

Incentrare, come era nelle intenzioni del professor Giacomo Fornari, una intera conferenza sulla figura di un mostro sacro contemporaneo quale il Maestro Riccardo Muti – tutt’oggi applaudito nei più prestigiosi teatri del mondo – si profilava già sulla carta come un’idea meravigliosa. Di più: anche uno spingersi oltre il consueto, forse un po’ ‘osare’.
Sappiamo ora che l’idea del noto musicologo, già direttore del Conservatorio Claudio Monteverdi di Bolzano, era vincente. A cominciare dal fatto che l’altra sera, alla Casa delle Associazioni di San Giacomo, la conferenza «Riccardo Muti – il grande direttore d’orchestra, l’uomo» ha fatto registrare il pieno di spettatori.
Merito di un pubblico maturo, capace di cogliere l’opportunità; e merito certamente, in primis, di un relatore il cui nome è già da solo garanzia di qualità. Chi c’era è rimasto in effetti avvinto dalla narrazione dal primo all’ultimo istante, assorbendo ogni informazione data, ogni spiegazione, ogni componente del racconto.
La gamma degli argomenti è stata ampia: dalla nascita di Riccardo Muti agli studi musicali, dalle incredibili tappe della sua carriera concertistica e operistica (ad oggi) fino agli anni recenti che lo hanno visto investire sulle giovani generazioni. Il tutto, passando per una sfaccettata serie di elementi distintivi del Maestro: il suo gesto professionale, quindi, la sua dimensione interpretativa, e ancora la ‘cultura del suono’ che egli applica tanto agli orchestrali quanto ai cantanti, la sua ricerca dell’interpretazione ‘ideale’, nel segno prima della ‘bellezza’ e poi della funzionalità. Senza scordare la sensibilità e generosità di Muti rispetto a talune cause di profonda valenza; come pure la sua ‘cifra’ a livello di programmazione in qualità di direttore musicale.
A fare capolino fra il tutto, svariate escursioni in un’aneddotica per nulla scontata: il rapporto Muti-Abbado, il Muti pianista sopraffino, il ruolo della consorte, la conoscenza personale di Giacomo Fornari col Maestro e le spigolature relative, con tanto di frammenti di memoria esclusivi e vere chicche.
Quanto detto finora non può che restituire l’idea di una serata pienamente riuscita. Ma possiamo spingerci anche un po’ più in là: richiamando quella che, sotto-traccia, era una finalità della serata dal punto di vista del relatore, emersa solo alla fine dalle sue stesse parole:
“Ho pensato – ha chiosato Giacomo Fornari – che questo incontro ci avrebbe aiutato a capire il fenomeno Riccardo Muti. Un fenomeno di cultura, di rispetto nei confronti della musica e di coerenza: che io trovo raro nel nostro tempo”.
Tant’è. Chi c’era, ha lasciato la sala non solo arricchito in senso lato e accresciuto in ‘conoscenze’, ma carico di un’ammirazione rafforzata per il Maestro, di consapevolezze molto maggiori sul suo conto. E con – inoltre – orecchie e occhi pronti a godere in chiave più profonda di una sua direzione quando l’opportunità si presenterà (dal vivo per i più fortunati, o semplicemente tramite la televisione e gli altri mezzi di diffusione). Come dire che gli strascichi fruttuosi continueranno a farsi sentire.
Per concludere questo riavvolgimento del nastro della ricca serata, vi sono ancora da richiamare due elementi: la presenza in sala dell’assessore alla cultura del Comune di Laives dottor Walter Landi, ascoltatore attento e prima ancora interprete egli stesso di un intervento denso di contenuti, e un particolare ‘incontro’ fra linguaggi espressivi.
Una preziosità assoluta in termini artistici, quest’ultima: la presentazione cioè dell’ultima opera pittorica dell’artista meranese Claudio Calabrese, nata implicitamente per l’occasione. Sullo schermo ha fatto la propria comparsa un bellissimo ritratto dal titolo “Il Maestro Riccardo Muti”: che, dopo avere strappato scroscianti applausi ai presenti e un mormorio ammirato, ha accompagnato visivamente nel miglior modo una parte della conferenza.
Gratificazione comprensibile, al termine, per il Centro culturale San Giacomo e per UPAD, organizzatori dell’evento. E un arrivederci a San Giacomo al professor Giacomo Fornari: indiscusso artefice della riuscita della serata per come, una volta di più, ha saputo non solo portare contenuti di peso ma entrare in sintonia col pubblico. Attirandolo sul suo territorio, nutrendone la curiosità, accendendo nuovi stimoli.
Foto d’apertura/c-Laura Tomasella