Unione e Alleanza per la domenica libera partono da motivazioni diverse, ma arrivano alla stessa conclusione: serve una regolamentazione autonoma che tuteli lavoratori, imprese e qualità della vita.
Sul tema delle aperture domenicali dei negozi, il dibattito sembra trovare un punto di convergenza in Alto Adige. Pur partendo da sensibilità differenti – una più economica e imprenditoriale, l’altra più sociale e culturale – sia l’Unione commercio turismo servizi sia l’Alleanza altoatesina per la domenica libera leggono nello stesso modo i dati dell’ultimo Barometro dell’Istituto Promozione Lavoratori (IPL): gli altoatesini non chiedono una liberalizzazione delle aperture festive.
L’indagine evidenzia infatti che il 61% dei lavoratori è contrario all’apertura domenicale dei negozi, mentre addirittura l’82% di chi oggi non lavora la domenica non sarebbe disposto a farlo in futuro. Un dato cresciuto sensibilmente rispetto al 2014, quando la percentuale era del 59%.
Per il presidente dell’Unione, Philipp Moser, i risultati confermano la necessità di una disciplina tutta altoatesina sugli orari di apertura. L’organizzazione economica chiede che venga portata avanti la norma di attuazione dello Statuto di autonomia già predisposta, affinché sia la Provincia a decidere e non lo Stato.
Secondo Moser, la questione va ben oltre la semplice apertura dei negozi. In gioco ci sono la capacità del commercio di trovare personale, la conciliazione tra vita privata e lavoro, la tutela delle imprese familiari e del commercio di vicinato, senza dimenticare il peso del turismo nell’economia locale. «Non serve un dibattito ideologico, ma una soluzione equilibrata pensata per l’Alto Adige», è la posizione dell’Unione.
Anche il sondaggio interno dell’associazione va nella stessa direzione: oltre l’82% delle aziende aderenti sostiene l’impegno dell’Unione per mantenere la chiusura domenicale e festiva, mentre oltre la metà delle imprese sta valutando una riduzione degli orari di apertura, complice la carenza di personale e l’aumento dei costi energetici.
Se l’Unione guarda soprattutto alla sostenibilità economica del settore, l’Alleanza per la domenica libera pone invece l’accento sul valore sociale della giornata festiva.
Per l’associazione, il fatto che quasi un lavoratore su due non faccia mai acquisti la domenica dimostra che non esiste una reale esigenza di ampliare gli orari di apertura. Piuttosto, la domenica rappresenta uno spazio da preservare per la famiglia, il riposo, le relazioni sociali, la cultura e, per chi lo desidera, la pratica religiosa.
L’Alleanza definisce la domenica un vero e proprio “collante della società”, un tempo comune che permette alle persone di vivere relazioni e attività al di fuori degli obblighi lavorativi e del consumo. Da qui la richiesta alla politica di tradurre finalmente in norme concrete gli impegni assunti negli anni scorsi dal Consiglio provinciale per limitare le aperture festive.
Le due posizioni si differenziano nelle motivazioni, ma convergono sul risultato finale. Da una parte il mondo economico teme che aperture sempre più estese aggravino la difficoltà di reperire personale e mettano in crisi le piccole attività. Dall’altra il mondo sociale rivendica il diritto a una giornata condivisa di riposo come elemento di benessere collettivo.
Entrambi, però, chiedono che sia l’Alto Adige, grazie alla propria autonomia, a decidere le regole sul commercio domenicale, costruendo un modello che tenga insieme esigenze economiche, qualità del lavoro e vita delle famiglie.
Foto, Philipp Moser