentine.
Il restauro ha permesso anche il recupero dei mosaici policromi originari, visibili sulle pensiline e negli spazi interni della stazione, dove convivono vivaci tonalità di blu, rosa, verde e grigio accostate agli eleganti marmi ocra e bianchi. Gli ottone dei corrimani e delle insegne, insieme alla luce naturale e artificiale, restituiscono la raffinatezza di un’architettura che oggi si riscopre in tutto il suo splendore.
Inaugurata nel 1936 e intitolata all’ingegnere Luigi Negrelli, la stazione di Trento è opera dell’architetto Angiolo Mazzoni, figura di spicco del modernismo italiano e aderente al movimento futurista. Nata in sostituzione della stazione austro-ungarica ottocentesca, rappresenta non solo un capolavoro di architettura civile, ma anche un tassello del progetto di modernizzazione e italianizzazione della città dopo la Prima guerra mondiale, insieme al Palazzo delle Poste, al Doss Trento, al Castello del Buonconsiglio e al Grand Hotel Trento.
Il recupero della stazione è dunque anche un modo per raccontare la storia recente di Trento e il suo rapporto con il territorio. Il porfido delle pavimentazioni, le pietre locali e le cromie simboliche legano idealmente la struttura alla città e al suo paesaggio, confermando la vocazione di questo luogo come punto d’incontro tra funzione e bellezza, tra passato e contemporaneità.
Con la conclusione dei lavori prevista dopo le Olimpiadi Invernali, la stazione di Trento si prepara così a riaccogliere cittadini e visitatori come porta viva della città, specchio della sua memoria e riflesso della sua rinata identità urbana.