Autonomia, Vienna conferma l’asse con Bolzano: la riforma dello Statuto apre una nuova fase

La visita istituzionale del presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, a Vienna rappresenta molto più di un semplice appuntamento diplomatico. L’incontro con la Commissione Esteri del Parlamento austriaco, seguito dai colloqui con il presidente federale Alexander Van der Bellen e il cancelliere Christian Stocker, conferma infatti la centralità della cooperazione tra Italia e Austria nel percorso di rafforzamento dell’Autonomia altoatesina.

Al centro della missione vi è stata la presentazione della riforma dello Statuto di autonomia, pubblicata l’8 giugno nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e destinata a entrare in vigore il 23 giugno. Un passaggio che viene considerato da Palazzo Widmann come uno dei più significativi degli ultimi decenni per la tutela delle prerogative autonomistiche della provincia.

La riforma interviene su alcuni nodi storici del rapporto tra autonomie speciali e Stato centrale. Da un lato vengono recuperate competenze che, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 e la successiva interpretazione della Corte costituzionale, erano progressivamente state ridimensionate. Dall’altro vengono introdotte nuove competenze esclusive in settori strategici come ambiente, ecosistemi e commercio, rafforzando la capacità decisionale del territorio.

Particolarmente rilevante è la cosiddetta “clausola dell’intesa”, che prevede l’obbligo del consenso del Consiglio provinciale per eventuali future modifiche dello Statuto speciale. Una novità che Kompatscher ha definito un passaggio fondamentale per garantire la stabilità dell’Autonomia nel lungo periodo e per evitare interventi unilaterali da parte dello Stato.

Non è un caso che la presentazione della riforma sia avvenuta proprio a Vienna. L’Autonomia dell’Alto Adige trova infatti il proprio fondamento internazionale nell’Accordo di Parigi del 1946, che assegna all’Austria un ruolo storico di tutela e attenzione nei confronti della minoranza di lingua tedesca e ladina. Il costante interesse manifestato dalle istituzioni austriache durante tutto il processo di riforma conferma come la questione altoatesina continui a rappresentare un elemento qualificante delle relazioni bilaterali tra Roma e Vienna.

La partita, tuttavia, non si conclude con l’entrata in vigore della riforma. Come ha sottolineato lo stesso Kompatscher, la fase più delicata sarà quella dell’attuazione. Da un lato occorrerà completare a Roma l’approvazione delle norme di attuazione ancora pendenti; dall’altro la Provincia dovrà tradurre i nuovi spazi di autonomia in provvedimenti concreti, capaci di incidere sulla vita quotidiana dei cittadini e sullo sviluppo del territorio.

È proprio su questo terreno che si misurerà il successo politico della riforma. L’ampliamento delle competenze non rappresenta infatti un obiettivo in sé, ma uno strumento per garantire maggiore efficacia amministrativa, tutela delle specificità locali e capacità di risposta alle sfide economiche, ambientali e sociali del futuro.

La visita a Vienna ha dunque avuto un forte valore simbolico e politico: ha ribadito il sostegno dell’Austria al modello autonomistico altoatesino e ha segnato l’avvio di una nuova fase nella quale l’Autonomia sarà chiamata a dimostrare, attraverso scelte concrete e risultati tangibili, la propria capacità di continuare a essere un modello di autogoverno e convivenza in Europa.

Foto, il cancelliere federale Christian Stocker (in primo piano)/c-BKA/Christopher Dunker