«Fra(M)menti d’Autore»: molto più di un concerto. Ha affascinato e avvinto, al Teatro di San Giacomo, il progetto di Laratta&Basciu sulla musica cantautorale

Ha colpito nel segno anche nella sua versione ‘allargata’ (in tutti i sensi) lo spettacolo ideato da Domenico Laratta e Francesco Basciu e dedicato alla musica d’autore italiana «FRA(M)MENTI D’AUTORE»; che sere fa, nell’auditorium del Teatro di San Giacomo gremito in ogni ordine di posti, ha strappato applausi su applausi.

I segnali per presupporre che sarebbe stata una serata a tinte emozionalmente forti c’erano tutti, dopo il doppio prologo ‘in duo’ che nei due anni precedenti non era riuscito a contenere tutto il pubblico desideroso di assistere alle performances. Troppo esigui gli spazi, calibrati del resto su una proposta nata per un’ambientazione intima e confidenziale.
Tant’è. Dopo il secondo appuntamento è stato chiaro, agli organizzatori del Centro culturale San Giacomo, che per la terza volta di «Fra(M)menti d’Autore» era il caso di orientarsi su una location più ampia, passando dalla Casa delle Associazioni al bellissimo Teatro di San Giacomo. Ma nemmeno questo è bastato.

A fronte di una capienza della struttura pari a circa 350 posti, in tanti non sono riusciti a entrare. Un vero e proprio, pacifico assalto; inatteso in tali proporzioni… in un periodo praticamente pre-festivo. E che proprio perciò fa riflettere.

La conclusione appare chiara: lo spettacolo ha saputo intercettare la voglia, che evidentemente correva sotto-traccia, di riportare il focus e l’accento sul repertorio di artisti che hanno fatto e fanno grande la italica storia musicale. Nella scaletta di quest’anno il pubblico ha trovato fra gli altri Lucio Battisti, Paolo Conte, Fossati, De Gregori, Lucio Dalla, Eugenio Bennato, Massimo Bubola, Rino Gaetano, Pino Daniele; e brani iconici fra cui “Via con me”, “Il cielo d’Irlanda”, “Napul’è”, “Titanic”, “E penso a te”, eccetera. Ma anche alcuni pezzi forse più di nicchia, che è stata l’occasione per riscoprire ed apprezzare.

Il tutto, preso in mano dai musicisti con cura e con riguardo, fatto oggetto delle giuste personalizzazioni, plasmato su quello che sarebbe stato l’impatto acustico nella grande sala e conformato alla dotazione strumentale della band, allargata appunto.

Facciamo allora i nomi dei componenti il cast artistico, cui va il merito di avere condotto in porto con classe, eleganza, passione e professionalità una serata che chi c’era non scorderà facilmente.

Immancabili sulla scena gli autori del concept Domenico Laratta (voce) e Francesco Basciu (chitarre). Accanto a loro Andrea Gallesi (basso elettrico, contrabbasso), Giovanni di Vella (batteria) e Simone Soraruf (tastiere, fisarmonica). Fin qui la formazione base, sempre presente sul palco.

In più, cinque special-guest: Stefano Grassi (percussioni), Andrea Leopardi (violino), Silvia Cravedi (tastiere, flauto, cori), Chiara Basciu (cori, sax), Giulia Basciu (cori, tromba). Un amalgama che ha saputo valorizzare ogni brano, ogni momento, sia nell’impasto d’insieme che a livello di individualità.

Ad intrigare è stata sicuramente, oltre alla bravura degli interpreti, la formula originale, composita, ‘avvolgente’, perfetta per l’esecuzione in duo originaria ma che ha mostrato piena tenuta nel nuovo format con organico ‘a cinque’. Ecco allora l’intrecciarsi di testi e musiche di brani bellissimi, intensi, molto vari fra loro nei ritmi, nello stile, nei contenuti testuali. Ed ecco le parole parlate di Laratta: ‘complici’, dense di significati, capaci di preparare il terreno alle canzoni e di intessere un dialogo con la platea, ancorché a senso unico in termini squisitamente verbali: ma sicuramente a doppio senso a livello interiore, a giudicare dal coinvolgimento manifesto dei destinatari e dal calore dimostrato.

Ve lo aspettavate, sulla scorta dell’esperienza col doppio prologo?,
chiediamo a Laratta e Basciu.

 “In realtà”, spiegano, “quando si presenta un nuovo progetto c’è sempre il rischio di risultare fuori fuoco o magari troppo autoreferenziali, nel senso di convincersi di essere in grado di esprimere sensazioni ed emozioni oggettive, salvo dover mettere poi in conto la prova “sul campo”, che è fondamentale. Tanto più per un progetto che fa dell’intreccio fra la parola e la musica il suo punto di forza.”

Percepire di fronte a voi un pubblico così partecipe, è stata la miglior risposta…

“In effetti il pubblico ci ha gratificati pienamente, dimostrando non solo di comprendere quanto abbiamo voluto trasmettere ma –  cosa tutt’altro che scontata – di condividere il senso stesso della proposta. Una condivisione in diretta di emozioni, che abbiamo fortemente avvertito durante il concerto.”

Un discorso a sé lo merita il modus operandi adottato per la selezione dei brani da interpretare, e quindi da preparare con la meticolosità di cui si diceva. A tal fine Laratta e Basciu si sono dati un filo conduttore tematico, come già nel doppio prologo. Un aspetto importante, quest’ultimo, perché chiarisce come meglio non potrebbe che non di una semplice parata di grandi successi si è trattato, ma di una performance studiata, ragionata, strutturata tassello per tassello creando collegamenti e contrapposizioni. E il tema scelto quest’anno, ovvero ‘ChiaroScuro’, si è prestato a ciò particolarmente bene.

Come spiegato da Laratta in apertura di concerto, quello intrapreso è stato “un viaggio attraverso la complessità e la bellezza dell’esistenza”.

Quindici le canzoni proposte, più il bis. Altrettante quindi le storie narrate, tutte diverse fra loro: ciascuna pregna della sua atmosfera, dei suoi chiaro-scuri, dei suoi significati.

Ed è stato nel dare una connotazione a quei significati che si è dipanato il percorso a cavallo delle infinite sfumature della vita: con, da parte del pubblico, l’attenzione alle parole desta più che mai. E al tempo stesso con la sfera emotiva gioiosamente pervasa da musiche, di cui senza saperlo si sentiva la mancanza.  

Ma non soltanto questo, a ben guardare. Perché implicitamente, come testimoniato al termine da svariati spettatori, il ‘viaggio’ si è tradotto anche in una riscoperta del ‘da dove veniamo’: sia sotto il profilo della storia musicale e personale di ciascuno, sia sotto quello della cultura musicale in senso lato.

Un bilancio rotondo?, chiediamo a Laratta e Basciu.

“Per le ragioni anzi dette, definirlo positivo sarebbe fin troppo scontato”, osservano. “Ci piace pensare che da questa serata usciamo più forti e consapevoli: da un lato certamente per il fatto di avere intercettato il favore di chi c’era, dall’altro per l’essere riusciti, là dove risiede il ‘nucleo della performance’, a sviluppare in poco tempo un’alchimia tra artisti di estrazione e provenienza musicale diversa. Da qui, una certa consapevolezza che il progetto abbia il suo perché e meriti di essere coltivato”.

Fotoservizio: (c) Stefano Odorizzi