A 50 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini arriva al Teatro Capovolto di Trento “P.P.P. Profezia è Predire il Presente”, il reading-concerto dell’ex anima di CCCP e CSI
Un incontro tra musica, memoria e visione. Sabato 11 luglio alle ore 21.15, in piazza Cesare Battisti a Trento, il Teatro Capovolto ospita uno degli appuntamenti più attesi della stagione estiva del Teatro Sociale: sul palco salirà Massimo Zamboni, storico fondatore e chitarrista di CCCP-Fedeli alla linea e CSI, con il suo nuovo progetto “P.P.P. Profezia è Predire il Presente”.
Un omaggio intenso e personale a Pier Paolo Pasolini nel cinquantesimo anniversario della sua uccisione, attraverso uno spettacolo che supera i confini del concerto tradizionale per diventare una vera e propria narrazione musicale. Zamboni accompagna il pubblico nell’universo immaginativo, letterario e sonoro scelto da Pasolini come sfondo delle sue opere, intrecciando canzoni, letture e riflessioni.
Sul palco, insieme a Zamboni, ci saranno Erik Montanari alle chitarre e ai cori e Cristiano Roversi a tastiere e synth. Lo spettacolo ha dato origine anche all’omonimo album pubblicato nel gennaio 2025 per Le Vele – Egea Records.
Più che un semplice concerto, “P.P.P. Profezia è Predire il Presente” è un viaggio dentro la storia e il pensiero di uno degli intellettuali italiani più controversi e lucidi del Novecento. Un percorso fatto di parole e suoni che racconta il Pasolini poeta, scrittore, regista e osservatore inquieto di una società in trasformazione.
Il progetto si sviluppa attraverso tredici tracce: canti popolari, un omaggio a Giovanna Marini, brani legati al percorso artistico di Zamboni e tre inediti – “La rabbia e l’hashish”, “Cantico cristiano” e “Tu muori” – che accompagnano il pubblico verso le zone più profonde e drammatiche del pensiero pasoliniano.
“Pasolini è ancora oggi una voce impossibile da ignorare – racconta Zamboni –. Il suo sguardo continua a leggere il presente con una precisione impressionante, capace di unire denuncia e compassione”.
Lo spettacolo ripercorre le tappe fondamentali della vita e dell’opera di Pasolini: dal Friuli delle origini e dalla difesa della lingua popolare fino alla critica feroce della modernità, dalla speranza nelle rivoluzioni collettive alla disillusione degli ultimi anni. Un cammino che arriva fino alla notte di Ostia del 2 novembre 1975, quando la morte violenta dello scrittore e intellettuale chiuse una delle parabole più intense della cultura italiana.
Ma la parola di Pasolini, a mezzo secolo dalla sua scomparsa, continua a interrogare il presente. Ed è proprio questa l’idea centrale dello spettacolo di Zamboni: raccontare un pensiero che non è stato cancellato, ma che torna oggi con ancora maggiore forza.
L’appuntamento rientra nella stagione estiva del Teatro Sociale, inserita nel programma “Trento aperta 2026 – Che bella libertà!”, il palinsesto coordinato dall’Ufficio Cultura turismo eventi del Comune di Trento.
Una serata per ascoltare musica, ma soprattutto per ritrovare una voce che continua a far discutere, riflettere e guardare oltre il presente.
Foto, Massimo Zamboni in una foto ufficiale. (Credits: Andrea Dani)