Tribunale del Digitale, b2x: “Servono giudici preparati per affrontare le sfide dell’innovazione”

Il digitale non è più un settore a sé stante, ma rappresenta ormai l’infrastruttura su cui si fonda l’attività di imprese appartenenti a ogni comparto economico. È da questa consapevolezza che nasce il dibattito sul disegno di legge per l’istituzione del Tribunale del Digitale, presentato al Senato, dove è intervenuta anche Marianna Chillau, Chief Revenue Officer di b2x e presidente di 4eCom.

Il ddl, redatto dall’avvocato Antonino Polimeni e depositato dal senatore Nicola Irto (PD), propone la creazione di sezioni giudiziarie specializzate per le controversie che riguardano software, servizi cloud, gestione dei dati, intelligenza artificiale e, più in generale, tutti quei rapporti giuridici in cui la componente digitale è centrale. L’obiettivo è superare le difformità interpretative emerse negli ultimi anni attraverso magistrati dotati di una preparazione specifica, formati dalla Scuola Superiore della Magistratura.

Secondo Chillau, il provvedimento fotografa una realtà ormai consolidata. “Continuiamo a pensare al digitale come se fosse un comparto industriale autonomo, quando invece è diventato parte integrante del funzionamento di qualsiasi impresa”, ha spiegato. Dalla manifattura alla grande distribuzione, fino all’agricoltura, sono sempre più numerose le aziende che basano processi produttivi e organizzativi su piattaforme digitali, sistemi cloud e applicazioni di intelligenza artificiale. Pur non essendo aziende tecnologiche, diventano inevitabilmente coinvolte in questioni giuridiche dove la componente digitale è determinante.

Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio l’intelligenza artificiale generativa. L’adozione dei Large Language Model è in costante crescita, ma questi sistemi possono ancora produrre risposte inesatte o imprecise. In eventuali contenziosi, il giudice è chiamato a valutare se un sistema abbia rispettato gli standard di affidabilità previsti, se un determinato margine di errore rientri nella normale tolleranza tecnica oppure costituisca un difetto di progettazione, o ancora se una determinata architettura di IA sia adeguata agli obiettivi fissati da un contratto.

Per affrontare queste criticità, b2x ha sviluppato un modello di intelligenza artificiale ibrido che combina sistemi generativi e approcci neurosimbolici, addestrato esclusivamente sui dati proprietari delle aziende clienti, con l’obiettivo di eliminare il rischio di errori e ridurre alla radice possibili controversie.

Per la CRO dell’azienda, tuttavia, la tecnologia da sola non basta. Quando la componente digitale rappresenta il cuore del contenzioso, anche chi è chiamato a giudicare deve possedere competenze adeguate. “In molti ambiti la tecnologia non è un semplice dettaglio tecnico, ma parte integrante della questione giuridica”, ha sottolineato Chillau, evidenziando come il disegno di legge punti a formare magistrati capaci di comprendere direttamente la complessità tecnica dei casi, senza dover dipendere esclusivamente dal supporto di consulenti esterni.

Secondo b2x, la nascita di un Tribunale del Digitale rappresenterebbe quindi un passo importante per garantire decisioni più uniformi, competenti e in linea con l’evoluzione tecnologica che sta trasformando il mondo delle imprese. In un contesto in cui innovazione e diritto sono sempre più intrecciati, conclude Chillau, “per un settore così dinamico servono giudici in grado di mantenere lo stesso passo”.