Fine vita, il Team K spinge per una legge unica: “Diritti uguali in tutto il Trentino-Alto Adige”

Il tema del suicidio medicalmente assistito entra nuovamente nel dibattito politico regionale. Il Team K ha depositato in Consiglio regionale una mozione che chiede l’avvio di un coordinamento normativo tra le Province autonome di Bolzano e Trento, con l’obiettivo di garantire uniformità di trattamento e parità di diritti su tutto il territorio.

L’iniziativa, promossa su impulso del consigliere regionale Franz Ploner, punta a evitare differenze applicative tra le due Province in una materia considerata delicata dal punto di vista etico e giuridico. Secondo il gruppo consiliare, l’assenza di una disciplina condivisa rischia infatti di generare disuguaglianze nell’accesso a un diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale.

Il riferimento è alla giurisprudenza più recente, che ha chiarito come Regioni e Province autonome possano intervenire sugli aspetti organizzativi e procedurali dell’accesso al suicidio medicalmente assistito nell’ambito della tutela della salute. Tuttavia, l’assenza di una legge quadro nazionale continua a lasciare un vuoto normativo, con procedure differenti da territorio a territorio.

Il Team K avverte che, senza un coordinamento regionale, si potrebbe arrivare a forme di cosiddetto “turismo sanitario interno”, con pazienti costretti a spostarsi tra Bolzano e Trento per poter accedere al percorso previsto. Da qui la richiesta alla Giunta regionale di avviare un percorso legislativo condiviso e strutturato.

Nel testo della mozione si propone inoltre di accompagnare il processo con audizioni di esperti in biodiritto, medicina palliativa ed etica sanitaria, così da garantire un confronto ampio e multidisciplinare. Le conclusioni del lavoro dovrebbero poi essere trasmesse al Parlamento nazionale, chiamato ancora a colmare il vuoto legislativo a livello statale.

Il Team K accoglie positivamente il fatto che la Provincia autonoma di Bolzano abbia annunciato l’intenzione di legiferare in materia, ma solleva anche perplessità sul metodo scelto. L’inserimento della norma in una legge omnibus viene infatti criticato perché ridurrebbe lo spazio di discussione consiliare su un tema ritenuto particolarmente sensibile.

La partita ora si sposta dunque a livello regionale, dove si confrontano esigenze di uniformità dei diritti, competenze autonome e un dibattito etico ancora aperto.

Foto, Franz Ploner