Applausi, a San Giacomo, per la nuova opera di Claudio Calabrese dedicata al Maestro Riccardo Muti

Il quadro è rimasto visualizzato durante la trattazione/c-Mara Da Roit

Aggiungere a una conferenza su tema musicale anche un tocco di arte visiva e figurativa. È risultato possibile nei giorni scorsi: e la cosa si è implicitamente tradotta in un incontro virtuale fra il grande Riccardo Muti e l’affermato artista meranese Claudio Calabrese.

La carriera e la vita ad oggi del celeberrimo direttore d’orchestra erano al centro della trattazione da parte del professor Giacomo Fornari, musicologo di chiara fama. Due elementi di contenuto che hanno attirato alla Casa delle Associazioni di San Giacomo di Laives un pubblico folto e motivato rispetto al livello della conferenza, che non a caso portava il titolo «Riccardo Muti: il grande direttore d’orchestra, l’uomo».

Quel che nessuno dei presenti poteva presagire è che accanto ai preannunciati temi di peso e di alta valenza in campo musicale vi sarebbe stata nell’ambito della serata una preziosità aggiuntiva, ad essi collegata.

La sorpresa è così riuscita alla perfezione. Ed è stata ‘leggibile’ sui volti di ogni singolo spettatore, quando sullo schermo ha fatto la comparsa il ritratto “Il direttore d’orchestra Riccardo Muti”, fresco di ultima pennellata. Un’opera originale e di pregio, recante appunto la firma del ritrattista Claudio Calabrese: un artista che vanta nella sua produzione anche la paesaggistica e qualche escursione nell’astrattismo, ma che ha fatto del ‘ritratto’ la sua principale cifra distintiva. 

È stato un momento molto intenso.

Come l’idea della presentazione dell’opera in quella sede sia nata, ce lo spiega la curatrice dell’evento Mara Da Roit.

“Mesi addietro, parlando con Claudio Calabrese in occasione di progetti culturali, avevo avuto modo di informarlo della prevista conferenza a San Giacomo su Riccardo Muti, che vedeva come relatore il comune amico professor Fornari. Da lì, l’idea di un ritratto dedicato al Maestro.
Ed ecco che, pochi giorni prima della conferenza, mi arriva un messaggio di Claudio con l’opera realizzata. Bellissima. L’ho trovata letteralmente magnetica. Il gesto artistico di Claudio Calabrese, unito alla sua sensibilità e al suo stile pittorico, avevano una volta di più colto nel segno e creato, a mio modo di vedere, una meraviglia. Ci sono i suoi consueti chiaro-scuri, che nel caso specifico si dividono quasi lo spazio, c’è il bianco lucente della camicia, del farfallino del Maestro e delle screziature dei capelli che dialoga con il blu a tratti brillante dello sfondo, ci sono le sue pennellate decise, c’è il rispetto della fisionomia pur nella personale interpretazione dell’artista”.
“Giusto il tempo di metabolizzare la cosa – prosegue Mara Da Roit – e  ho chiesto a Claudio se potesse autorizzarmi a mostrare il quadro su schermo in occasione dell’incontro culturale. Detto… fatto. Con la finezza che lo contraddistingue, mi ha trasmesso il file in alta definizione. A quel punto è stato per me un vero piacere orchestrare la sorpresa all’insaputa di tutti, perfino del relatore e del Centro culturale San Giacomo, che organizzava la serata in collaborazione con Upad. Ho così aggiunto all’introduzione della conferenza e alla presentazione di un relatore del calibro del professor Fornari, una piccola parentesi artistica visualizzando il quadro; e raccontando in sintesi il personaggio Claudio Calabrese, del quale mi è piaciuto evidenziare in particolare come egli sia, nel nostro tempo, uno dei rari esempi di ‘ritrattista’ nel senso più pieno del termine. Vorrei aggiungere che il pubblico si è reso co-protagonista di questo ‘incontro fra linguaggi espressivi’ (la musica, la pittura), perché al presentarsi dell’immagine si è levato dalla platea un intenso mormorio per l’appunto di sorpresa e di tangibile ammirazione: poi è scrosciato il fortissimo applauso, anche da parte del professor Fornari e dell’assessore alla cultura del Comune di Laives Walter Landi, presente in sala. Si è trattato, per il quadro, di una comparsa tutt’altro che fuggevole, visto che poi ha accompagnato visivamente una parte della conferenza, fondendosi al racconto del relatore su quel mostro sacro che è Riccardo Muti.”

L’opera vivrà ora naturalmente la sua vita e il suo percorso all’interno della produzione dell’artista, inserita nel filone dei grandi nomi di tutti i tempi e di tutto il mondo. Ma qui è bene dire che non sono prettamente le ragioni di celebrità del soggetto a indurre Calabrese a realizzare il ritratto di un personaggio o di un altro.

“Mi lascio ispirare da quanto le persone ‘emanano’, dai loro contenuti interiori, dal quel che mi trasmette il loro animo, da ciò che fanno o hanno fatto, anche dalla loro spiritualità, oltre che certamente dai tratti del loro volto”, ci ha spiegato Claudio Calabrese. Un indirizzo che applica d’altronde anche a persone non famose in senso stretto.

Il ritratto del Maestro Muti si inserirà idealmente nella cerchia delle grandi personalità ritratte da Calabrese, venendo così a trovarsi decisamente in buona compagnia. Il pittore ha infatti già tradotto in ritratti le immagini ad esempio di Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti, del premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, dell’odierno Santo Óscar Romero, dell’eroe sudtirolese e Beato Josef Mayr-Nusser, della statista Golda Meir, di intellettuali dell’ambiente locale (molti suoi concittadini/conterranei) e non. Nella specifica sfera delle arti e spettacolo, troverà Marlene Dietrich, Gian Maria Volonté, Duke Ellington, Bud Spencer e molti altri.

Foto d’apertura, la platea applaude il quadro di Claudio Calabrese; ai lati dell’opera il relatore prof. Giacomo Fornari e la curatrice dell’evento Mara Da Roit/c-Laura Tomasella