Tra rigore e immaginazione, l’universo creativo di Alessandro Carbucicchio

L’appuntamento è in un bar di Maia Bassa. Come spesso mi capita, arrivo con qualche minuto di anticipo: sono già seduto al tavolo con la mia consueta tazza di caffè decaffeinato e il quotidiano davanti. Alle 9 in punto, come concordato, attraverso la grande vetrata del locale vedo Alessandro Carbucicchio fermo vicino all’ingresso, con lo sguardo rivolto verso il cellulare.
Prendo subito il telefono per inviargli un messaggio e informarlo che sono già all’interno del bar. Poco dopo Alessandro entra, si siede al tavolo, ordina un’acqua minerale gassata e iniziamo a conversare.
«Sono meranese, di origini miste: mia madre arriva dall’ex Cecoslovacchia, mio padre è italiano», racconta. Una doppia appartenenza culturale che emerge anche nel suo modo di esprimersi: pur parlando prevalentemente in italiano, durante la conversazione affiorano riferimenti alla lingua tedesca e a quella ceca, quasi a testimoniare quel carattere mitteleuropeo che fa parte della sua identità.
La dimensione creativa occupa un ruolo centrale nella sua vita. La madre, Ilona Kačorová, è a sua volta artista: ho avuto modo di conoscerla in occasione della mostra “Spazio d’Artista”, organizzata dall’Associazione Idea presso la Sala Civica di Merano, dove anche Alessandro aveva presentato alcuni suoi lavori.
La sua professione principale, tuttavia, appartiene a un ambito apparentemente lontano da quello artistico: Carbucicchio insegna arti marziali a Bressanone. Una disciplina che, osservando il suo percorso, sembra, invece, dialogare profondamente con il suo modo di concepire la creatività: concentrazione, rigore, disciplina e una costante ricerca del miglioramento.
Quando parla del proprio lavoro artistico preferisce definirsi “creativo” piuttosto che artista. Una scelta non casuale, perché per lui la creatività nasce dalla capacità di avere idee originali, svilupparle con pazienza e precisione, lavorare in modo meticoloso e, soprattutto, individuare un tema, un filo conduttore capace di dare coerenza e significato al progetto.
Da tempo Carbucicchio concentra la sua ricerca sul mondo delle carte da gioco, un oggetto apparentemente quotidiano ma ricco di significati simbolici. Le carte, nella sua interpretazione, diventano una metafora della società, del passato e del presente: elementi conosciuti che vengono smontati, trasformati e ricomposti per assumere nuovi significati.
«Le carte raccontano qualcosa del nostro tempo», spiega. Nel suo lavoro non si limita quindi a modificarne l’aspetto estetico, ma interviene sulla loro struttura, creando nuove combinazioni e nuovi linguaggi visivi.
Un altro riferimento importante nel suo percorso è il Lettrismo, movimento artistico nato nel Novecento che ha posto al centro la lettera, il segno e il rapporto tra scrittura e immagine. Carbucicchio racconta il proprio legame con questa corrente e di aver sviluppato una personale interpretazione, un “Lettrismo” arricchito da elementi propri, frutto della sua ricerca individuale.
Anche il rapporto con la tecnica è stato un percorso di continua sperimentazione. «Da ragazzino mi divertivo a usare i vecchi computer e a disegnare con i programmi di allora», racconta. Da quelle prime esperienze digitali è poi passato ad approfondire altre modalità espressive, tra cui la serigrafia, ampliando progressivamente il proprio linguaggio e le possibilità di trasformazione delle immagini.
Proprio alla serigrafia è legato uno dei ricordi che considera più significativi: la mostra Siebdruck aus Mitteleuropaorganizzata dalla madre al Palais Esplanade di Merano. «Allora ero ancora ragazzino, ma fu comunque un’esperienza importante», ricorda. Un percorso che si è poi arricchito anche attraverso le mostre realizzate a Innsbruck, città dove ha vissuto e studiato per diversi anni.
Quando il discorso si sposta sullo stato dell’arte oggi e sulle possibilità per un creativo di crescere e affermarsi in Alto Adige, Carbucicchio assume un tono deciso. «Con la digitalizzazione viviamo in un flusso continuo», osserva. La tecnologia ha aperto nuove possibilità, ma allo stesso tempo ha accelerato i ritmi della vita quotidiana.
«Oggi anche il volontariato è diventato più difficile. Viviamo tempi sempre più intensi: anche quando siamo lontani, in qualche modo siamo sempre presenti, sempre collegati». In questo scenario, secondo Carbucicchio, la creatività diventa uno spazio necessario di libertà. «Solo la creatività ci permette di uscire da tutto questo. E questo vale qui come altrove».
Un pensiero che riassume anche il suo personale percorso: la disciplina delle arti marziali e la libertà dell’espressione artistica non sono mondi separati, ma due strade che conducono alla stessa ricerca: trovare un equilibrio, trasformare la realtà e dare forma a nuove possibilità.