Il dibattito sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole altoatesine continua a segnare una netta contrapposizione politica. Da una parte Fratelli d’Italia, che pone al centro il diritto delle famiglie a essere informate sui contenuti proposti agli studenti; dall’altra il Gruppo Verde, che considera l’educazione affettiva uno strumento essenziale di prevenzione della violenza, degli abusi e delle discriminazioni.
Nel corso della seduta del Consiglio provinciale di ieri, il vicepresidente della Provincia Marco Galateo è intervenuto respingendo le accuse rivolte al suo partito. “Fratelli d’Italia non vive nel 1800, come qualcuno vorrebbe far credere. Viviamo nel presente e proprio per questo chiediamo una cosa molto semplice: che i genitori siano informati su ciò che viene proposto ai loro figli nelle scuole”, ha dichiarato.
Secondo Galateo, l’introduzione del principio del consenso informato previsto dalla normativa nazionale rappresenta una garanzia di trasparenza e nasce dall’esigenza di evitare che iniziative presentate come percorsi di educazione all’affettività o di prevenzione del bullismo possano trasformarsi, a suo giudizio, in veicoli di contenuti ideologici. Per il vicepresidente provinciale, chiedere il coinvolgimento delle famiglie non significa ostacolare l’educazione affettiva, ma riaffermare il ruolo educativo dei genitori.
A sostegno della propria posizione, Galateo ha richiamato alcuni episodi verificatisi in Alto Adige, citando uno spettacolo teatrale proposto in alcune scuole di Bolzano che, secondo la ricostruzione di Fratelli d’Italia, avrebbe affrontato tematiche queer senza una preventiva informazione completa alle famiglie. Ha inoltre sostenuto che in passato sarebbero intervenuti nelle scuole rappresentanti di associazioni privi di competenze educative o scientifiche per promuovere quella che il partito definisce “ideologia gender”. Progetti che, secondo Galateo, sarebbero stati successivamente esclusi dagli istituti scolastici della provincia.
Per Fratelli d’Italia la distinzione è chiara: educare al rispetto, all’empatia e alla prevenzione degli abusi è un obiettivo condivisibile, mentre diverso sarebbe l’utilizzo della scuola per trasmettere contenuti considerati ideologici. Da qui la richiesta di maggiore trasparenza nei confronti delle famiglie.
Di segno opposto la posizione del Gruppo Verde, che ha accolto con soddisfazione l’approvazione della mozione presentata dalla consigliera provinciale Brigitte Foppa. Il documento impegna la Giunta provinciale a garantire che l’educazione sessuale ed emotiva diventi parte integrante dell’offerta formativa nelle scuole di ogni ordine e grado, inserendola nelle linee guida provinciali e prevedendo una relazione entro sei mesi sugli effetti della normativa statale e sulle misure adottate in Alto Adige.
Per Foppa, il voto del Consiglio rappresenta la conferma che l’educazione sessuale e affettiva “non è un tema ideologico, ma una responsabilità educativa e uno strumento fondamentale di prevenzione”. La consigliera sottolinea come la scuola debba contribuire a educare al rispetto, al consenso, alla conoscenza del proprio corpo e delle emozioni, in un contesto in cui violenza di genere e abusi continuano a rappresentare una problematica sociale.
Anche i consiglieri Verdi Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler evidenziano il ruolo dell’autonomia provinciale nel garantire ai giovani un’educazione scientificamente fondata, adeguata all’età e affidata a professionisti qualificati, ritenendo che la recente normativa nazionale restringa gli spazi dedicati a questi percorsi.
Il confronto resta quindi aperto su due visioni differenti. Da una parte Fratelli d’Italia chiede che ogni progetto scolastico in materia di affettività sia accompagnato da un pieno coinvolgimento delle famiglie e da un consenso informato preventivo. Dall’altra i Verdi ritengono prioritario consolidare l’educazione sessuale e affettiva come parte strutturale del percorso scolastico, considerandola uno strumento di tutela dei diritti, della salute e della prevenzione della violenza.
L’approvazione della mozione conferma la volontà della maggioranza del Consiglio provinciale di rafforzare questi percorsi educativi, mentre il dibattito politico continua a concentrarsi sull’equilibrio tra autonomia educativa della scuola, diritto all’informazione delle famiglie e contenuti dell’insegnamento.