Da 33 a 31 ore di lavoro educativo diretto con i bambini: la proposta piace alla SGBCISL, ma ora il sindacato chiede chiarezza, confronto e una vera concertazione. La Federazione Funzione Pubblica della SGBCISL accoglie con interesse l’apertura dell’assessore provinciale Philipp Achammer sulla possibile riduzione dell’orario frontale nelle scuole dell’infanzia, ma invita a non trasformare l’ipotesi in una decisione senza un passaggio condiviso con direzioni e rappresentanze sindacali.
La questione riguarda da vicino il personale educativo, che da anni segnala il peso delle 33 ore settimanali di attività diretta con i bambini. Secondo la FP-ÖDV SGBCISL, si tratta di un carico particolarmente impegnativo, con possibili ricadute sul benessere lavorativo degli operatori e, di conseguenza, sulla qualità del servizio educativo.
La prospettiva di scendere a 31 ore di lavoro frontale viene quindi considerata positivamente. Ma, per il sindacato, il cambiamento deve essere accompagnato da una riflessione più ampia sull’organizzazione delle scuole dell’infanzia.
La prima questione sollevata dalla SGBCISL riguarda il metodo. Il sindacato chiede infatti di sapere se l’ipotesi sia già stata discussa e condivisa con le direzioni e i responsabili dei tre gruppi linguistici presenti in Alto Adige.
La riduzione dell’orario diretto con i bambini rappresenterebbe infatti una modifica organizzativa importante e, secondo la federazione, non può essere affrontata separatamente dalle esigenze delle singole strutture.
«Serve una visione complessiva e condivisa del servizio», è in sostanza la posizione della FP-ÖDV SGBCISL, che chiede un confronto capace di tenere insieme le diverse realtà linguistiche e territoriali.
Un altro tema riguarda l’eventuale ampliamento delle possibilità di lavoro part-time. Uno strumento che potrebbe contribuire a migliorare le condizioni professionali e a favorire una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e personale.
Anche in questo caso, però, la SGBCISL invita alla prudenza. Prima di introdurre nuove possibilità occorre verificare come possano essere concretamente organizzate nelle scuole dell’infanzia dei tre gruppi linguistici, garantendo pari opportunità e tenendo conto delle differenti esigenze delle strutture.
La riduzione dell’orario frontale è una richiesta che il sindacato sostiene da tempo. Proprio per questo, sottolinea la FP-ÖDV SGBCISL, l’intervento dovrà essere accompagnato da un’attenta valutazione dell’impatto sugli organici, sull’organizzazione del servizio e sul personale.
Il miglioramento delle condizioni di lavoro, secondo la federazione, non può restare soltanto un annuncio: servono strumenti e risorse che permettano di rendere effettiva la riduzione senza creare nuove difficoltà nella gestione quotidiana delle scuole dell’infanzia.
La SGBCISL continuerà quindi a seguire l’evoluzione della proposta, chiedendo che ogni decisione sul settore tenga insieme tutela del personale educativo, qualità pedagogica del servizio e peculiarità dei tre gruppi linguistici.
La direzione indicata è quella giusta, sostiene il sindacato. Ma sulle due ore in meno serve prima trovare un accordo: perché una buona riforma non si misura solo dall’orario che cambia, ma da come cambia il lavoro di chi ogni giorno sta con i bambini.
Foto, Philipp Achammer