Si può raccontare un disturbo psicologico attraverso il movimento? A Bolzano la risposta è sì. Martedì 30 giugno, piazza Municipio si trasformerà in uno spazio di incontro, ascolto e consapevolezza con “Danzare lo spazio, il corpo oltre l’accumulo”, un evento aperto alla cittadinanza che punta a sensibilizzare su una realtà ancora poco conosciuta: la disposofobia, ovvero il disturbo patologico dell’accumulo.
L’iniziativa, promossa dall’associazione “La Stada-Der Weg” in collaborazione con l’Azienda per i Servizi Sociali di Bolzano, fa parte del progetto “Vite Sommerse”, nato per accendere i riflettori su una condizione che coinvolge migliaia di persone e che spesso resta nascosta tra le mura domestiche.
La disposofobia è molto più della difficoltà a fare ordine. Chi ne soffre vive un profondo disagio nel separarsi dagli oggetti, anche quelli apparentemente privi di valore. Un accumulo che, nei casi più gravi, può trasformare l’abitazione in uno spazio inaccessibile e compromettere la qualità della vita, alimentando isolamento, vergogna e sofferenza emotiva.
Per affrontare questo tema da una prospettiva diversa, il progetto sceglie il linguaggio della Danzaterapia secondo il Metodo Maria Fux. Un percorso che utilizza il movimento come strumento di conoscenza di sé, permettendo di esplorare il rapporto con il proprio corpo, con lo spazio e con le emozioni.
Durante l’appuntamento del 30 giugno, in programma dalle 17 alle 19.30, i partecipanti saranno invitati a vivere un’esperienza collettiva all’aperto, sperimentando attraverso il corpo il significato dell’accumulo, non solo come fenomeno materiale ma anche come dimensione emotiva e relazionale.
L’obiettivo è abbattere pregiudizi e stereotipi, favorendo una maggiore comprensione di un disturbo spesso invisibile, ma sempre più diffuso nella società contemporanea. La danza diventa così uno strumento di dialogo, inclusione e consapevolezza, capace di dare forma a emozioni che spesso faticano a trovare parole.
L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza: partecipare significa contribuire a costruire una cultura dell’ascolto e della sensibilizzazione, ricordando che dietro ogni accumulo c’è una storia personale che merita di essere compresa, non giudicata.