Manomette il braccialetto elettronico: arrestato e trasferito in carcere

Ha violato più volte le prescrizioni imposte dall’Autorità giudiziaria, arrivando a manomettere ripetutamente il braccialetto elettronico a cui era sottoposto. Per questo motivo il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano ha disposto l’aggravamento della misura cautelare nei confronti di un uomo residente a Egna, sostituendo gli arresti con la custodia in carcere.

Il provvedimento è stato eseguito nella serata del 2 luglio dai Carabinieri della Stazione di Egna, con il supporto dell’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Egna. L’uomo è stato rintracciato dai militari e, concluse le formalità di rito, trasferito nella Casa circondariale di Bolzano, dove resta a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

L’indagine trae origine dalla denuncia presentata dalla moglie nell’ottobre 2025, nell’ambito di un procedimento per presunti maltrattamenti in famiglia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna avrebbe subito nel tempo minacce e aggressioni fisiche, tanto da decidere di lasciare l’abitazione familiare e rifugiarsi presso alcuni parenti.

Nel corso delle indagini, all’uomo erano state applicate misure cautelari con controllo tramite dispositivo elettronico. Tuttavia, secondo quanto contestato, avrebbe più volte rimosso o manomesso il braccialetto elettronico previsto dall’articolo 275-bis del Codice di procedura penale, compromettendo il sistema di monitoraggio predisposto per garantire il rispetto delle prescrizioni.

Le ripetute violazioni hanno quindi portato il Giudice per le indagini preliminari a disporre un inasprimento della misura cautelare, ritenendo non più adeguato il precedente regime di controllo.

L’episodio conferma l’attenzione delle forze dell’ordine nel monitoraggio delle misure di protezione adottate nei casi di violenza domestica e di genere, con l’obiettivo di garantire la sicurezza delle persone offese e assicurare il rispetto delle decisioni dell’Autorità giudiziaria.

Si ricorda che il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari e che, in base al principio della presunzione di innocenza previsto dalla normativa italiana ed europea, l’indagato deve considerarsi non colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.