Viareggio, Moretti in carcere dopo la sentenza definitiva. Il caso riapre il dibattito sulla responsabilità dei manager

Mauro Moretti, 72 anni, si è costituito in carcere nella tarda serata di ieri dopo la sentenza definitiva della Corte di Cassazione che ha reso esecutiva la condanna per il disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009.

La tragedia costò la vita a 32 persone e provocò oltre 200 feriti, segnando una delle pagine più drammatiche della storia ferroviaria italiana. A quasi diciassette anni dai fatti, il caso continua però a dividere il dibattito pubblico, non tanto sulla gravità del disastro, quanto sull’estensione della responsabilità penale dei vertici aziendali.

Secondo quanto accertato nel corso dei procedimenti giudiziari, il deragliamento del treno merci carico di GPL fu provocato dalla rottura di un assile appartenente a un carro cisterna. Il cedimento provocò lo squarcio della cisterna, la fuoriuscita del gas e la successiva esplosione che investì le abitazioni vicine alla stazione di Viareggio.

Le indagini hanno ricostruito che l’assile era stato revisionato in Germania e che le responsabilità hanno riguardato anche la società proprietaria del carro, oltre ai tecnici e ai dirigenti coinvolti nelle operazioni di manutenzione e revisione.

La posizione dell’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato continua tuttavia ad alimentare il confronto tra chi ritiene corretto attribuire ai vertici aziendali la responsabilità complessiva della sicurezza e chi, invece, sostiene che la condanna rischi di estendere eccessivamente il principio di responsabilità manageriale anche a errori tecnici compiuti da soggetti terzi.

Per descrivere questa impostazione, alcuni osservatori ricorrono a una metafora: se un meccanico monta in modo errato la ruota di un’automobile provocando un incidente, è corretto chiamare a rispondere penalmente il presidente della casa automobilistica?

Alla guida di Ferrovie dello Stato, Moretti è stato il protagonista della trasformazione del gruppo con lo sviluppo dell’Alta Velocità, il lancio delle Frecce e la riorganizzazione industriale dell’azienda, in anni caratterizzati anche dall’apertura del mercato ferroviario alla concorrenza privata e da un duro confronto con le organizzazioni sindacali.

L’ingresso in carcere dell’ex manager riporta così al centro del dibattito il rapporto tra responsabilità individuale e responsabilità di vertice nelle grandi aziende. Da una parte resta il dolore delle famiglie delle 32 vittime e la necessità di individuare tutte le responsabilità; dall’altra, la vicenda continua ad alimentare il confronto giuridico e industriale sui limiti della responsabilità penale degli amministratori delegati quando l’evento è riconducibile a errori tecnici verificatisi lungo la filiera della manutenzione.