Oltre 1.400 euro per il nuovo iPhone 18 Pro, più di 1.600 per il Pro Max e oltre 2.300 euro per il primo modello pieghevole. I nuovi prezzi di Apple riaccendono il dibattito sul costo degli smartphone, ma anche su qualcosa di molto più difficile da quantificare: il valore che attribuiamo al desiderio di possedere l’ultimo modello.
I nuovi iPhone arriveranno nei negozi a ottobre, ma la corsa è già cominciata. Prima ancora di poterli acquistare, i nuovi dispositivi Apple sono diventati protagonisti di recensioni, video, post e contenuti sui social, alimentando quella familiarissima aspettativa che accompagna ogni lancio dell’azienda di Cupertino. A far discutere, questa volta, sono soprattutto i prezzi. Il nuovo iPhone 18 Pro parte in Europa da circa 1.469 euro, mentre il Pro Max arriva a circa 1.619 euro. Ma è il nuovo iPhone pieghevole, l’iPhone Duo, a portare il prezzo in una dimensione ancora più alta: oltre 2.300 euro per la versione base europea, con cifre che possono aumentare sensibilmente scegliendo le configurazioni più ricche.
Duemila o tremila euro per uno smartphone. Una cifra che può sembrare spropositata, soprattutto se rapportata alla funzione essenziale di un telefono. Eppure è difficile pensare che il prezzo fermerà la domanda. Ci sarà chi lo acquisterà perché ne ha bisogno, chi perché considera la tecnologia una passione e chi, semplicemente, perché vuole avere l’ultimo modello. Anche ricorrendo alle rate. Ed è proprio davanti a questo paradosso che viene in mente Arthur Schopenhauer.
Il filosofo tedesco sosteneva che l’essere umano è continuamente spinto dal desiderio. Desideriamo ciò che non abbiamo e, proprio perché ci manca, soffriamo. Quando finalmente riusciamo a ottenerlo, arriva la soddisfazione. Ma dura poco. Perché quasi subito nasce un nuovo desiderio e il meccanismo ricomincia. Desiderio, attesa, soddisfazione, nuovo desiderio. È un meccanismo che sembra descrivere sorprendentemente bene anche il nostro rapporto con la tecnologia. Prima vogliamo un telefono migliore, poi una fotocamera più potente, uno schermo più grande, una batteria più duratura, nuove funzioni. Ogni anno arriva qualcosa di nuovo e, insieme al prodotto, una nuova ragione per desiderarlo. Fino al telefono pieghevole.
Quando finalmente lo compriamo, però, accade qualcosa di curioso. Apriamo la scatola, togliamo la pellicola, accendiamo il dispositivo e proviamo quella sensazione di soddisfazione che avevamo immaginato per settimane. Siamo felici perché finalmente abbiamo ottenuto ciò che volevamo. Ma quella felicità, spesso, dura molto meno del previsto. Dopo qualche giorno il telefono diventa normale. Dopo qualche settimana entra nella quotidianità. Quello che sembrava straordinario diventa familiare e, mentre il nuovo smartphone perde progressivamente la sua capacità di sorprenderci, possiamo già cominciare a guardare il modello successivo.
È qui che torna alla mente una delle immagini più celebri associate alla filosofia di Schopenhauer: la vita come un pendolo che oscilla tra dolore e noia. Da una parte c’è il dolore del desiderio, perché vogliamo qualcosa che non possediamo. Dall’altra c’è la noia che può arrivare quando finalmente otteniamo ciò che volevamo e quell’oggetto smette di essere speciale. In mezzo c’è un breve momento di soddisfazione, quasi un istante nel quale il pendolo sembra fermarsi. Quello che chiamiamo felicità.
Ed è forse questo il paradosso più interessante del nuovo iPhone. La parte più intensa della felicità potrebbe non essere nemmeno il momento in cui lo possediamo, ma quello precedente, quando ancora lo desideriamo. Prima dell’acquisto lo immaginiamo, guardiamo le fotografie, leggiamo le recensioni, osserviamo i video sui social e pensiamo a come sarà averlo finalmente tra le mani. Il prodotto diventa così qualcosa di più di un semplice oggetto tecnologico: diventa una promessa. La promessa di qualcosa di nuovo. Ed è forse proprio il desiderio, più ancora del prodotto, a rendere così potente il meccanismo del consumo.
Questo non significa che acquistare un iPhone costoso sia necessariamente una scelta sbagliata. Per qualcuno è uno strumento di lavoro, per qualcun altro una passione e per altri ancora semplicemente un oggetto che desiderano e che possono permettersi. Il problema non è possedere qualcosa di costoso. Il problema nasce quando iniziamo a confondere il possesso con la felicità. Perché un telefono può essere più veloce, avere una fotocamera migliore, uno schermo più grande e persino piegarsi a metà. Ma difficilmente può risolvere quella sensazione di insoddisfazione che ci porta continuamente a desiderare qualcosa di nuovo.
E allora la domanda interessante non è più quanto costerà il prossimo iPhone. È quanto ci costa, invece, inseguire continuamente ciò che ancora non abbiamo. Il nuovo iPhone arriverà nei negozi a ottobre e, nonostante il prezzo, moltissime persone lo compreranno. Alcune ne avranno bisogno, altre lo faranno per passione e altre ancora per status symbol. È sempre stato così: il desiderio di avere qualcosa di nuovo fa parte della natura umana. La tecnologia, semplicemente, ha imparato ad alimentarlo molto bene.
E mentre aspettiamo il prossimo smartphone, la prossima automobile, il prossimo viaggio o il prossimo grande cambiamento, rischiamo di dimenticarci di qualcosa di molto più semplice: quello che abbiamo già. Una risata, una conversazione, una passeggiata, una serata tranquilla, una persona accanto a noi. Il pendolo continuerà a oscillare tra desiderio e soddisfazione, tra dolore e noia. Probabilmente non possiamo impedirglielo. Possiamo però provare a riconoscere quei brevi momenti in cui si ferma. Perché forse la felicità non è sempre qualcosa che dobbiamo comprare, desiderare o inseguire. Forse, qualche volta, è già nelle nostre mani. E il problema è che ce ne accorgiamo soltanto quando è diventata un ricordo.
Foto, Carla Boutros